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Sentenza

Sentenza n. 209/2026 - Palermo, Sezione 4

per la declaratoria di illegittimità del silenzio-inadempimento formatosi sull’istanza assunta al protocollo comunale n.-OMISSIS- del 19/02/2021, a mezzo della quale la ricorrente ha chiesto all'Amministrazione intimata di voler conferire una specifica destinazione urbanistica ad un lotto di terreno di sua proprietà, sito nel Comune di Alcamo,-OMISSIS-, censito in catasto al foglio -OMISSIS-particella -OMISSIS-, a seguito della decadenza dei vincoli preordinati all'esproprio ivi imposti per effetto del P.R.G. del Comune di Alcamo approvato con DRU -OMISSIS-del 4 luglio 2001; nonché per la declaratoria dell’obbligo dell’Amministrazione intimata di concludere il procedimento avviato con l'istanza inoltrata dalla ricorrente in data 19/02/2021, prot. n.-OMISSIS-, mediante l’adozione di un provvedimento espresso di attribuzione di una specifica destinazione urbanistica al citato lotto di terreno di proprietà della ricorrente; nonché, ove possa occorrere, per l’annullamento: - del verbale redatto in 23.09.2021 e consegnato brevi manu in pari data alla ricorrente, a mezzo del quale il Dirigente della Direzione I - Sviluppo Economico - Territoriale e Gestione del Patrimonio- AREA 1- Pianificazione Urbanistica e Territoriale - Attività Produttive del Comune di Alcamo, all’esito di un incontro all’uopo fissato, ha ritenuto di non dovere procedere all'attribuzione di una nuova destinazione urbanistica al terreno di proprietà della ricorrente divenuto “zona bianca”, confermando la sostanziale inerzia del Comune;

Giustizia amministrativa202102122

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Sicilia - Palermo, Sez. IVSentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: verbale del 23 settembre 2021 con cui il dirigente comunale ha respinto l'istanza di ritipizzazione urbanistica del terreno

Esito

ACCOGLIMENTO

Favorevole al ricorrente (proprietario)

Prevale il privato

La controversia

La ricorrente aveva chiesto, in via principale, la declaratoria dell'illegittimità del silenzio-inadempimento formatosi sull'istanza del 19 febbraio 2021, volta a ottenere una specifica destinazione urbanistica per il lotto, divenuto privo di disciplina urbanistica a seguito della decadenza dei vincoli espropriativi imposti dal PRG. In via subordinata aveva impugnato il verbale del 23 settembre 2021, deducendo la violazione degli artt. 2 e 2-bis della legge n. 241/1990 e l'eccesso di potere. In particolare, contestava che il dirigente fosse privo del potere di definire la questione, spettante al Consiglio comunale, e sosteneva che il Comune, anche ove non intendesse accogliere la richiesta di destinazione B1pe, avrebbe dovuto formulare una specifica proposta di destinazione urbanistica, da sottoporre all'organo consiliare competente. Contestava inoltre che le deliberazioni comunali relative alle prescrizioni esecutive delle aree a sud del centro urbano potessero impedire l'attribuzione di nuova volumetria abitativa al fondo. L'azione avverso il silenzio era stata dichiarata inammissibile con precedente sentenza non definitiva, non impugnata, poiché il verbale del 23 settembre 2021 aveva già definito espressamente il procedimento; il giudizio è quindi proseguito sulla domanda di annullamento del diniego.

La decisione

Il TAR ha accolto il ricorso limitatamente alla domanda di annullamento del verbale e lo ha annullato, facendo salvi gli ulteriori provvedimenti dell'Amministrazione. Il Collegio ha rilevato che il vincolo gravante sul fondo aveva natura espropriativa e che, decorso inutilmente il quinquennio di efficacia previsto dall'art. 9 del d.P.R. n. 327/2001, l'area non riacquista automaticamente la precedente destinazione, ma diviene una zona bianca successiva. In tale situazione il Comune ha l'obbligo di esercitare la propria potestà urbanistica mediante una variante specifica o generale, adottata dall'organo consiliare competente, per attribuire una congrua destinazione urbanistica. Il mero avvio della revisione del PRG non costituisce adempimento dell'obbligo di ritipizzazione. Né la decadenza del vincolo impone necessariamente una destinazione edificatoria o quella richiesta dal proprietario: la scelta resta discrezionale, ma deve essere comunque concretamente compiuta in coerenza con l'interesse pubblico al corretto e armonico sviluppo del territorio. Il verbale impugnato, limitandosi a negare la richiesta e a richiamare precedenti deliberazioni e la necessità di verifiche con la legge regionale, senza formulare una specifica scelta urbanistica da sottoporre al Consiglio comunale, non ha assolto tale obbligo. Gli ulteriori motivi sono stati assorbiti. Le spese sono state integralmente compensate.

Norme richiamate

  • artt. 31 e 117 c.p.a.

    L'azione avverso il silenzio è inammissibile quando, prima della sua proposizione, l'Amministrazione abbia adottato un provvedimento espresso; nel caso concreto la relativa domanda era stata già definita con sentenza non definitiva non impugnata.

  • art. 32, comma 1, c.p.a.

    La domanda di annullamento del provvedimento espresso è stata trattata con il rito ordinario, mediante conversione del rito inizialmente introdotto per il silenzio.

  • art. 2 l. 241/1990

    L'Amministrazione deve concludere il procedimento con un provvedimento espresso, anche quando l'istanza riguarda la ritipizzazione di un'area divenuta zona bianca per la decadenza di un vincolo espropriativo.

  • art. 2-bis l. 241/1990

    È stato invocato dalla ricorrente in relazione alla violazione dell'obbligo di conclusione del procedimento, senza che la sentenza sviluppi una specifica statuizione risarcitoria.

  • art. 9 d.P.R. n. 327/2001

    Il vincolo preordinato all'esproprio ha efficacia quinquennale; decorso tale termine senza legittima reiterazione, il vincolo decade e l'area diviene una zona bianca successiva, imponendo al Comune la sua ritipizzazione urbanistica.

  • art. 53 l.r. Sicilia n. 19/2020

    Il Comune lo ha richiamato per sostenere la non riconducibilità della variante alla relativa disciplina; la sentenza non fonda su tale disposizione la decisione di accoglimento.

Massime di principio

  • Quando un vincolo urbanistico preordinato all'esproprio decade per il decorso del quinquennio di efficacia senza legittima reiterazione, l'area non riacquista automaticamente la precedente destinazione urbanistica, ma diviene una zona bianca successiva.
  • Per una zona bianca successiva il Comune ha uno specifico obbligo di esercitare la potestà di pianificazione e di procedere alla ritipizzazione urbanistica mediante una variante specifica o generale; il semplice avvio della revisione del piano regolatore non è sufficiente ad adempiere tale obbligo.
  • La decadenza del vincolo espropriativo non attribuisce al proprietario il diritto a una destinazione edificatoria né alla destinazione richiesta, poiché la scelta urbanistica resta discrezionale; l'Amministrazione deve tuttavia compiere una scelta concreta, congrua e coerente con l'interesse pubblico al corretto e armonico sviluppo del territorio.
  • Il potere di conformazione urbanistica deve essere esercitato dall'organo competente secondo la legge, individuato nel Consiglio comunale; un dirigente non può definire l'obbligo di ritipizzazione limitandosi a respingere l'istanza senza formulare una specifica destinazione da sottoporre all'approvazione consiliare.

Come è indicizzato

MaterieVincoli urbanisticiPiani regolatori e variantiTermini del procedimento e silenzio
RamiUrbanistica e governo del territorioProcedimento amministrativo
IstitutiIncompetenzaDiscrezionalità amministrativa e tecnicaPonderazione degli interessi e interesse pubblicoSilenzio della pubblica amministrazione

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