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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 153/2023 del 05/01/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione avverso l'ordinanza del 25/02/2022 che confermava la custodia cautelare in carcere disposta il 03/01/2022: il ricorrente contestava la mancata e/o insufficiente motivazione del provvedimento relativamente alla configurazione del reato di associazione mafiosa (capo 1) e delle due ipotesi estorsive (capi 7 e 9). Sosteneva che le intercettazioni richiamate non dimostravano il ruolo consortile contestato né la condotta intimidatoria nei confronti delle vittime, configurando invece ricostruzioni meramente congetturali.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto che il Tribunale del riesame abbia adeguatamente motivato la conferma della gravità indiziaria sulla base del compendio probatorio, in particolare delle intercettazioni che dimostravano il ruolo stabile e funzionale del ricorrente nella cosca Pascali e il suo coinvolgimento nelle attività estorsive. Il Collegio ha richiamato la nozione dinamico-funzionale di partecipante all'associazione mafiosa, il concetto di "estorsione ambientale" (idonea a produrre coartazione anche senza manifesti atti intimidatori) e il principio secondo cui l'interpretazione del contenuto delle intercettazioni è questione di fatto riservata al giudice di merito, sindacabile in cassazione solo per manifesta illogicità o irragionevolezza. Conseguentemente, il provvedimento cautelare è stato confermato; il ricorrente è stato condannato alle spese e disposta la trasmissione del provvedimento al direttore dell'istituto penitenziario.

Norme richiamate

  • art. 416-bis cod. pen.

    Il giudice ha ritenuto integrati gli elementi del reato associativo di tipo mafioso (metodo mafioso, forza intimidatrice, vincolo di omertà) e ha interpretato la partecipazione in senso dinamico-funzionale: il ricorrente non solo "è" ma "fa parte" dell'associazione, svolgendo compiti concreti per il raggiungimento degli scopi del sodalizio.

  • concetto di "estorsione ambientale" (giurisprudenza consolidata richiamata)

    richiami a Sez. 2, n. 53652 del 10/12/2014 (Bonasorta) e altri precedenti

    La Corte ha applicato il principio secondo cui l'estorsione perpetrata da soggetti notoriamente inseriti in gruppi criminali dominanti in un territorio può manifestare la sua efficacia intimidatoria anche in assenza di evidenti atti intimidatori esterni, purché i comportamenti siano idonei ad incutere timore nella vittima.

  • principio sulla valutazione delle intercettazioni (giurisprudenza consolidata)

    richiami a Sez. 2, n. 35181 del 22/05/2013 (Vecchio); Sez. U, n. 22741 del 26/02/2015 (Sebbar)

    La Corte ha ribadito che l'interpretazione del linguaggio intercettato (anche se criptico) è questione di fatto rimessa al giudice di merito e che la Cassazione può sindacarne la logica solo in presenza di manifesta illogicità o irragionevolezza della motivazione.

Massime di principio

  • Per la conferma di misure cautelari in reati associativi di tipo mafioso è spesso decisivo il "compendio indiziario" costruito sulle intercettazioni: non è necessario che ogni atto intimidatorio sia esteriormente manifesto se l'appartenenza al sodalizio e la riconoscibilità del suo potere intimidatorio sono dimostrate.
  • La partecipazione a un'associazione mafiosa va intesa in senso dinamico e funzionale: conta il ruolo concreto e la stabilità del rapporto con i vertici, non solo lo status formale.
  • L'"estorsione ambientale" può sussistere anche quando le richieste sono presentate in forma apparentemente gentile o rituale, purché il contesto e la notorietà del soggetto rendano la pretesa intimidatoria e coartante.
  • In Cassazione è difficile ottenere la riconsiderazione delle interpretazioni delle intercettazioni effettuate dal giudice di merito: tali valutazioni sono questione di fatto e sono sindacabili solo per manifesta illogicità o irragionevolezza.
  • Per opporre efficacemente una misura cautelare fondata su intercettazioni, la difesa deve dimostrare con argomenti che la motivazione è logicamente carente o contraddittoria, non semplicemente proporre una diversa interpretazione possibile.

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