Sentenza del 26/07/2018 n. 5283 - Comm. Trib. Reg. per il Lazio
Irpef - Plusvalenza - Cessione immobile - Patto commissorio - Assenza prova documentale - Legittimità dell'avviso.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeÈ stato ritenuto legittimo il recupero a tassazione della plusvalenza derivante dalla cessione dell'immobile. In assenza di documentazione probatoria del patto commissorio, l'operazione è stata qualificata come una vera e propria compravendita e non come una cessione meramente fiduciaria o a garanzia. L'avviso di accertamento è quindi risultato valido.
Esito
Favorevole al resistente
Prevale l’amministrazione
La controversia
La controversia riguardava la qualificazione della cessione di un immobile. Il ricorrente sosteneva che il trasferimento fosse collegato a un patto commissorio e costituisse una garanzia per crediti di natura commerciale vantati nei confronti dei venditori, anziché una vendita effettiva. Tuttavia, non è stata fornita idonea prova documentale dell'esistenza e della struttura di tale accordo di garanzia.
Massime di principio
- Quando il contribuente sostiene che una cessione immobiliare abbia funzione di garanzia e non natura traslativa, deve fornire una prova concreta e documentale dell'accordo sottostante, dei crediti garantiti e delle relative condizioni.
- In mancanza di elementi probatori idonei, l'atto formalmente qualificato come compravendita può essere considerato dall'Amministrazione finanziaria come una vendita effettiva, con conseguente tassazione della plusvalenza.
- La mera allegazione dell'esistenza di un patto commissorio o di rapporti commerciali tra le parti non è sufficiente a superare il contenuto dell'atto notarile e gli effetti fiscali della cessione.
- Per contestare un avviso di accertamento fondato sulla plusvalenza immobiliare è necessario dimostrare con documenti coerenti la diversa causa concreta dell'operazione, non limitandosi a una ricostruzione dichiarata successivamente.
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