Sentenza n. 1730/2026 - Torino, Sezione 2
per l'annullamento - dell'ordinanza di demolizione n. -OMISSIS- adottata in data -OMISSIS- dal Dirigente del Settore Territorio della Città di Settimo Torinese, notificata il successivo 05.01.2023, con la quale è stata ordinata la demolizione di opere non autorizzate ed asseritamente ritenute abusive; - nonché degli atti tutti antecedenti, preordinati, consequenziali e comunque connessi del procedimento; e per ogni ulteriore consequenziale statuizione.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: ordinanza di demolizione di un fabbricato residenziale, una tettoia, un gazebo e una serra realizzati senza permesso di costruire
Esito
Favorevole al resistente (comune)
Prevale l’amministrazione
La controversia
La ricorrente ha impugnato l'ordinanza comunale di demolizione adottata ai sensi dell'art. 31 d.P.R. 380/2001, deducendo: la violazione degli artt. 31 e 36 d.P.R. 380/2001; travisamento dei fatti ed erronea valutazione dei presupposti; carenza o insufficienza di istruttoria e motivazione; illogicità, contraddittorietà e sviamento. In particolare, ha sostenuto che, trattandosi di opere di remota realizzazione, l'amministrazione avrebbe dovuto motivare sull'interesse pubblico alla demolizione, ulteriore rispetto al ripristino della legalità; che le opere avrebbero richiesto, al più, titoli edilizi minori o sarebbero rientrate nell'attività edilizia libera; e che l'ordinanza sarebbe illegittima per la mancata precisa indicazione dell'area da acquisire al patrimonio comunale in caso di inottemperanza.
La decisione
Il TAR ha respinto integralmente il ricorso. Ha escluso, richiamando i principi delle sentenze dell'Adunanza Plenaria nn. 8 e 9 del 2017, che l'ordinanza di demolizione di un abuso edilizio debba indicare uno specifico interesse pubblico alla rimozione diverso dal ripristino della legalità violata, anche quando l'abuso sia risalente nel tempo, trattandosi di provvedimento vincolato in presenza dei presupposti di fatto e di diritto. Ha poi ritenuto che le opere dovessero essere valutate unitariamente e non atomisticamente, poiché nel loro complesso avevano realizzato un nuovo insediamento residenziale su area agricola. Il fabbricato residenziale costituiva nuova costruzione, con nuova superficie e volumetria abitativa e trasformazione permanente del suolo, e richiedeva il permesso di costruire. Anche la tettoia, per dimensioni, ancoraggio al suolo, tamponature, copertura e destinazione funzionale, comportava una rilevante e permanente modificazione del territorio ed esigeva il permesso di costruire. Il gazebo, stabilmente tassellato al suolo e di dimensioni non trascurabili, non rientrava nell'edilizia libera. Quanto alla serra, la ricorrente non aveva provato che fosse mobile, stagionale e funzionale a un'attività agricola, sicché non ricorrevano i presupposti dell'attività edilizia libera. È stata infine respinta la censura relativa alla mancata indicazione dell'area da acquisire: l'acquisizione gratuita delle opere, dell'area di sedime e dell'area di pertinenza urbanistica deriva ex lege dall'inottemperanza, mentre l'individuazione concreta dell'area può essere effettuata con un successivo atto, dopo il decorso infruttuoso del termine di novanta giorni. La ricorrente è stata condannata al pagamento di 3.000 euro, oltre accessori di legge, per spese di lite.
Norme richiamate
art. 31 d.P.R. 380/2001
L'ordine di demolizione è una misura vincolata conseguente alla realizzazione di opere in assenza del permesso di costruire; l'acquisizione gratuita in caso di inottemperanza consegue ex lege.
art. 36 d.P.R. 380/2001
Richiamato dalla ricorrente in relazione alla qualificazione e alla possibile sanabilità delle opere, senza che il giudice ne abbia tratto una specifica applicazione decisoria.
art. 3, comma 1, lett. e.1), d.P.R. 380/2001
La realizzazione di un manufatto che crea nuova superficie e volumetria a fini abitativi e determina una trasformazione permanente del suolo integra una nuova costruzione.
art. 6, comma 1, lett. e), d.P.R. 380/2001
L'attività edilizia libera relativa a serre e manufatti assimilabili richiede, secondo la decisione, i caratteri della mobilità e stagionalità, oltre alla funzionalità agricola.
art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003
Utilizzato quale base per disporre l'oscuramento delle generalità della ricorrente.
art. 9, paragrafo 1, Regolamento (UE) 2016/679
Richiamato, insieme alla normativa nazionale sulla privacy, a tutela dei diritti o della dignità della parte interessata.
Massime di principio
- L'ordinanza di demolizione di un abuso edilizio, anche risalente nel tempo, non richiede una motivazione specifica sull'interesse pubblico alla rimozione ulteriore rispetto al ripristino della legalità violata, poiché costituisce esercizio di un potere vincolato al ricorrere dei presupposti di fatto e di diritto.
- Ai fini della qualificazione dell'abuso edilizio, le opere realizzate contestualmente e funzionalmente collegate devono essere valutate nel loro complesso e nel reciproco impatto sul territorio, senza considerarle atomisticamente; anche opere minori o astrattamente riconducibili all'edilizia libera possono concorrere all'abuso soggetto a demolizione se inserite in un nuovo insediamento che richiede il permesso di costruire.
- Un manufatto costituisce nuova costruzione quando crea nuova superficie o volumetria e determina una trasformazione permanente e rilevante del suolo; la precarietà deve essere valutata anche sotto il profilo funzionale, con esclusione delle opere destinate a soddisfare esigenze permanenti.
- La mancata indicazione esatta, nell'ordinanza di demolizione, dell'area da acquisire al patrimonio comunale non determina di per sé l'illegittimità dell'atto, poiché l'acquisizione gratuita delle opere, dell'area di sedime e dell'area di pertinenza urbanistica deriva ex lege dall'inottemperanza e l'individuazione dell'area può essere effettuata con un atto successivo, dopo il decorso del termine assegnato.
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