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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 13016/2023 del 28/03/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Unico motivo: violazione di legge e vizio di motivazione per avere la corte territoriale, con riferimento generico ai precedenti penali dell'imputato, escluso immotivatamente l'applicazione dell'art. 131-bis c.p. (non punibilità per particolare tenuità del fatto) senza valutare il fatto concreto e la relativa offensività

La decisione

Il ricorso è stato dichiarato manifestamente infondato. La Corte ha confermato che la sentenza impugnata ha correttamente ritenuto Graja responsabile del reato di furto pluriaggravato. La Cassazione ha richiamato l'interpretazione dell'art. 133-bis c.p. (nella formulazione ratione temporis) che limita l'ambito di applicazione dell'art. 131-bis anche in funzione della non abitualità del comportamento: la serialità, definita come pluralità di illeciti della stessa indole, esclude l'applicabilità dell'istituto. In concreto, dal certificato penale risultavano una precedente condanna per furto (Latina, 4 luglio 2014, irrevocabile 16 aprile 2015) e una per detenzione e cessione di stupefacenti (Roma, 21 settembre 2015, irrevocabile 7 aprile 2016), elementi che hanno legittimato l'esclusione della causa di non punibilità. Di conseguenza il gravame è stato respinto

Norme richiamate

  • art. 133-bis cod. pen.

    La norma delimita l'ambito applicativo dell'art. 131-bis collegando la valutazione non solo alla gravità del reato ma anche alla non abitualità del comportamento; stabilisce tassativamente che la serialità (più illeciti della stessa indole) esclude l'applicazione della causa di non punibilità

  • art. 131-bis cod. pen.

    Istituto della non punibilità per particolare tenuità del fatto: la sua applicazione è condizionata, oltre che dalla lieve offensività del fatto, dall'assenza di serialità e da profili soggettivi di non abitualità del comportamento

  • Sez. U., n. 13681 del 25/02/2016 (Tushaj, Rv. 266593)

    Giurisprudenza di legittimità che chiarisce come il terzo illecito della medesima indole determini la serialità impeditiva dell'applicazione dell'art. 131-bis; principio richiamato come vincolante nella fattispecie

Massime di principio

  • L'art. 131-bis c.p. va riconosciuto solo quando il fatto ha una offensività davvero tenue e il comportamento dell'agente non è abituale; la mera attenuazione della pena non è sufficiente
  • La presenza di precedenti penali può precludere l'applicazione di 131-bis se emerge una serialità: occorre una pluralità di illeciti della stessa indole (la giurisprudenza indica che il terzo illecito della medesima indole realizza la serialità)
  • La valutazione circa l'applicabilità della causa di non punibilità deve essere motivata rispetto alla gravità del fatto contestato e al curriculum criminologico dell'imputato; una valutazione meramente generica sui precedenti non è idonea, ma nel caso concreto la ricostruzione anagrafica dei precedenti può essere sufficiente a escludere l'istituto
  • Reati di diversa natura possono rilevare ai fini della serialità solo se possono considerarsi della stessa indole rispetto al fatto in esame; il giudice deve indicare come i precedenti incidono sulla non abitualità del comportamento
  • In sede di impugnazione è necessario contestare specificamente l'errata applicazione della norma o il difetto di motivazione: argomentazioni generiche sulla mancata considerazione del fatto concreto difficilmente sono idonee a determinare l'accoglimento del ricorso

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