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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 34158/2024 del 10/09/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

Il ricorso è stato ritenuto fondato. La Corte ha annullato l'ordinanza impugnata e disposto il rinvio per un nuovo giudizio al Tribunale di Napoli, perché la condanna sopravvenuta (accertata in data 11 marzo 2011) è per pena di otto mesi, inferiore al limite di due anni previsto dalla norma, quindi la condizione ostativa su cui si è basato il diniego non sussiste.

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente impugna l'ordinanza con cui il Tribunale aveva rigettato la richiesta di revoca dell'ordine di esecuzione e di concessione dell'indulto sulla pena residua (3 anni, 11 mesi, 29 giorni). Il motivo dedotto è violazione dell'art. 1, comma 3, L. 241/2006: il Tribunale aveva negato l'indulto motivando il diniego con una sopravvenuta condanna nel quinquennio, ma quella condanna era per pena di otto mesi, mentre la norma prevede che l'indulto non possa essere concesso o debba essere revocato solo se la condanna nel quinquennio sia a pena detentiva "non inferiore a due anni".

Norme richiamate

  • art. 1, comma 3, L. 241/2006

    "non inferiore a due anni"

    la norma esclude la concessione o impone la revoca dell'indulto solo se il beneficiario ha riportato nel quinquennio una condanna a pena detentiva non inferiore a due anni per delitto non colposo; pertanto condanne con pena inferiore ai due anni non costituiscono ostativo

Massime di principio

  • Per valutare la concessione dell'indulto occorre verificare la durata effettiva della pena delle eventuali condanne sopravvenute: solo pene detentive "non inferiori a due anni" nel quinquennio ostano all'indulto.
  • Se il giudice dell'esecuzione nega l'indulto fondandosi su una condanna sopravvenuta, bisogna accertare esattamente la pena inflitta e la data del reato: se la pena è inferiore al limite previsto dalla norma il diniego è infondato.
  • La qualificazione del reato (delitto non colposo) e il computo temporale (commesso nel quinquennio dall'entrata in vigore della legge) sono elementi essenziali da verificare prima di escludere il beneficio.
  • Documentazione probatoria precisa sulle sentenze sopravvenute (data del reato, data di condanna, entità della pena) è determinante per ottenere l'annullamento del provvedimento motivato in modo errato.
  • In caso di errori di applicazione della norma da parte del giudice dell'esecuzione, è possibile ottenere l'annullamento con rinvio per nuovo giudizio.

Testo integrale

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