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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 11781/2023 del 21/03/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il Pubblico ministero impugnava l'ordinanza del Tribunale di Napoli che aveva revocato l'ingiunzione a demolire nei confronti di Mazza. Il ricorrente sosteneva che in materia di condono edilizio erano state presentate più istanze distinte per parti di un unico fabbricato al fine di eludere il limite volumetrico di 750 metri cubi previsto per la sanatoria e che il giudice dell'esecuzione, pur dovendo verificare la legittimità dell'atto amministrativo presupposto della revoca, si era limitato a prendere atto dell'avvenuta sanatoria e della dichiarazione favorevole dell'Ufficio condoni senza esaminare la violazione del limite di cubatura e la possibile artificiosa frammentazione delle istanze.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato e ha annullato l'ordinanza impugnata, rinviando il procedimento al Tribunale di Napoli per un nuovo esame in diversa composizione. La Corte ha richiamato il principio per cui il giudice dell'esecuzione deve verificare la legittimità del provvedimento concessorio sotto il profilo dei presupposti, della legittimazione, della tempestività della domanda, del rispetto dei requisiti strutturali e temporali, dei vincoli e dei limiti volumetrici; ha inoltre ricordato che, ai fini del condono previsto dalla legge 24 novembre 1994, n. 724, ogni edificio va considerato come un complesso unitario e non è ammessa la frazionamento artificioso delle istanze volto ad eludere il limite dei 750 mc. Poiché il Tribunale non ha risposto al rilievo relativo al possibile frazionamento elusivo e non ha svolto l'indagine richiesta, la Corte ha disposto l'annullamento con rinvio per nuovo giudizio.

Norme richiamate

  • Legge 24 novembre 1994, n. 724 (condono edilizio)

    La Corte interpreta la legge nel senso che, ai fini della concedibilità della sanatoria, ogni edificio deve essere considerato complesso unitario facente capo a un unico soggetto legittimato; non è ammesso il frazionamento artificioso delle domande per eludere il limite volumetrico di 750 metri cubi.

  • Principio giurisprudenziale della Corte di Cassazione (giudice dell'esecuzione e verifica dell'atto concessorio)

    Il giudice dell'esecuzione ha il potere-dovere di sindacare incidentalmente la legittimità dell'atto amministrativo che giustificherebbe la revoca dell'ordine di demolizione, valutandone presupposti, forma e sostanza (legittimazione del richiedente, tempestività, requisiti strutturali e temporali, vincoli, rispondenza ai limiti volumetrici).

Massime di principio

  • Quando un provvedimento amministrativo (es. permesso in sanatoria) è invocato per ottenere la revoca di un ordine di demolizione, il giudice dell'esecuzione deve verificare la legittimità del provvedimento sotto il profilo dei presupposti, della forma e della sostanza prima di revocare l'ordine penale.
  • In base alla legge sul condono edilizio (L. 724/1994) e alla giurisprudenza consolidata, ogni edificio va considerato unitariamente: non è ammesso presentare domande di sanatoria frazionate per eludere il limite di 750 metri cubi.
  • La parte che chiede la sospensione o la revoca dell'ordine di demolizione non ha un onere di prova pieno ma soggiace a un onere di allegazione chiaro dei fatti su cui si basa la richiesta; spetta poi al giudice procedere agli accertamenti necessari.
  • Se il giudice dell'esecuzione non affronta specifici rilievi rilevanti (es. l'aggregazione delle cubature e la legittimità della pluralità di istanze), la decisione può essere annullata in sede di legittimità e il procedimento rinviato per nuovo esame.
  • In casi simili è necessario accertare se le istanze distinte sono effettivamente riferite a unità autonome (con titoli di proprietà o diritti reali distinti) o se costituiscono un artificioso frazionamento della stessa costruzione finalizzato ad eludere i limiti di legge.

Testo integrale

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