Ordinanza n. 2359/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 2
per la riforma della sentenza del Tribunale amministrativo regionale per l'Emilia Romagna (sezione prima) n. -OMISSIS-resa tra le parti sul ricorso R.G. n. 791/2019, pubblicata il 9.02.2026.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: Sentenza del TAR Emilia-Romagna che aveva respinto il ricorso contro l’ordinanza comunale di ripristino dell’area e di chiusura degli accessi al piano terra abusivo
Esito
Favorevole al resistente (comune)
Prevale l’amministrazione
La controversia
L’appellante ha chiesto in via cautelare la sospensione dell’efficacia della sentenza di primo grado, contestando l’ordinanza comunale impugnata nel giudizio originario. Dal testo emerge che l’ordinanza prescriveva modalità puntuali di ripristino conseguenti ad abusi edilizi e alla modificazione non autorizzata della morfologia dell’area: chiusura degli accessi al piano terra abusivo, per renderlo non fruibile, e restituzione della morfologia dei luoghi allo stato antecedente mediante riporto di terreno. L’appellante ha evidentemente dedotto motivi ritenuti idonei a mettere in discussione la legittimità della sentenza e dell’ordinanza, anche in relazione al rispetto del giudicato formatosi nei precedenti contenziosi; il testo non specifica ulteriori censure articolate.
La decisione
Il Consiglio di Stato ha respinto l’istanza cautelare per difetto del fumus boni iuris. In sede di sommario esame, ha ritenuto che l’ordinanza comunale apparisse rispettosa del giudicato derivante dai precedenti contenziosi, poiché non imponeva la demolizione integrale del fabbricato, ma prescriveva soltanto la chiusura degli accessi al piano terra abusivo, rendendolo inutilizzabile, e il ripristino della morfologia dell’area alterata senza i necessari permessi mediante riporto di terreno. Il progetto di ripristino deve essere redatto dal responsabile dell’abuso a proprie spese e sottoposto alle autorità competenti per la tutela ambientale, idrogeologica e sismica, alle quali spetta imporre eventuali prescrizioni o negare l’approvazione in presenza di criticità, pericoli o condizioni ostative non superabili. La carenza del fumus ha reso superfluo l’esame del periculum in mora. L’appellante è stato condannato alle spese della fase cautelare, liquidate in euro 2.000, oltre accessori se dovuti.
Norme richiamate
art. 98 c.p.a.
Richiamato quale base normativa per la domanda cautelare proposta in appello.
art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003
Richiamato per disporre l’oscuramento delle generalità dell’appellante a tutela dei suoi diritti o della sua dignità.
artt. 5 e 6 Regolamento (UE) 2016/679
Richiamati, insieme alla disciplina nazionale sulla protezione dei dati personali, quale fondamento dell’oscuramento delle generalità.
Massime di principio
- Nella fase cautelare d’appello, quando il giudice ravvisa il difetto del fumus boni iuris, può respingere la domanda cautelare senza esaminare il periculum in mora.
- Un provvedimento comunale di ripristino può rispettare il giudicato formatosi in precedenti controversie quando non imponga la demolizione integrale del fabbricato, ma prescriva misure specifiche di inutilizzabilità della porzione abusiva e di ripristino della morfologia dei luoghi.
- Quando il ripristino richiede valutazioni ambientali, idrogeologiche o sismiche, il progetto deve essere predisposto dal responsabile dell’abuso a proprie spese e sottoposto alle autorità competenti, cui spetta imporre prescrizioni o negarne l’approvazione in presenza di criticità, pericoli o condizioni ostative non ovviabili.
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La sintesi è generata dall'AI di Trovanorma a partire dal testo pubblicato da Giustizia amministrativa, ha finalità informative e non sostituisce la lettura del documento né un parere professionale: fa fede il testo ufficiale.
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