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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 25655/2024 del 01/07/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione per cassazione con riferimento alla mancata concessione della sospensione condizionale della pena. In primo grado il Tribunale di Roma aveva annotato un precedente specifico dell'imputato per resistenza a pubblico ufficiale e aveva ritenuto che non sussistesse una prognosi favorevole di astensione da futuri reati; in appello la Corte di appello di Roma ha riformato la decisione di primo grado rideterminando la pena in sei mesi (escludendo la recidiva e ritenendo più grave il reato di resistenza rispetto alle lesioni aggravate). Il ricorrente ha criticato la mancata concessione del beneficio della sospensione condizionale della pena ma ha formulato il motivo in termini generici, senza indicare e argomentare le ragioni per le quali la prognosi di non recidiva doveva essere ritenuta favorevole.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per difetto di specificità e concretezza delle censure: il motivo era del tutto generico e non postulava rilievi critici espliciti e argomentati rispetto alle ragioni di fatto o di diritto poste a fondamento della sentenza impugnata. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e, in virtù della giurisprudenza costituzionale richiamata, al versamento in via equitativa di euro 3.000,00 a favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • Sezioni Unite, n. 8825 del 27/10/2016 (Galtelli)

    l'appello (al pari del ricorso per cassazione) è inammissibile per difetto di specificità dei motivi quando non risultano esplicitamente enunciati e argomentati i rilievi critici rispetto alle ragioni di fatto o di diritto poste a fondamento della sentenza impugnata

    I giudizi di impugnazione richiedono motivi specifici e argomentati: la genericità delle censure impedisce la devoluzione della questione al giudice d'impugnazione e giustifica l'inammissibilità.

  • Corte costituzionale, sent. n. 186 del 13/06/2000

    Consente al giudice di disporre il pagamento in favore della Cassa delle ammende in presenza di ragioni di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità; giustificazione per l'imposizione di una sanzione pecuniaria equitativamente determinata.

Massime di principio

  • Un motivo d'appello o ricorso deve enunciare criticamente e argomentare puntualmente gli errori di fatto o di diritto della decisione impugnata: formulazioni generiche comportano l'inammissibilità.
  • Se la sentenza di primo grado documenta un precedente specifico dell'imputato, ciò può giustificare il diniego della sospensione condizionale della pena per assenza di prognosi favorevole.
  • La Corte d'appello è legittimata a non rispondere a censure generiche: la mancanza di repliche non costituisce di per sé vizio se il motivo è privo di specificità.
  • L'inammissibilità per difetto di specificità può comportare condanna alle spese processuali e, se ravvisata colpa nella presentazione del ricorso, l'obbligo di versare somme alla Cassa delle ammende.
  • Per massimizzare le probabilità di ottenere la sospensione condizionale bisogna documentare e argomentare elementi favorevoli alla prognosi di non recidiva (assenza di precedenti specifici, comportamento post-delitto, legami familiari/occupazione, partecipazione a programmi riabilitativi).
  • Nella redazione di impugnazioni contro il diniego di benefici penitenziari occorre contestare puntualmente le valutazioni fattuali poste a fondamento del diniego, indicare prove documentali e inquadrare le argomentazioni alla luce di norme e giurisprudenza rilevanti.

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