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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 34327/2023 del 03/08/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorso contestava l'ordinanza del Tribunale di Catanzaro che, in sede di appello ex art. 310 c.p.p., aveva annullato la misura interdittiva limitatamente al capo 36 (frode nelle pubbliche forniture aggravata, relativa ai lavori del Palazzetto dello sport di Rende) e aveva ridotto la durata della misura complessiva a sei mesi. Il Pubblico Ministero deduceva vizio di motivazione e la errata esclusione dei gravi indizi di colpevolezza per il capo 36, sostenendo che dalle intercettazioni e dagli atti emergessero comportamenti ingannevoli e maliziosi dell'indagato (compresa l'ammissione di essere "esperto di fregare i contratti") e che le perizie di variante fossero state utilizzate per dissimulare la consegna di un'opera diversa da quella contrattata.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il motivo relativo all'annullamento del titolo cautelare per il capo 36 fosse generico e non affrontasse il nucleo centrale della decisione impugnata, che aveva escluso la sussistenza del reato ai sensi dell'art. 356 c.p. per mancata configurazione dell'aliud pro alio. La Corte ha condiviso il ragionamento del Tribunale secondo cui gli elementi probatori indicano manipolazioni documentali (perizie di variante) volte a giustificare difformità già presenti nel progetto fin dall'origine; tale dinamica attiene alla fase di predisposizione dell'oggetto contrattuale e giustifica la qualificazione per falso ideologico (capo 34) ma non la configurazione dello specifico reato di frode nelle pubbliche forniture (capo 36) secondo l'art. 356 c.p., dato che non è emersa, allo stato, la consegna di una cosa diversa da quella pattuita. Pertanto il provvedimento impugnato è confermato e il ricorso del Pubblico Ministero è respinto per inammissibilità.

Norme richiamate

  • art. 310 cod. proc. pen.

    Disciplina dell'appello avverso la misura interdittiva. La Corte richiama il principio devolutivo secondo cui il giudice d'appello è limitato alle censure proposte dall'impugnante, con l'eccezione in favore dell'accusa quando questa promuove il gravame.

  • art. 356 cod. pen.

    Norma sulla frode nelle pubbliche forniture che richiede, per la sua configurazione, la consegna di una cosa diversa da quella pattuita (aliud pro alio) o comunque l'effettiva dissimulazione di una prestazione diversa. La Corte ha interpretato la norma ritenendo che, se la difformità è insita già nel progetto originario e le successive perizie di variante hanno solo legittimato formalmente difformità preesistenti, non ricorre lo specifico elemento oggettivo richiesto dall'art. 356 c.p.

  • Giurisprudenza di riferimento (Corte di Cassazione)

    Vengono richiamati precedenti rilevanti sul principio devolutivo e sulla distinzione tra falsità ideologica e frode nelle pubbliche forniture (tra gli altri Sez. U n. 8/1997 Gibilras; Sez. 6 n. 45105/2021 Calderone; Sez. 2 n. 38212/2022 Saracino; Sez. 6 n. 46129/2021 Steven; Sez. 5 n. 19540/2022 Mataluni). La Corte applica tali principi per delimitare il campo di insussistenza del reato di cui all'art. 356 c.p. nel caso concreto.

Massime di principio

  • Per configurare la frode nelle pubbliche forniture ex art. 356 c.p. è necessario dimostrare l'elemento oggettivo dell'aliud pro alio: la consegna di una cosa diversa da quella pattuita o una sostanziale dissimulazione nella fase esecutiva dell'appalto.
  • La presenza di false attestazioni o perizie di variante può integrare il reato di falso ideologico; tuttavia, se tali atti servono solo a coprire difformità già esistenti fin dalla fase di predisposizione del contratto, la fattispecie materialmente può non rientrare nell'art. 356 c.p.
  • In sede d'appello ex art. 310 c.p.p. il giudice è vincolato alle censure sollevate dall'impugnante (principio devolutivo); la cognizione può estendersi oltre solo in presenza di specifiche condizioni previste dalla giurisprudenza (es. gravame del pubblico ministero).
  • In sede di cassazione i motivi generici o che non affrontano il nucleo centrale della decisione impugnata comportano rischio di inammissibilità: è necessario puntare a censure specifiche e ben fondate.
  • Nelle indagini su appalti pubblici va attentamente valutato il momento temporale della condotta fraudolenta (predisposizione del progetto vs esecuzione): la qualificazione giuridica del fatto (falso ideologico vs frode nelle forniture) può dipendere proprio da questa distinzione.

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