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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 37128/2024 del 08/10/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Istanza di correzione per errore materiale avverso la sentenza della Corte di Cassazione del 12/06/2024, deducendo che il giudice dell'esecuzione competente sarebbe il Tribunale di Firenze poiché la Corte d'appello di Firenze avrebbe solo rideterminato la pena; perciò la trasmissione degli atti avrebbe dovuto essere disposta al Tribunale e non alla Corte d'appello.

La decisione

La Corte ha riqualificato l'istanza di correzione ai sensi dell'art. 130 cod. proc. pen. quale ricorso straordinario ex art. 625-bis cod. proc. pen. e lo ha dichiarato inammissibile. Motivazioni principali: non è rimedio l'art. 130 per errori di fatto nelle decisioni della Cassazione quando è esperibile il ricorso straordinario (art. 625-bis); il ricorso straordinario è stato presentato prima del deposito delle motivazioni (atto pervenuto il 24/06/2024, motivazione depositata il 03/07/2024) e è quindi inammissibile se proposto avverso il solo dispositivo, perché non è possibile verificare l'esistenza di una "svista" senza conoscere le ragioni della decisione. Il ricorrente è stato inoltre condannato al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3.000,00 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 130 cod. proc. pen.

    La procedura di correzione prevista dall'art. 130 non può essere usata per rimediare agli errori di fatto delle decisioni della Corte di Cassazione quando è esperibile il rimedio dell'art. 625-bis; può avere applicazione residua solo in casi particolari (es. soggetti privi della legittimazione al ricorso straordinario).

  • art. 625-bis cod. proc. pen.

    Rimedio procedurale idoneo per eliminare errori percepiti nelle decisioni della Corte di Cassazione; tuttavia è inammissibile se proposto avverso il solo dispositivo prima del deposito delle motivazioni, perché non è possibile accertare l'esistenza della svista senza conoscere le ragioni della decisione.

  • Corte cost. n. 186/2000 (richiamata)

    Richiamata in tema di esclusione di cause di esonero dalla condanna alle spese e alla sanzione a favore della Cassa delle ammende.

  • Giurisprudenza della Cassazione (massime citate)

    Riferimenti a precedenti (Sez. U. n. 16102/2002; Sez. 6 n. 8337/2021; Sez. 2 n. 29541/2018; Sez. 6 n. 40162/2015; Sez. 6 n. 27109/2017; Sez. 4 n. 37783/2019) utilizzati per precisare i limiti dell'art. 130 e dell'art. 625-bis e per confermare che il ricorso straordinario non può essere proposto contro il solo dispositivo prima della motivazione.

Massime di principio

  • La procedura di correzione ex art. 130 cod. proc. pen. non è normalmente idonea a correggere errori di fatto nelle decisioni della Corte di Cassazione quando il rimedio corretto è il ricorso straordinario ex art. 625-bis; l'art. 130 resta utilizzabile in via residuale solo per errori "percettivi" o quando il soggetto non può proporre il ricorso straordinario.
  • Il ricorso straordinario ex art. 625-bis è esperibile dal soggetto condannato, ma è inammissibile se proposto avverso il solo dispositivo prima del deposito delle motivazioni, perché non è possibile accertare l'esistenza di una svista senza conoscere le ragioni della decisione.
  • Prima di proporre rimedi straordinari contro una decisione della Cassazione è consigliabile attendere il deposito delle motivazioni per poter valutare correttamente se si tratta di una "svista" emendabile e per individuare il rimedio processuale corretto.
  • Se la questione riguarda la identificazione dell'ufficio competente (es. Tribunale dell'esecuzione vs Corte d'appello), occorre valutare la natura reale del provvedimento (se la Corte d'appello ha solo rideterminato la pena o ha deciso in altro senso) sulla base delle motivazioni complete prima di assumere iniziative processuali.
  • La proposizione di rimedi inadeguati o tempestivi in modo errato può comportare l'inammissibilità del ricorso e la condanna alle spese e a sanzioni (es. ammenda), salvo la presenza di giuste cause di esonero.

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