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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 12857/2022 del 05/04/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Puglia impugna la conferma di condanna per bancarotta fraudolenta patrimoniale commessa come amministratore della Valshoes s.n.c. Lamenta: 1) inesistenza della "distrazione" dei beni aziendali poiché i macchinari sarebbero rimasti a disposizione della fallita o trasferiti solo per la prosecuzione produttiva presso altra società; 2) in ogni caso, se la contestazione riguardasse l'appropriazione dei canoni di locazione, manca prova del mancato versamento (assenza di accertamenti ai sensi dell'art. 603 c.p.p. e possibile pagamento in contanti); 3) violazione del principio di correlazione tra fatto contestato e condanna e vizio nel rigetto della richiesta di rinnovazione dell'istruttoria dato che non sarebbero stati svolti accertamenti sui flussi di cassa e sul pagamento in contanti del canone.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha ritenuto generici e manifestamente infondati il primo e il terzo motivo; ha confermato la ricostruzione dei giudici di merito che ha ritenuto distratti i beni strumentali a favore della società G&G (collegata ai soci della fallita) e ha ritenuto legittima la valutazione che il contratto di locazione fosse un artificio funzionale al trasferimento della disponibilità dei beni. Ha inoltre richiamato il consolidato orientamento di legittimità secondo cui il distacco dei beni può avvenire in qualsiasi forma e che il fallito/amministratore ha l'onere di giustificare la destinazione dei beni. Tuttavia, la Cassazione ha annullato limitatamente alla determinazione della durata delle pene accessorie perché la Corte Costituzionale (sent. n.222/2018) ha dichiarato incostituzionale l'ultimo comma dell'art. 216 della legge fallimentare nella parte che fissava in modo forzoso la misura fissa di dieci anni; la decisione è rinviata alla Corte d'appello di Salerno esclusivamente per il nuovo esame sulla durata delle pene accessorie.

Norme richiamate

  • art. 216 legge fallimentare (bancarotta)

    art. 216, comma 1, n. 1 (testo utilizzato in motivazione)

    La disposizione è stata interpretata dalla Corte come comprensiva di qualsiasi forma di distacco o trasferimento dei beni aziendali (anche tramite affitto/locazione o cessione di rami d'azienda) quando l'atto renda impossibile il perseguimento dell'oggetto sociale e non garantisca il ripiano dei debiti; la forma negoziale non esclude il reato se l'operazione è strumentale alla sottrazione patrimoniale

  • art. 87, comma 3 legge fallimentare

    Attribuisce all'imprenditore/fallito l'obbligo di verità circa la destinazione dei beni all'interpello del curatore; la Cassazione ne ricava che incombe sull'amministratore l'onere di giustificare la destinazione dei cespiti e che la mancata giustificazione può rafforzare la prova di distrazione

  • art. 603 c.p.p.

    Norma procedurale che disciplina richieste di acquisizione di atti e accertamenti probatori; la Corte ha ritenuto che la mancata esecuzione di specifici accertamenti richiesti dalla difesa non renda automaticamente infondata la valutazione probatoria dei giudici di merito quando sussistono altri elementi probatori idonei

  • Sentenza Corte Costituzionale n. 222/2018

    dichiarata illegittimità costituzionale dell'ultimo comma dell'art. 216 legge fallimentare nella parte che determinava la durata fissa di dieci anni per le pene accessorie

    La dichiarazione di incostituzionalità comporta l'annullamento limitato della sentenza di merito nella parte in cui le pene accessorie erano state determinate in base al testo ora ritenuto incostituzionale, con rinvio per nuovo esame relativo a quella sola determinazione

  • Giurisprudenza di legittimità (Sez. 5, precedenti citati)

    richiamo a più sentenze di Sez. 5 (es. Rv. 241830; Rv. 242614; Rv. 259858; Rv. 267710 ...)

    Costante orientamento secondo cui il distacco dei cespiti può essere desunto anche da elementi di fatto diversi dalla forma negoziale, dal trasferimento dei dipendenti, dalla prosecuzione dell'attività presso altro soggetto e dall'assenza di riscossione dei canoni; inoltre la prova della destinazione dei beni grava sull'amministratore

Massime di principio

  • La mera forma contrattuale (es. contratto di locazione o affitto di azienda) non esclude la sussistenza della bancarotta fraudolenta se l'operazione è strumentale al trasferimento della disponibilità dei beni e al pregiudizio della massa creditoria
  • Il ritrovamento successivo dei beni da parte del curatore non elimina automaticamente la rilevanza penale della distrazione: conta l'effetto pregiudizievole e la destinazione al momento dell'atto
  • Sull'amministratore/fallito grava l'onere di giustificare la destinazione dei beni aziendali; la mancata giustificazione può rafforzare la prova della distrazione
  • Le impugnazioni generiche che non indicano specifiche risultanze processuali erroneamente valutate sono inammissibili
  • La negazione di accertamenti richiesti dalla difesa (art. 603 c.p.p.) non è di per sé decisiva se i giudici ritengono sussistenti altri elementi probatori idonei a fondare la condanna
  • Se una disposizione che ha inciso sulla determinazione della pena viene dichiarata incostituzionale, la relativa parte della sentenza va annullata e rinviata esclusivamente per ricalcolo delle conseguenze sanzionatorie accessory
  • Nel contestare una decisione di merito è necessario confrontarsi puntualmente con la motivazione dei giudici e indicare quali risultanze probatorie sarebbero state ingiustamente trascurate

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