Sentenza del 16/05/2023 n. 178 - Corte di giustizia tributaria di secondo grado dell'Umbria
Accertamento imposte - IVA - Abuso di diritto - Condotta elusiva - Non sussiste
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
Prevale il privato
La controversia
L'Ufficio aveva recuperato a tassazione la detrazione IVA relativa all'acquisto di un immobile in provincia di Trento (rogito 27/06/2006), ritenendo che l'acquisto fosse estraneo alle finalità statutarie della società (compravendite immobiliari) perché il bene era stato utilizzato dai soci per brevi e ripetuti periodi turistici; l'Ufficio ha qualificato la condotta come abuso del diritto/operazione elusiva.
La decisione
La Corte territoriale, dopo aver tenuto conto dell'orientamento della Cassazione che ha escluso l'applicazione dell'art. 37-bis DPR 600/73 in materia di IVA, ha ritenuto che l'Ufficio non abbia fornito la prova completa e convincente dell'abuso del diritto. La società ha documentato la coerenza dell'acquisto con l'attività, l'intenzione di rivendere il bene e l'utilizzo temporaneo (locazioni settimanali) in attesa di condizioni di mercato favorevoli. Perciò l'appello è stato accolto sul merito, la pretesa erariale è stata respinta e le spese sono compensate.
Norme richiamate
art. 37-bis del DPR 600/1973
La norma, relativa alle imposte sui redditi, non è applicabile alle fattispecie IVA; il giudice regionale ha errato ritenendo applicabile l'art. 37-bis al caso di IVA.
Ordinamento dell'Unione Europea e giurisprudenza della Corte di giustizia
L'abuso del diritto in materia di IVA trova fondamento nel diritto unionale e nella giurisprudenza della Corte di giustizia: per configurare l'elusione sono necessari un elemento oggettivo (la pratica elude l'obiettivo della norma pur rispettandone formalmente le condizioni) e un elemento soggettivo (lo scopo essenziale è ottenere un vantaggio fiscale indebito). Tale quadro integra e vincola l'interpretazione nazionale.
Massime di principio
- In materia di IVA l'accertamento di abuso del diritto deve fondarsi sui principi del diritto UE e sulla giurisprudenza della Corte di giustizia: l'Amministrazione deve provare sia l'elemento oggettivo (operazione artificiosa che sventa l'obiettivo della norma) sia l'elemento soggettivo (scopo principale di ottenere un vantaggio fiscale indebito).
- L'art. 37-bis DPR 600/73, che disciplina particolari procedure per gli accertamenti in materia di imposte dirette, non è applicabile agli accertamenti IVA; eventuali nullità procedurali connesse a quella norma non incidono sulle procedure in materia di IVA.
- Le scelte gestionali e imprenditoriali della società (es. acquistare per rivendere e nel frattempo optare per locazioni temporanee) rientrano nell'autonomia imprenditoriale e non costituiscono di per sé abuso: l'utilizzo temporaneo del bene e la locazione anche a soci non provano automaticamente finalità estranee all'attività statutaria.
- Il risparmio d'imposta ottenuto scegliendo tra più opzioni lecite previste dall'ordinamento non equivale automaticamente ad abuso: manca abuso se il contribuente si limita a esercitare alternative strutturalmente previste e di pari dignità dall'ordinamento.
- L'onere probatorio grava sull'Amministrazione finanziaria: se la stessa non dimostra in modo coerente e dettagliato gli elementi oggettivi e soggettivi dell'elusione, l'accertamento per abuso può essere respinto.
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