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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 46941/2022 del 12/12/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso contro l'ordinanza del Tribunale di Napoli che aveva confermato la custodia in carcere per il reato di estorsione aggravata (capo I) e aveva annullato solo la misura relativa alla partecipazione a clan camorristico. Il ricorrente denunciava violazione di legge e vizio di motivazione sulla gravità indiziaria dell'estorsione, contestava l'attribuzione delle conversazioni intercettate (mancata identificazione delle voci, ricostruzioni ipotetiche), sosteneva che le condotte del ricorrente fossero sporadiche e inconcludenti rispetto a un concorso attivo e che mancassero elementi di violenza o minaccia riconducibili a lui. Con il secondo motivo impugnava le esigenze cautelari, contestando la qualificazione dello status del ricorrente come 'spregiudicato', la valorizzazione delle dichiarazioni del collaboratore Cimmino, la mancata considerazione del periodo di tempo trascorso (fatti del 2017) e la sussistenza né del pericolo di reiterazione né del pericolo di inquinamento probatorio, chiedendo quindi la sostituzione o revoca della custodia cautelare.

La decisione

Il ricorso è stato rigettato. La Corte ha ritenuto infondati entrambi i motivi: ha valutato che il Tribunale, nel giudizio di rinvio, ha correttamente tenuto conto dei rilievi della Corte di cassazione e ha effettuato una autonoma e coerente rivalutazione del compendio indiziario, ritenendo sussistente la gravità indiziaria rispetto al delitto di estorsione aggravata. Il Tribunale ha motivato che Zampini era presente a incontri decisivi (es. 21/09/2017 e 22/10/2017), aveva accompagnato un altro soggetto (Somma) nelle riscossioni e aveva partecipato alla spartizione del denaro, elementi che integrano un ruolo concorsuale nell'estorsione anche se non emerge una stabile appartenenza al clan. Quanto alle esigenze cautelari, la Corte ha ritenuto congrua la valutazione del Tribunale che ha mantenuto la custodia in carcere alla luce dell'aggravante collegata all'operatività di compagini criminali (art. 416-bis.1 c.p.), della presunzione relativa di cui all'art. 275, comma 3, c.p.p., e del quadro generale descritto anche tramite dichiarazioni di collaboratore, non tali da essere decisive per la posizione specifica di Zampini ma utili a descrivere il contesto. Il ricorrente è stato altresì condannato al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 416-bis.1 cod. pen.

    La Corte ha ritenuto applicabile la qualificazione aggravata dell'estorsione per finalità di agevolazione di un clan camorristico; tale aggravante è stata utilizzata per descrivere il contesto organizzato in cui si consumarono le estorsioni, anche se non è stata riconosciuta la stabile partecipazione del ricorrente al sodalizio.

  • art. 275, comma 3, cod. proc. pen.

    art. 275, comma 3, cod. proc. pen.

    La Corte ha richiamato la 'presunzione relativa' prevista da tale norma come criterio di valutazione delle esigenze cautelari, ritenendo coerente la scelta del Tribunale di mantenere la custodia in carcere alla luce del contesto criminoso e del rischio di reiterazione.

  • art. 23, commi 8 e 9, d.l. n. 137 del 2020

    art. 23, commi 8 e 9, d.l. n. 137 del 2020

    La Corte ha trattato il ricorso senza l'intervento delle parti in applicazione di tali disposizioni (procedimenti trattati d'ufficio), richiamandone la portata procedurale in ordine alla trattazione del ricorso.

  • Giurisprudenza richiamata (Sez. 2, n. 45963 del 24/09/2019, Marrini)

    Sez. 2, n. 45963 del 24/09/2019, Marrini, Rv. 277999

    Principio secondo cui, in sede di rinvio, il giudice deve motivare il proprio convincimento tenendo conto dello schema di valutazione indicato dalla sentenza di annullamento; la Corte ha ritenuto che il Tribunale abbia rispettato tale vincolo motivazionale pur esercitando autonomia valutativa.

Massime di principio

  • In sede di rinvio dopo annullamento di Cassazione il giudice di merito può riaprire autonomamente la valutazione delle prove, ma è tenuto a motivare il nuovo convincimento in riferimento ai rilievi della sentenza annullante; una semplice ripetizione delle valutazioni precedenti è insufficiente.
  • La presenza del soggetto a momenti decisivi dell'operazione estorsiva (accompagnamento, partecipazione alla spartizione, incontri in cui si decide la ripartizione dei proventi) può integrare gravità indiziaria di concorso nell'estorsione anche in assenza di prova di una stabile appartenenza al clan.
  • Le dichiarazioni di collaboratori di giustizia possono essere utilizzate per delineare il quadro generale e le condizioni operative del reato (ad es. l'egemonia del clan in un settore), senza per questo sostituirsi alla valutazione degli specifici indizi che riguardano singoli indagati.
  • Il decorso del tempo (fatti risalenti) non elimina automaticamente le esigenze cautelari; per ottenere la revoca o attenuazione della misura l'interessato deve dimostrare l'assenza di pericolo di reiterazione e di inquinamento probatorio, tenendo conto del ruolo attuale e della sussistenza di condizioni favorevoli per commettere nuovi reati.
  • In impugnazioni cautelari è essenziale contestare in modo puntuale e motivato le attribuzioni delle voci nelle intercettazioni e fornire elementi concreti di disidentificazione; deduzioni generiche o selettive rischiano di essere ritenute insufficienti.

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