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Cassazione Penale, Ordinanza n. 10215/2025 del 13/03/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (autorità giudiziaria)

La controversia

Il Tribunale di sorveglianza di Genova ha rigettato l'opposizione proposta nell'interesse del ricorrente contro un decreto di espulsione emesso il 15 luglio 2024. La difesa ha proposto ricorso per cassazione deducendo erronea applicazione della normativa in tema di immigrazione e vizio di motivazione. In concreto, il provvedimento impugnato aveva ritenuto insussistenti situazioni ostative all'espulsione ai sensi dell'art. 19 del d.lgs. n. 286 del 1986 e aveva valorizzato la permanenza di ragioni di sicurezza sociale, osservando che il condannato, dopo pochi anni dall'ingresso in Italia, si era dedicato a reati a scopo di lucro e non disponeva di risorse idonee a giustificare la permanenza sul territorio nazionale. La difesa ha inoltre contestato il mancato riconoscimento di situazioni rilevanti ai sensi dell'art. 8 CEDU, sostenendo la presenza di legami personali e familiari in Italia.

La decisione

La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto manifestamente infondata la doglianza sulla motivazione, poiché il vizio denunciato non emergeva dalla lettura dell'ordinanza impugnata: il Tribunale aveva adeguatamente escluso l'esistenza di cause ostative ex art. 19 d.lgs. n. 286 del 1986 e aveva motivato sulla persistenza di esigenze di sicurezza sociale. Parimenti, la Corte ha ritenuto corretta l'esclusione di profili tutelabili ai sensi dell'art. 8 CEDU, essendo stato accertato che il detenuto non aveva in Italia una vita privata o familiare significativa, risultando privo, prima della detenzione, di stabile domicilio, di un proprio nucleo familiare e di rapporti solidi con soggetti non conviventi. Conseguentemente, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 19 d.lgs. n. 286 del 1986

    Individua le situazioni ostative all'espulsione; nel caso concreto la Corte ha ritenuto corretta l'esclusione di tali cause ostative da parte del Tribunale di sorveglianza.

  • art. 8 CEDU

    Rileva ai fini della tutela della vita privata e familiare; la Corte ha escluso che, nel caso concreto, vi fossero rapporti personali o familiari in Italia meritevoli di protezione.

Massime di principio

  • Nel giudizio sull'opposizione al decreto di espulsione, la motivazione è immune da censura quando il giudice di merito esclude in modo espresso e coerente sia le cause ostative previste dalla disciplina sull'immigrazione sia l'esistenza di un concreto radicamento familiare o privato tutelabile ai sensi dell'art. 8 CEDU.
  • La doglianza di vizio di motivazione è manifestamente infondata se il preteso difetto o la pretesa contraddittorietà non emergono dalla lettura del provvedimento impugnato, che abbia invece dato conto degli elementi posti a base della decisione.
  • Ai fini della valutazione dell'espulsione, possono rilevare le condanne o la dedizione a reati per scopo di lucro come indice dell'assenza di risorse e della permanenza di esigenze di sicurezza sociale ostative alla permanenza sul territorio nazionale.
  • La tutela convenzionale ex art. 8 CEDU richiede un effettivo e concreto nucleo di vita privata o familiare nel territorio nazionale; in assenza di stabile domicilio, nucleo familiare e rapporti solidi, l'interesse dello straniero non prevale sull'espulsione.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioni
RamiProcesso penale

Testo integrale

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