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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 27977/2026 del 23/07/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

ACCOGLIMENTO CON RINVIO

Favorevole al ricorrente (imputato)

La controversia

La Corte di appello di Napoli, quale giudice dell'esecuzione, aveva rigettato l'opposizione proposta contro l'ordinanza che disponeva la confisca ex art. 240-bis c.p. e art. 321 c.p.p. di plurimi beni immobili intestati all'interessato e alla moglie, ritenuti sproporzionati rispetto ai redditi leciti e privi di adeguata giustificazione della provenienza. Il provvedimento esecutivo valorizzava precedenti condanne per reati-spia di criminalità organizzata e per estorsione aggravata, nonché l'incompatibilità tra costi di gestione del patrimonio immobiliare e redditi dichiarati. Nel ricorso per cassazione si deduceva, con il primo motivo ex art. 606, comma 1, lett. b), c.p.p., violazione di legge per errata applicazione del criterio della ragionevolezza temporale: secondo la difesa, il giudice avrebbe confuso una mera compatibilità cronologica astratta con il parametro elaborato dalla giurisprudenza, senza considerare che i reati contestati si collocavano nel 2014-2015, mentre gli acquisti immobiliari risalivano al 1997, al 2006 e al 2008, sicché non sarebbe desumibile alcuna provvista illecita riferibile a quei cespiti. Con il secondo motivo si lamentava ulteriore violazione di legge per avere il giudice dell'esecuzione sovrapposto indebitamente il tema della ragionevolezza temporale a quello della sproporzione patrimoniale, richiamando come argomento ulteriore l'insostenibilità dei costi di gestione degli immobili, in modo ritenuto generico e meramente assertivo.

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto fondato il ricorso. Ha riaffermato che la confisca allargata o per equivalente in sede esecutiva si fonda sull'assenza di un nesso di pertinenzialità tra reato presupposto e beni, ma richiede comunque un controllo di ragionevolezza temporale tra l'acquisizione dei beni e il reato-spia, da svolgere in concreto alla luce della vicenda criminosa complessiva, della pericolosità sociale desumibile dalle condanne e della possibilità che le risorse utilizzate per l'acquisto fossero già di provenienza illecita. Nel caso concreto, la motivazione dell'ordinanza impugnata è stata giudicata insufficiente perché non spiega in modo adeguato perché acquisti risalenti al 2006 e al 2008 possano essere ricondotti ai reati commessi nel 2014-2015 e alla successiva condanna di primo grado, né sviluppa una valutazione complessiva della vicenda tale da giustificare la presunzione di illecita accumulazione. La generica affermazione sull'incompatibilità dei costi di gestione con i redditi leciti è stata ritenuta non decisiva e non adeguatamente parametrata a dati concreti. L'ordinanza è stata quindi annullata con rinvio alla Corte di appello di Napoli per un nuovo esame dell'opposizione secondo i principi indicati.

Norme richiamate

  • art. 240-bis c.p.

    norma base della confisca allargata; la sua applicazione in sede esecutiva richiede la verifica della ragionevolezza temporale e della presunzione di illecita accumulazione.

  • art. 321 c.p.p.

    richiamato quale base procedurale della misura ablativa disposta dal giudice dell'esecuzione.

  • art. 606, comma 1, lett. b), c.p.p.

    utilizzato come paradigma del motivo di ricorso per dedotta violazione di legge.

  • art. 240 c.p.

    menzionato nel richiamo alla disciplina delle modifiche introdotte dal d.lgs. n. 202 del 2016.

  • art. 12-sexies d.l. n. 306 del 1992

    richiamato come precedente disciplina della confisca estesa e come oggetto di interpretazione evolutiva in tema di ragionevolezza temporale.

  • d.lgs. 29 ottobre 2016, n. 202

    indicato come attuazione della direttiva 2014/42/UE e fonte di modifiche all'art. 240 c.p. e all'art. 12-sexies.

  • Direttiva 2014/42/UE

    «Gli Stati membri possono inoltre fissare un periodo di tempo entro il quale si può ritenere che i beni siano derivati da condotte criminose»

    richiamata per confermare che la delimitazione temporale della presunzione di provenienza illecita è compatibile con il sistema europeo.

  • art. 42 CEDU

    richiamato nel testo come parametro di necessità e proporzionalità del sacrificio patrimoniale, probabilmente con riferimento alla CEDU e non a un autonomo articolo della Convenzione.

  • art. 1 Protocollo addizionale CEDU

    richiamato come parametro convenzionale di tutela della proprietà e di proporzionalità della misura ablativa.

Massime di principio

  • Nella confisca allargata ex art. 240-bis c.p. il giudice dell'esecuzione deve verificare non solo la sproporzione patrimoniale, ma anche la ragionevolezza temporale tra l'acquisto dei beni e il reato-spia, così da evitare che la presunzione di illecita accumulazione operi in modo illimitato.
  • La ragionevolezza temporale va valutata in concreto, alla luce delle caratteristiche della vicenda criminosa, del grado di pericolosità sociale desumibile dalle condanne e dell'eventuale episodicità o occasionalità del fatto, non già con un criterio di mera compatibilità cronologica astratta.
  • Quando l'acquisto del bene è molto distante nel tempo dal reato presupposto, la motivazione del provvedimento ablativo deve spiegare perché, nonostante tale distanza, sia ancora plausibile la derivazione illecita della provvista o l'utilizzo di risorse già in origine illecite.
  • L'affermazione generica dell'inadeguatezza dei redditi leciti a sostenere la gestione del patrimonio non basta, da sola, a colmare il deficit motivazionale sulla ragionevolezza temporale, se non è ancorata a dati fattuali concreti e a una valutazione complessiva della vicenda.
  • In sede esecutiva il giudice può disporre la confisca dei beni entrati nella disponibilità del condannato fino alla pronuncia della sentenza di primo grado per il reato-spia, ma deve motivare sul rispetto del limite temporale e sulla riferibilità delle risorse impiegate all'attività illecita.

Come è indicizzato

MaterieBancarotta fraudolentaSequestroImpugnazioni
RamiReati fallimentariProcesso penale
IstitutiConfisca

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