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Cassazione Civile, Ordinanza n. 26595/2021 del 30/09/2021

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (occupanti)

La controversia

La controversia nasce dalla domanda proposta da amministrazioni statali per ottenere il rilascio di un compendio immobiliare di proprietà pubblica, sito in Metaponto, occupato da privati che vi avevano realizzato una costruzione sul suolo altrui. Nel giudizio di merito il tribunale aveva accolto la domanda di rilascio e liquidato l'indennizzo previsto dall'art. 936 c.c., ma aveva rigettato la distinta domanda risarcitoria per i danni conseguenti all'occupazione. La corte d'appello ha confermato il rigetto, ritenendo che, quando il proprietario del fondo opti per la ritenzione dell'opera o non chieda la rimozione nel termine, l'indennizzo ex art. 936 c.c. assorbe ogni ulteriore pretesa risarcitoria connessa sia all'accessione sia all'occupazione temporanea del bene. Con il ricorso per cassazione le amministrazioni hanno denunciato: 1) violazione dell'art. 936, comma 3, c.c., per avere la corte territoriale qualificato erroneamente la domanda come risarcimento da accessione, anziché come risarcimento dei danni da occupazione; 2) violazione degli artt. 936, 1337 e 2043 c.c., per avere negato la risarcibilità del danno da mancato godimento del bene e dell'occupazione perdurante dell'immobile; 3) violazione dell'art. 112 c.p.c. e degli artt. 115 e 116 c.p.c., per omessa considerazione delle deduzioni sul titolo risarcitorio e per cattiva valutazione del materiale probatorio.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato integralmente il ricorso. Ha ritenuto infondati, trattandoli unitariamente, tutti i motivi, affermando che la fattispecie rientra nell'art. 936 c.c. in tema di costruzione eseguita dal terzo su suolo altrui e che, quando il proprietario del fondo non sia legittimato o non abbia esercitato il diritto di chiedere la rimozione dell'opera, l'indennizzo dovuto al terzo per il vantaggio economico derivante dall'accessione è incompatibile con una parallela domanda risarcitoria del proprietario per i danni connessi all'occupazione e all'opera. La Corte ha quindi confermato il rigetto della domanda risarcitoria statuita nei gradi di merito. Ha inoltre escluso il raddoppio del contributo unificato nei confronti delle amministrazioni statali, richiamando il loro esonero dal materiale versamento mediante prenotazione a debito.

Norme richiamate

  • art. 936 c.c.

    Il risarcimento del danno è riconosciuto al proprietario del suolo solo se egli è legittimato a chiedere la rimozione dell'opera; se invece opta per la ritenzione o non agisce per la rimozione nel termine, il vantaggio economico dell'opera assorbe la pretesa risarcitoria.

  • art. 1337 c.c.

    Richiamato dal ricorrente, ma non ritenuto decisivo perché la controversia è risolta sul piano dell'art. 936 c.c.

  • art. 2043 c.c.

    Richiamato dal ricorrente in via generale per il risarcimento del danno, ma la Corte esclude la risarcibilità autonoma nel quadro fattuale sussunto nell'art. 936 c.c.

  • art. 112 c.p.c.

    Dedotto come violazione per asserita omissione di pronuncia/erronea considerazione della domanda, ma la Corte ritiene infondato il motivo.

  • art. 115 c.p.c.

    Invocato per censurare la valutazione del materiale istruttorio; la censura è ritenuta infondata.

  • art. 116 c.p.c.

    Invocato per censurare la valutazione delle prove; la censura è ritenuta infondata.

  • art. 360, primo comma, n. 3, c.p.c.

    Parametro di deduzione della violazione di legge nei primi due motivi di ricorso.

  • art. 360, primo comma, n. 4, c.p.c.

    Parametro di deduzione del vizio processuale nel terzo motivo di ricorso.

  • art. 13, comma 1 quater, d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115

    La Corte esclude la sua applicazione alle amministrazioni dello Stato, esonerate dal materiale versamento per effetto della prenotazione a debito.

  • art. 1, comma 17, L. 24 dicembre 2012, n. 228

    Norma che ha introdotto l'ulteriore importo a titolo di contributo unificato, ma non applicabile alle amministrazioni statali nel caso di specie.

Massime di principio

  • In tema di costruzione eseguita da un terzo su suolo altrui, il diritto del proprietario del fondo al risarcimento del danno ex art. 936 c.c. presuppone che egli sia ancora legittimato a chiedere la rimozione dell'opera.
  • Quando il proprietario del fondo scelga la ritenzione dell'opera o non richieda tempestivamente la rimozione, l'indennizzo dovuto al terzo per il vantaggio economico derivante dall'accessione è incompatibile con una autonoma pretesa risarcitoria del proprietario per i danni connessi all'occupazione o all'opera.
  • Non è consentito distinguere, ai fini del risarcimento del proprietario, tra danni da accessione e danni da occupazione temporanea del fondo quando la disciplina dell'art. 936 c.c. conduca all'assorbimento del pregiudizio nell'indennizzo spettante al terzo.
  • La censura di violazione degli artt. 112, 115 e 116 c.p.c. non può essere accolta se, dalla motivazione della sentenza impugnata, risulta che il giudice di merito abbia esaminato la domanda proposta e valutato il materiale istruttorio in coerenza con la qualificazione giuridica della fattispecie.

Come è indicizzato

MaterieProprietàImpugnazioni
RamiDiritti realiProcesso civile
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiOnere della prova

Testo integrale

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