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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 30344/2025 del 05/09/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso avverso l'ordinanza del Tribunale del Riesame di Lecce che aveva confermato la custodia cautelare in carcere per l'acquisto di cocaina a fini di spaccio nonostante il Gubello fosse sottoposto a detenzione domiciliare. Primo motivo: censura di violazione di legge e nullità per mancanza dei gravi indizi, con la doglianza che l'ordinanza non avrebbe considerato la documentazione difensiva che attestava la non revoca del beneficio detentivo (relazioni di vigilanza senza rilievi, autorizzazioni del Magistrato di Sorveglianza per il lavoro). Secondo motivo: vizio di manifesta illogicità della motivazione, deducendo che dalle intercettazioni e da un incontro tra Martella e un corriere non si può logicamente inferire l'esistenza di una pluralità di persone alle dipendenze dell'indagato dedite alla cessione a terzi.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha richiamato il concetto che i "gravi indizi di colpevolezza" sono una "prova allo stato degli atti" e possono essere valutati in sede cautelare anche prima del contraddittorio dibattimentale. Ha ritenuto manifestamente infondati entrambi i motivi: 1) ha verificato che l'ordinanza aveva espressamente considerato la documentazione difensiva e che il Pubblico Ministero aveva depositato una relazione del 12/10/2024 che documentava il rinvenimento di stupefacente e materiale per il confezionamento a carico dell'indagato; le precedenti assenze di rilievi durante controlli di vigilanza non escludono lo svolgimento di attività illecite non rilevate in tali occasioni; 2) ha ritenuto coerente la valutazione delle intercettazioni (più conversazioni si succedono nel tempo con contenuti riconducibili a cessioni) e ha valorizzato le tre annotazioni di servizio come riscontro. Ha richiamato la giurisprudenza sul tema delle intercettazioni e della "droga parlata", affermando che l'ordinanza ha applicato correttamente i criteri di rigore e corroborazione. Conseguentemente ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e a versare euro 3.000 alla Cassa delle ammende, disponendo gli adempimenti di cui all'art.94, comma 1-ter, disp. att. cod. proc. pen.

Norme richiamate

  • Sez.1, n. 19867 del 04/05/2005 (Lo Cricchio)

    Sez.1, n. 19867 del 04/05/2005, Lo Cricchio, Rv. 232601

    Affermato che i gravi indizi di colpevolezza sono una "prova allo stato degli atti" da valutare in fase cautelare quando il materiale probatorio è ancora in itinere

  • art. 192, comma secondo, cod. proc. pen.

    Richiamato nei termini della giurisprudenza sulla "droga parlata": le intercettazioni che ricostruiscono dichiarazioni attinenti allo stupefacente vanno valutate con particolare attenzione e rigore e, se prospettate più ipotesi ricostruttive, la scelta che porta a misure gravi richiede elevata credibilità razionale e adeguata corroborazione

  • Sez.1, n. 25939 del 29/04/2024 (L.)

    Sez.1, n. 25939 del 29/04/2024, L., Rv. 286599 - 01

    Sottolineato che l'interpretazione del contesto delle intercettazioni e l'identificazione di riferimenti personali è attività di merito, sindacabile in cassazione solo se basata su criteri inaccettabili o applicati scorrettamente

  • Sez.4, n. 20129 del 25/06/2020 (De Simone)

    Sez.4, n.20129 del 25/06/2020, De Simone, Rv.279521

    Ribadito il principio relativo alla "droga parlata": per passare da indizi a decisioni cautelari o di condanna occorre maggiore rigore e, ove più ricostruzioni siano possibili, la scelta che penalizza l'imputato richiede prova altamente credibile

  • art. 94, comma 1-ter, disp. att. cod. proc. pen.

    art. 94, comma 1-ter, disp. att. cod. proc. pen.

    Norma procedurale richiamata ai fini degli adempimenti della cancelleria successivi alla decisione

Massime di principio

  • In sede cautelare i "gravi indizi" sono valutati come prova allo stato degli atti: non è necessario il contraddittorio dibattimentale completo, ma serve una valutazione logica e motivata del materiale indiziario disponibile
  • Le intercettazioni (anche la cosiddetta "droga parlata") possono suffragare misure cautelari, ma richiedono particolare rigore e, se esistono più ricostruzioni possibili, la scelta restrittiva deve poggiare su elementi corroboranti e alta credibilità razionale
  • La produzione di documentazione difensiva (es. relazioni di vigilanza senza rilievi, autorizzazioni del magistrato di sorveglianza) non esclude automaticamente la gravità indiziaria: il giudice deve confrontare e motivare perché i nuovi elementi non neutralizzano gli indizi raccolti
  • Annotazioni di servizio e riscontri esterni alle intercettazioni (segnalazioni, sequestri, appunti degli operatori) possono costituire utile corroborazione per superare le incertezze tipiche della "droga parlata"
  • Per contestare efficacemente misure cautelari in situazioni analoghe, la difesa dovrebbe: 1) fornire documentazione probatoria forte che contraddica i presunti fatti (es. alibi, registrazioni, testimoni), 2) mettere in evidenza alternative interpretative plausibili delle intercettazioni, 3) ottenere verifiche e accertamenti sul materiale sequestrato e sulle annotazioni di servizio, e 4) dimostrare l'incompatibilità logica tra le inferenze del giudice e gli atti prodotti

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