Cassazione Penale, Sentenza n. 19136/2025 del 22/05/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di riesame che aveva confermato il rigetto della richiesta di dissequestro di €49.000, contestando che tale somma fosse riconducibile a proventi leciti (vendita di beni personali) e sostenendo l'assenza di nesso con reati; il ricorrente deduceva violazione di legge per mancata prova dell'illiceità della somma e richiedeva la restituzione considerandola bene personale non soggetto a confisca.
La decisione
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha ritenuto che il ricorrente non abbia censurato il fumus del reato né documentato la proporzionalità della somma rispetto ai redditi leciti; ha richiamato il regime della confisca allargata ex art. 240-bis cod. pen., che presuppone una presunzione iuris tantum di illecita accumulazione in caso di sproporzione tra redditi dichiarati e patrimonio, superabile solo con specifiche e verificate allegazioni probatorie. Le argomentazioni del Tribunale sono state giudicate coerenti e non affette da vizio radicale. Conseguentemente, il ricorrente è stato condannato alle spese e al versamento di €3.000 alla cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.
Norme richiamate
art. 416-bis cod. pen.
Reato di partecipazione ad associazione mafiosa contestato al ricorrente e ritenuto elemento che giustifica misure patrimoniali e confisca allargata
art. 240-bis cod. pen.
Disciplina della confisca per sproporzione (confisca allargata): dall'accertata sproporzione tra redditi dichiarati e patrimonio scatta una presunzione iuris tantum di illecita accumulazione; l'interessato può superare la presunzione con allegazioni specifiche e verificabili sulla legittima provenienza dei beni
art. 325 cod. proc. pen.
Limite dell'impugnazione in Cassazione avverso provvedimenti cautelari reali: il ricorso è ammesso soltanto per violazione di legge (vizio di diritto o motivazione radicalmente carente)
art. 616 cod. proc. pen.
Prevede la condanna per il ricorrente all'applicazione di una somma a favore della cassa delle ammende quando il ricorso è dichiarato inammissibile
dl n. 306 del 1992, art. 12-sexies (convertito dalla legge n. 356 del 1992) - richiamo storico
Richiamata a titolo storico come origine della disciplina della confisca per sproporzione poi codificata nell'art. 240-bis
Massime di principio
- La confisca allargata ex art. 240-bis opera una presunzione di illiceità quando Patrimonio e redditi sono sproporzionati: il soggetto deve fornire prove specifiche e documentali per superarla; mere affermazioni non sono sufficienti.
- La semplice dichiarazione che una somma deriva dalla vendita di beni personali non è di per sé prova della liceità: occorre dimostrare la provenienza precedente di quei beni (es. documentazione di acquisto, dichiarazioni fiscali, tracciabilità bancaria, perizie) e la compatibilità con i redditi dichiarati.
- In sede di cassazione avverso provvedimenti cautelari reali, il ricorso è limitato a vizi di diritto o a vizi motivazionali gravi: per avere successo è necessario indicare chiaramente il difetto di motivazione o l'errore di diritto, non contestare solo fatti non provati in primo grado.
- Se è già stata disposta confisca (anche societaria), il giudice può ritenere suscettibili di confisca anche somme personali riconducibili all'attività imprenditoriale oggetto di indagini; quindi l'azione di restituzione va supportata da elementi che ne dimostrino l'autonomia e la liceità.
- Strategie difensive efficaci: raccogliere e documentare in modo strutturato la provenienza dei fondi (contratti di vendita, fatture, incassi bancari con tracciabilità, dichiarazioni fiscali coerenti), presentare comparazioni di reddito/patrimonio e, se utile, perizie o attestazioni di terzi che comprovino la lecita origine.
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