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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 30114/2025 del 02/09/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

I ricorrenti impugnano la conferma delle condanne per resistenza a pubblico ufficiale (e per Lo Presti Benedetto anche per il reato di cui all'art. 341 bis c.p.). Contestano che le frasi da loro pronunciate fossero minacciose nella prospettazione di un male ingiusto e avessero il dolo necessario per la resistenza: dichiarare l'intenzione di sporgere denuncia, secondo i ricorrenti, era un esercizio di un diritto o al più espressione di ingiuria o protesta per presunti controlli ingiusti e favoritismi, non una minaccia idonea a coartare i pubblici ufficiali. Per Lo Presti Benedetto si deduce inoltre che le espressioni erano consequenziali all'attività di sequestro e non dirette a una persona.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto i ricorsi fondati. Ha rilevato un vizio del ragionamento della Corte d'appello nella mancata verifica fattuale di elementi decisivi: se le accuse di favoritismi fossero pretestuose, se la minaccia di denuncia fosse del tutto slegata dai fatti, se l'azione dei pubblici agenti fosse abusiva, l'esistenza di altri soggetti non controllati e il rapporto con il soggetto Pronio. La Cassazione ha precisato che il mero annuncio di denuncia non costituisce automaticamente minaccia rilevante ai fini della resistenza, occorrendo accertare se la prospettazione della denuncia fosse funzionale a esercitare un diritto o invece fosse finalizzata a coartare. Per tali ragioni la sentenza impugnata è stata annullata e il procedimento rinviato per nuovo giudizio ad altra Sezione della Corte di appello di Caltanissetta. Il terzo motivo relativo a Lo Presti Benedetto è stato assorbito.

Norme richiamate

  • artt. 337 - 341-bis cod. pen.

    Le fattispecie contestate riguardano reati di resistenza a pubblico ufficiale e il previgente art. 341-bis; la Corte richiama la necessità di accertare se la condotta integrasse minaccia idonea a coartare l'agente.

  • art. 341-bis cod. pen.

    Citato specificamente per la posizione di Lo Presti Benedetto; la Corte ne richiede corretta applicazione verificando il nesso tra espressioni proferite e elemento soggettivo del reato.

  • Giurisprudenza di legittimità (Sez. 5, n. 8251/2006; Sez. 6, n. 57231/2017; Sez. 6, n. 24774/2022)

    Principio interpretativo consolidato: l'annuncio di una denuncia non costituisce automaticamente prospettazione di un male ingiusto se la denuncia appare collegata a un diritto plausibilmente esercitabile; solo la denuncia del tutto estranea alla pretesa esercitata è minaccia. Per la configurabilità della minaccia rileva l'idoneità della condotta a coartare la volontà del pubblico ufficiale.

Massime di principio

  • Il semplice annuncio di voler sporgere denuncia non costituisce automaticamente minaccia punibile: occorre valutare se la denuncia sia strumentale a coartare o sia l'esercizio legittimo di un diritto.
  • Per integrare resistenza con minaccia è necessario accertare fattualmente la idoneità delle parole a influenzare la volontà o la libertà di azione del pubblico ufficiale; il giudice deve valutare il contesto, le ragioni della protesta e la concretezza della prospettata conseguenza.
  • In situazioni di contestazione di controlli amministrativi è rilevante verificare se i pubblici ufficiali abbiano agito in modo abusivo o se i controlli siano stati effettivamente selettivi, perché rilevanza penale della minaccia può venir meno se la denuncia è fondata su motivi plausibili.
  • Nei motivi di ricorso che impugnano la configurazione del dolo e della minaccia, è necessario richiedere al giudice di merito accertamenti precisi e motivati sui fatti: rapporti tra le parti coinvolte, precedenti controlli, contenuto e destinatari delle espressioni e loro efficacia coercitiva.
  • In caso di dubbio sulla funzionalità della prospettata denuncia rispetto a un diritto, il giudice di merito deve compiere approfonditi accertamenti e motivare specificamente la ricostruzione adottata; la mancata verifica comporta annullamento e rinvio.

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