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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 16990/2024 del 23/04/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Ricorso avverso la conferma della condanna per estorsione (art. 629 c.p.) per fatti in danno di Maria Carla Tora. Tre censure principali: 1) vizio processuale per presunta omissione di valutazione di istanza di legittimo impedimento telematico del difensore e mancato rinvio dell'udienza; 2) vizio di motivazione e travisamento della prova per aver ritenuto attendibile, senza adeguati riscontri, la deposizione della persona offesa (parte civile) nonostante contraddizioni, rapporti personali e possibili motivi di simulazione; 3) errata qualificazione giuridica del fatto, chiedendo la riqualificazione da estorsione (art. 629 c.p.) a violenza o minaccia per costringere taluno a commettere un reato (art. 611 c.p.), in assenza di un danno patrimoniale subito direttamente dalla persona offesa.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso in parte fondato. Ha dichiarato infondata la censura sull'istanza di legittimo impedimento, ritenendo la comunicazione non tempestiva e carente circa l'impossibilità di nominare un sostituto. Ha invece accolto il motivo relativo alla valutazione dell'attendibilità della persona offesa: la motivazione della Corte di appello è risultata carente e contraddittoria nella valutazione delle contraddizioni e dei possibili motivi di autoconsolazione della teste, quindi la sentenza è stata annullata nella parte relativa alle valutazioni di attendibilità con rinvio ad altra sezione della Corte di Appello di Napoli per nuovo giudizio e integrazione della motivazione. La censura sulla riqualificazione (art. 611 vs 629) è stata respinta: la Corte ha confermato che non sussiste rapporto di specialità e che le fattispecie possono concorrere, per cui non è stata ravvisata errata qualificazione che giustifichi annullamento. Non sono state liquidate le spese in favore della parte civile in questa sede, nel rispetto del principio di soccombenza.

Norme richiamate

  • art. 629 codice penale (estorsione)

    La Corte ha richiamato il contenuto della norma per ricordare che l'estorsione si configura quando qualcuno è costretto a fare o omettere qualcosa "per procurare un ingiusto profitto" con "altrui danno"; il danno può colpire il patrimonio di terzi e non necessariamente quello della persona coartata.

  • art. 611 codice penale (violenza o minaccia per costringere taluno a commettere un reato)

    Richiamato dalla difesa come possibile riqualificazione; la Corte però ha ritenuto che la fattispecie di cui all'art. 611 non sia per ciò stessa esclusiva rispetto all'estorsione e che le due fattispecie possano concorrere, essendo diversi i beni giuridici tutelati.

  • art. 192, commi 3 e 4 codice di procedura penale (riscontri alla deposizione della persona offesa)

    La Corte ha richiamato il principio secondo cui la deposizione della persona offesa può essere utilizzata anche da sola, purché sottoposta a vaglio positivo; se la persona offesa è parte civile e ha interessi economici, il controllo di attendibilità deve essere più rigoroso e rende opportuna la ricerca di riscontri esterni alle sue dichiarazioni.

Massime di principio

  • Quando la persona offesa si costituisce parte civile e ha interessi economici, il giudice deve effettuare un vaglio dell'attendibilità più rigoroso e, in presenza di contraddizioni rilevanti o possibili motivi di interesse, cercare riscontri esterni prima di fondare la condanna esclusivamente sulla sua deposizione.
  • Le istanze di legittimo impedimento del difensore devono essere comunicate tempestivamente e indicare l'impossibilità di nominare un sostituto; la presentazione nella mattina dell'udienza o con certificati rilasciati poco prima può essere ritenuta tardiva e insufficiente.
  • La distinzione tra estorsione (art. 629) e la fattispecie di cui all'art. 611 non dipende solo dalla presenza di danno patrimoniale diretto alla persona coartata: l'estorsione può avere ad oggetto un profitto ottenuto a danno di terzi, perciò il rapporto di specialità non è automatico e occorre valutare struttura e destinatario del danno concreto.
  • Se la motivazione della decisione di merito risulta contraddittoria o insufficiente rispetto a censure sulla credibilità delle prove fondamentali, la Cassazione può annullare la sentenza con rinvio perché il giudice di merito integri o chiarisca la motivazione e proceda a nuovo esame delle prove.
  • La condotta processuale e probatoria della difesa deve mirare a evidenziare elementi concreti di riscontro (orari, testimonianze neutre, documenti) quando contesta la ricostruzione basata su dichiarazioni contraddittorie della persona offesa; l'assenza di tali riscontri può rendere difficile ottenere la riqualificazione o l'assoluzione in sede di legittimità.

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