Sentenza del 23/11/2018 n. 30334 - Corte di Cassazione
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
Prevale il privato
La controversia
I ricorrenti hanno impugnato gli accertamenti relativi a IRAP e IVA della società e a IRPEF dei soci per il 1998, contestando il calcolo dei maggiori ricavi senza applicazione del principio di competenza e senza considerare ratei e risconti, il recupero degli interessi passivi bancari e di un costo per una cena promozionale, nonché il mancato riconoscimento delle perdite pregresse imputabili ai soci. In Cassazione hanno inoltre denunciato l'omessa pronuncia della Commissione Tributaria Regionale sulla richiesta di annullamento delle sanzioni per difetto di colpevolezza.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il primo motivo, poiché formalmente dedotto come violazione di legge ma sostanzialmente diretto a contestare la valutazione delle prove. Ha invece accolto il secondo motivo, rilevando che la Commissione Tributaria Regionale non si era pronunciata sulla richiesta di annullamento delle sanzioni per difetto di colpevolezza, e il terzo motivo, ritenendo insufficiente la motivazione sui ratei e risconti, sulla deducibilità degli interessi passivi e sulle perdite pregresse dei soci. La sentenza è stata cassata con rinvio alla Commissione Tributaria Regionale della Puglia, in diversa composizione, anche per la liquidazione delle spese del giudizio di legittimità. Non vi è stata una vittoria definitiva nel merito, ma i ricorrenti hanno ottenuto l'annullamento della precedente sentenza e il riesame delle questioni accolte.
Norme richiamate
D.P.R. n. 917 del 1986, art. 5
Disciplina l'imputazione ai soci del reddito prodotto dalle società di persone, secondo il principio di trasparenza fiscale.
D.P.R. n. 917 del 1986, art. 6, comma 4
Per le perdite derivanti dalla partecipazione in società in nome collettivo e in accomandita semplice si applicano le disposizioni dell'art. 8, comma 2.
Le perdite derivanti dalla partecipazione in società di persone sono attribuite ai soci secondo le regole previste per tali società.
D.P.R. n. 917 del 1986, art. 8, comma 2
Le perdite delle società in nome collettivo ed in accomandita semplice di cui all'art. 5 ... si sottraggono per ciascun socio o associato nella proporzione stabilita dall'art. 5.
Le perdite della società in accomandita semplice devono essere imputate ai soci in proporzione alla partecipazione agli utili e possono rilevare nella determinazione del reddito dei soci, secondo la disciplina vigente.
Art. 112 c.p.c.
Impone al giudice di pronunciarsi su tutte le domande ed eccezioni ritualmente proposte. L'omesso esame della richiesta di annullamento delle sanzioni costituisce omessa pronuncia e determina la nullità della sentenza.
Art. 115 c.p.c.
I fatti non specificamente contestati possono essere posti a fondamento della decisione. Nel caso concreto, la mancata contestazione dei ratei e dei risconti annotati nelle scritture contabili imponeva di considerarne l'esistenza e valutarne gli effetti.
Art. 360, comma 1, n. 3, c.p.c.
Il motivo per violazione o falsa applicazione di legge riguarda l'errata interpretazione o applicazione della fattispecie normativa, non la semplice contestazione della ricostruzione dei fatti e della valutazione delle prove.
Art. 360, comma 1, n. 4, c.p.c.
Consente di denunciare la nullità della sentenza o del procedimento, compresa l'omessa pronuncia su una domanda o eccezione.
Art. 360, comma 1, n. 5, c.p.c.
Consente di censurare l'omesso esame di fatti decisivi o una motivazione insufficiente nei limiti ammessi dal giudizio di legittimità.
D.Lgs. n. 472 del 1997, artt. 5 e 6
Riguardano la responsabilità e l'elemento soggettivo nelle violazioni tributarie. La sanzione richiede la riferibilità della condotta e, in linea generale, un profilo di colpevolezza.
D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 8
È stato invocato dai contribuenti in relazione alla non applicabilità o disapplicazione delle sanzioni in presenza di obiettive condizioni di incertezza o di altre circostanze rilevanti previste dalla disciplina processuale tributaria.
Massime di principio
- Nel ricorso per Cassazione occorre distinguere chiaramente tra violazione di legge e contestazione della valutazione delle prove: la prima riguarda l'interpretazione della norma, mentre la seconda attiene normalmente al giudizio di merito.
- Il giudice deve esaminare tutte le domande ed eccezioni ritualmente proposte; l'omessa pronuncia su una richiesta autonoma, come quella relativa all'annullamento delle sanzioni per difetto di colpevolezza, comporta la cassazione della decisione.
- Ratei e risconti regolarmente annotati e non specificamente contestati dall'Amministrazione devono essere considerati nella determinazione dei ricavi e dei costi di competenza dell'esercizio.
- Gli interessi passivi relativi a un conto corrente intestato alla società sono normalmente inerenti all'attività d'impresa. L'Amministrazione che ne contesta la deducibilità deve dimostrare concretamente l'estraneità all'attività sociale o l'uso personale delle somme; la mera presenza di movimentazioni non annotate non è necessariamente sufficiente.
- I versamenti effettuati dai soci sul conto della società possono ridurre l'esposizione debitoria e, conseguentemente, l'ammontare degli interessi passivi, ma devono essere ricostruiti sulla base della documentazione bancaria.
- Le perdite di una società di persone rilevano direttamente in capo ai soci secondo le rispettive quote. Per verificare il riporto o la compensazione delle perdite pregresse devono essere esaminate le dichiarazioni dei singoli soci e il regime contabile effettivamente applicato negli esercizi interessati.
- In caso di cassazione con rinvio, la controversia non è definitivamente decisa: il giudice di rinvio deve riesaminare le questioni indicate dalla Corte, attenendosi ai principi di diritto enunciati.
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