Cassazione Penale, Sentenza n. 36026/2023 del 29/08/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
La ricorrente impugnava l'ordinanza del 9.9.2022 che aveva rigettato l'incidente di esecuzione volto a ottenere la revoca dell'ingiunzione demolitoria disposta in esecuzione di sentenza di condanna irrevocabile per abusi edilizi. Sosteneva che il manufatto era oggetto di domanda di concessione in sanatoria ai sensi della L. 724/1994, ancora pendente, e che una delibera della Giunta comunale indicava l'imminente variante del piano regolatore per l'area, rendendo prevedibile l'accoglimento della domanda. Denunciava inoltre la violazione di norme (L. 689/1981, art. 31 DPR 380/2001, art. 7 CEDU) e invocava uno stato di emergenza/irreversibilità del danno derivante dall'esecuzione dell'ordine demolitorio.
La decisione
La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che le censure fossero generiche e prive di concretezza, in particolare la presunta situazione di 'emergenza' non adeguatamente dimostrata. Ha confermato il principio secondo cui il giudice dell'esecuzione può sospendere o revocare un ordine di demolizione emesso in esecuzione di sentenza irrevocabile solo se esistono nuovi atti amministrativi che contrastino con l'ordine o sia ragionevolmente prevedibile che, nell'arco di brevissimo tempo, la P.A. adotterà un provvedimento incompatibile con l'abbattimento. La delibera comunale prodotta non equivale all'adozione della variante urbanistica e non basta a impedire l'esecuzione; inoltre non è stata documentata la presentazione di alcuna domanda di condono o di concessione in sanatoria relativa al manufatto oggetto della condanna. La Corte ha richiamato la giurisprudenza consolidata secondo cui solo la sanatoria conforme ai requisiti di cui all'art. 36 DPR 380/2001 (doppia conformità) può, ove emanata, comportare la revoca dell'ordine, escludendo efficacia estintiva alla cosiddetta "sanatoria giurisprudenziale". Ha altresì ricordato che solo una delibera che dichiari un prevalente interesse pubblico all'acquisizione dell'opera può costituire ostativo all'esecuzione, se il giudice dell'esecuzione ne riconosce la fondatezza. Per questi motivi il ricorso è stato dichiarato inammissibile; la ricorrente è stata condannata alle spese processuali e al versamento, ai sensi dell'art. 616 c.p.p., di una somma alla Cassa delle Ammende.
Norme richiamate
Legge 689/1981
Invocata dalla ricorrente per profili sanzionatori/procedurali; la Corte ha ritenuto la doglianza generica e non ha riconosciuto alcuna violazione specifica acquisibile in sede di cassazione in assenza di concrete situazioni di fatto.
D.P.R. 380/2001, art.31
Richiamato dalla ricorrente nell'ambito delle censure; il giudice della Corte ha ritenuto le doglianze insufficienti a dimostrare un vizio connesso all'ordine di demolizione e ha riaffermato i limiti all'intervento in esecuzione quando non emergano atti amministrativi contrastanti.
D.P.R. 380/2001, art.36
Interpretato dalla Corte come la norma chiave per la sanatoria idonea a far venir meno l'ordine di demolizione: la sanatoria che può revocare l'ordine deve rispettare la "doppia conformità" (alla disciplina urbanistica sia al momento della realizzazione che al momento della presentazione della domanda).
D.P.R. 380/2001, art.44
Riferito come il reato edilizio che può essere estinto solo da una sanatoria pienamente conforme ai requisiti di legge; la Corte esclude che la regolarizzazione postuma non conforme ai requisiti di art.36 possa estinguere il reato o revocare automaticamente l'ordine.
L. 724/1994
La ricorrente ha affermato di aver presentato domanda di sanatoria ai sensi di questa legge; la Corte ha osservato che l'eventuale domanda pendente o la modifica normativa non sostituiscono la necessità di documentare la pendenza di una procedura amministrativa concreta e non ancora definita che osti all'esecuzione.
C.E.D.U., art.7
Richiamato dalla ricorrente (presunta violazione), ma la Corte ha ritenuto la censura generica e non adeguatamente sviluppata né supportata da fatti tali da consentire un sindacato in sede di legittimità.
Codice di procedura penale, art.616
Norma applicata ai fini della condanna alle spese e dell'irrogazione, per colpa nella determinazione dell'inammissibilità del ricorso, del versamento di una somma alla Cassa delle Ammende.
Giurisprudenza - Sez. 3, n. 14329 del 10/01/2008 (Iacono Ciulla)
Citata come precedente che aveva ritenuto possibile una regolarizzazione postuma (pur senza estinguere il reato); la Corte osserva che tale lettura è stata in seguito superata da un orientamento più restrittivo.
Giurisprudenza - Sez. 3, Sent. n. 45845 del 19/09/2019 (Caprio)
Indirizzo consolidato richiamato dalla Corte secondo cui la sanatoria idonea a far venire meno l'ordine di demolizione è solo quella conforme ai requisiti di art.36 DPR 380/2001; la cosiddetta "sanatoria giurisprudenziale" non è sufficiente.
Giurisprudenza - Sez. 3, Sent. n. 9864 del 17/02/2016 (Corleone)
Principio richiamato: una delibera comunale che dichiari un prevalente interesse pubblico all'acquisizione dell'opera abusiva può costituire un ostativo all'esecuzione dell'ordine di demolizione, ma solo se il giudice dell'esecuzione, con il proprio sindacato, riconosca specifiche esigenze che giustifichino tale scelta.
Massime di principio
- La mera delibera comunale o la previsione di una futura variante urbanistica non sospendono automaticamente un ordine di demolizione emesso in esecuzione di sentenza irrevocabile: serve un atto amministrativo concreto e incompatibile con l'abbattimento, o la prevedibilità ragionevole di un provvedimento amministrativo imminente tale da rendere inutile l'esecuzione.
- La pendency di una domanda di sanatoria o di condono deve essere documentata e preesistente o comunque rilevante rispetto al titolo esecutivo; senza istanza effettivamente presentata e pendente, la modifica successiva degli strumenti urbanistici non impedisce l'esecuzione.
- Solo la sanatoria pienamente conforme ai requisiti dell'art. 36 DPR 380/2001 (doppia conformità) può avere efficacia tale da incidere sull'ordine di demolizione e, se necessario, sull'eventuale estinzione del reato; non si può fare affidamento sulla cosiddetta sanatoria giurisprudenziale.
- In casi eccezionali una delibera che dichiari l'interesse pubblico all'acquisizione dell'opera può ostare all'esecuzione, ma è necessaria una valutazione motivata del giudice dell'esecuzione che verifichi la sussistenza di specifiche esigenze pubbliche.
- Per opporsi efficacemente a un ordine di demolizione è fondamentale produrre documentazione amministrativa concreta (istanza di sanatoria/condono, provvedimenti comunali adottati formalmente, evidenze di imminente provvedimento incompatibile) e, se si invoca un danno irreversibile o uno 'stato di emergenza', dimostrare con elementi concreti la sussistenza della contingenza.
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