Cassazione Penale, Sentenza n. 14549/2026 del 21/04/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Gli imputati hanno impugnato la sentenza di appello che li aveva dichiarati responsabili del furto in concorso (reato ricondotto agli artt. 56, 624, 625 n. 5 c.p.), contestando: 1) l'esclusione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto ex art. 131‑bis c.p.; 2) il giudizio di equivalenza attribuito dal giudice tra le circostanze attenuanti generiche e l'aggravante prevista dall'art. 625 n.5 c.p. (per avere agito in tre persone); 3) la mancata concessione della sospensione condizionale della pena, dedotta in particolare da parte di Dragan; 4) la violazione dell'art. 545‑bis c.p.p. per mancato avviso circa la possibilità di sostituzione della pena detentiva ex art. 53 legge 689/81.
La decisione
La Corte di legittimità ha rigettato i ricorsi di Petrisor e Scumpea e, quanto alle censure comuni, ha confermato in gran parte la valutazione della Corte d'appello (in particolare sull'esclusione della non punibilità ex art. 131‑bis e sul giudizio di equivalenza delle attenuanti rispetto all'aggravante). Ha però accolto parzialmente il ricorso di Dragan sul punto della motivazione relativa alla mancata valutazione della richiesta di sospensione condizionale della pena: la sentenza impugnata è annullata limitatamente alla concessione della sospensione condizionale nei confronti di Dragan e il procedimento è rinviato ad altra sezione della Corte d'appello di Genova per nuovo esame su quel punto. Per il resto il ricorso di Dragan è respinto; Constantin e Scumpea sono condannati al pagamento delle spese processuali.
Norme richiamate
Norma sulla causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto; la Corte ha ritenuto che non ricorressero i presupposti per la sua applicazione, in ragione del valore della refurtiva (oltre 2.000 euro) e delle modalità del fatto (occultamento di bottiglie e uso degli indumenti per eludere controlli)
Aggravante relativa all'aver commesso il furto in concorso con piu' persone; la Corte d'appello l'ha applicata e la Suprema Corte ha ritenuto legittimo il giudizio di equivalenza tra tale aggravante e le attenuanti generiche, in quanto esercizio di discrezionalità motivata
Norma base del reato di furto; la condotta è stata ricondotta a questa fattispecie dalla cognizione giudiziaria
Norma sulla partecipazione al reato (concorso di persone); usata per qualificare la responsabilità in concorso degli imputati
Criteri per la determinazione della pena e per la valutazione delle circostanze; la Corte ha richiamato che il giudice può basarsi anche su un solo elemento tra quelli indicati dall'art.133 per formulare il giudizio di equivalenza o prevalenza
Norma che prevede l'avviso circa la possibilità di applicazione di pene sostitutive; la Corte ha affermato che l'omessa formulazione dell'avviso non comporta automaticamente nullità se il giudice ha esercitato discrezionalità e non vi era richiesta difensiva specifica
Riferimento normativo sulla sostituzione della pena detentiva con sanzioni pecuniarie; la Corte ha ritenuto che l'avviso ex art.545‑bis non sia obbligatorio se non è stata formulata richiesta specifica dalla difesa
Norma sulla sostituzione della pena detentiva con misure alternative; la Corte ha osservato che la sostituzione non rientra d'ufficio tra i casi previsti dall'art.597 c.p.p., comma 5, per cui il giudice non è obbligato a proporla senza formale istanza
art. 597, comma 5 cod. proc. pen.
Norma processuale citata per affermare che la sostituzione della pena non è tra gli obblighi di iniziativa del giudice in assenza di richiesta difensiva
Massime di principio
- La causa di non punibilità per particolare tenuità ex art.131‑bis c.p. richiede una valutazione complessiva del valore della cosa e delle modalità della condotta; ove il valore sia rilevante o le modalità dimostrino una maggiore offensività (es. occultamento sistematico, uso di strumenti per eludere controlli), la causa può essere esclusa
- Il giudizio di equivalenza tra attenuanti generiche e aggravanti è esercizio di discrezionalità del giudice: è sufficiente una motivazione che evidenzi il ragionamento sul punto; la Suprema Corte interviene solo in caso di arbitrio o illogicità manifesta
- La mancata esplicita valutazione, da parte del giudice d'appello, di una richiesta difensiva rilevante (come la sospensione condizionale della pena) può costituire vizio motivazionale e giustificare annullamento con rinvio limitato a quel profilo
- L'art.545‑bis c.p.p. (avviso circa pene sostitutive) non impone l'obbligo di proporre sanzioni sostitutive se la difesa non le ha chieste espressamente; l'omissione dell'avviso non determina automaticamente nullità della sentenza quando il giudice abbia esercitato discrezionalità
- In situazioni analoghe, la difesa deve formulare richieste specifiche e produrre o richiamare elementi utili (es. certificato del casellario) per obbligare il giudice a motivare espressamente il rigetto di benefici come la sospensione condizionale
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