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Cassazione Penale, Ordinanza n. 20860/2025 del 04/06/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L'imputato ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte di appello che aveva confermato la condanna per concorso, in continuazione, nei reati di possesso e fabbricazione di documenti di identificazione falsi e di tentata truffa. Il primo motivo contestava, con deduzione di violazione di legge e vizio di motivazione, la configurabilità del reato di cui all'art. 497-bis c.p., assumendo che il documento di identità ascritto in contestazione non potesse considerarsi valido per l'espatrio. Il secondo motivo lamentava, sempre con riferimento a violazione di legge e vizio di motivazione, l'omessa rilevazione della mancanza della condizione di procedibilità per difetto di querela sul reato di tentata truffa, sostenendo che il delitto dovesse essere procedibile a querela.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Quanto al primo motivo, ha ritenuto la doglianza meramente reiterativa delle questioni già trattate e disattese in appello, oltre che non confrontata con la giurisprudenza di legittimità, secondo cui integra il reato di cui all'art. 497-bis c.p. il possesso di carte di identità con fotografie di soggetti diversi dagli intestatari, essendo irrilevante la deduzione che il documento non fosse necessario ai fini della libera circolazione nell'area Schengen. Quanto al secondo motivo, lo ha reputato manifestamente infondato, osservando che la tentata truffa contestata era procedibile d'ufficio perché la persona offesa era Poste Italiane, qualificabile come ente pubblico ai fini della circostanza di cui all'art. 640, comma 2, n. 1, c.p. La conseguenza è stata la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 497-bis c.p.

    Integra il delitto il possesso di carte di identità con fotografia di soggetto diverso dall'intestatario; è irrilevante che il documento non sia essenziale alla libera circolazione nell'area Schengen.

  • art. 110 c.p.

    Richiamato per il concorso di persone nei reati contestati.

  • art. 640 c.p.

    La procedibilità d'ufficio discende, nel caso concreto, dalla presenza della persona offesa qualificabile come ente pubblico ai sensi del comma 2, n. 1.

  • art. 61, n. 7, c.p.

    Richiamato come circostanza aggravante nella contestazione di tentata truffa.

  • D.Lgs. n. 150/2022

    La Corte esclude che la riforma incida sulla procedibilità del fatto contestato, che resta procedibile d'ufficio per la qualità della persona offesa.

Massime di principio

  • In materia di documenti di identificazione falsi, il reato è configurabile anche quando la carta d'identità presenti la fotografia di un soggetto diverso dall'intestatario, trattandosi di documento idoneo all'espatrio e dunque penalmente rilevante a prescindere dalla sua concreta necessità per la circolazione in uno specifico spazio territoriale.
  • In sede di legittimità è inammissibile il motivo di ricorso che si limiti a riproporre pedissequamente questioni già esaminate e respinte in appello senza confrontarsi con la giurisprudenza consolidata.
  • La tentata truffa è procedibile d'ufficio quando la persona offesa rientra nella categoria degli enti pubblici, anche se abbia forma societaria privatistica, purché svolga funzioni strumentali al perseguimento di bisogni di interesse generale e sia in situazione di stretta dipendenza da soggetti pubblici.
  • Ai fini della procedibilità del reato di truffa, assume rilievo non la veste formale dell'ente, ma la sua sostanziale natura pubblicistica secondo i criteri elaborati dalla giurisprudenza.

Come è indicizzato

MaterieFalsità in atto pubblicoTruffaImpugnazioni
RamiReati contro la fede pubblicaDelitti contro il patrimonioProcesso penale
IstitutiConcorso di persone

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