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Sentenza

Sentenza n. 4886/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 7

per la riforma per la riforma della sentenza del Tribunale amministrativo regionale per le Marche (sezione prima) n. 00778/2023, resa tra le parti.

Giustizia amministrativa202404355

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
Consiglio di Stato, Sez. VIISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: Sentenza del TAR Marche n. 778/2023, nella parte in cui aveva respinto il ricorso contro i dinieghi di condono e le ordinanze di demolizione relativi a immobili abusivi ubicati nel comprensorio di Rocca Priora

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (comune)

Prevale l’amministrazione

La controversia

La società ha impugnato i dinieghi di condono adottati dal Comune ai sensi della l. 47/1985 e le conseguenti ordinanze di demolizione riguardanti numerosi manufatti abusivi, alcuni collocati in area sottoposta al vincolo del c.d. decreto Galasso e altri in area esterna a tale vincolo. In appello ha dedotto, tra l’altro, eccesso di potere per contraddittorietà, irrazionalità manifesta, travisamento dei fatti e sviamento; violazione degli artt. 31 e seguenti, 32 e 35 della l. 47/1985; difetto di motivazione e di istruttoria; violazione dell’art. 8 CEDU e del principio di proporzionalità. La principale censura riguardava la pretesa contraddittorietà del comportamento comunale, che per decenni aveva sospeso i procedimenti di condono in attesa del Piano di recupero e aveva perseguito una soluzione di contemperamento tra gli interessi dei proprietari e la messa in sicurezza dell’area. La società sosteneva inoltre che il parere dell’Autorità di Bacino del 13 luglio 2007 non fosse utilizzabile per i propri immobili, perché riferito ad altri manufatti e risalente nel tempo, e che il Comune avrebbe dovuto acquisire uno specifico nuovo parere. Il Piano di recupero, tuttavia, prevedeva la demolizione degli edifici esistenti, la realizzazione delle opere di mitigazione del rischio idraulico e la successiva costruzione di nuovi manufatti in diversa configurazione. Il parere dell’Autorità di Bacino aveva ritenuto compatibili le opere abusive con il PAI esclusivamente se realizzate in conformità e aderenza alle prescrizioni del Piano di recupero.

La decisione

L’appello è stato respinto. Il Consiglio di Stato ha ritenuto corretta la sentenza del TAR, richiamando il precedente relativo ad analoghi immobili dello stesso comprensorio. Ai sensi dell’art. 32 della l. 47/1985, il condono in area vincolata è subordinato al parere dell’autorità preposta alla tutela del vincolo. Il parere dell’Autorità di Bacino del 13 luglio 2007 aveva natura favorevole soltanto condizionata: la compatibilità con il PAI sussisteva se le opere fossero state realizzate in conformità al Piano di recupero. Poiché il Piano prevedeva la demolizione dei manufatti abusivi e la loro sostituzione dopo la realizzazione delle opere di mitigazione del rischio idraulico, la permanenza degli immobili rendeva insussistente la condizione cui era subordinato il parere. Il parere doveva quindi considerarsi sostanzialmente negativo rispetto alla sanatoria, rendendo il diniego di condono atto dovuto e vincolato. È stata ritenuta irrilevante la precedente sospensione del procedimento di condono, perché disposta in attesa della conclusione della procedura amministrativa relativa alla variante di recupero urbanistico, poi definitivamente approvata, e non fino all’esecuzione del Piano. È stato altresì escluso che l’inerzia o le pregresse condotte comunali potessero fondare un affidamento tutelabile sulla conservazione di opere abusive, realizzate volontariamente contra legem. Il richiamo all’art. 8 CEDU è stato ritenuto inconferente, trattandosi di immobili societari destinati a uso ricreativo stagionale e deposito, non a stabile abitazione. Il principio di proporzionalità è stato ritenuto non applicabile a un provvedimento vincolato. Le ulteriori censure sono state ritenute irrilevanti, perché anche il loro eventuale accoglimento non avrebbe potuto determinare l’annullamento dei dinieghi, e in parte generiche. La mancata acquisizione di un parere specifico è stata considerata una violazione meramente formale e non invalidante, poiché il parere già reso riguardava l’intero comprensorio, la situazione dei manufatti era omogenea e lo stato dei luoghi non era mutato. Le spese del grado sono state poste a carico della società appellante e liquidate in euro 4.000, oltre accessori e spese generali se dovuti.

Norme richiamate

  • art. 32 l. 47/1985

    Il rilascio del provvedimento conclusivo di condono è subordinato al parere dell’Ente preposto alla tutela del vincolo.

    Il parere dell’autorità preposta è condizione per la definizione favorevole del condono in area vincolata; quando il parere è favorevole solo a condizione della conformità dell’opera a un Piano di recupero e tale condizione non si verifica, il diniego di condono è dovuto e vincolato.

  • artt. 31 e seguenti l. 47/1985

    La disciplina del condono edilizio è stata richiamata in relazione ai dinieghi di sanatoria e agli effetti della non conformità degli immobili alle prescrizioni del Piano di recupero.

  • art. 35 l. 47/1985

    La norma è stata dedotta tra i motivi di appello, ma la sentenza non ne sviluppa un’autonoma interpretazione decisiva.

  • art. 21-octies, comma 2, l. 241/1990

    Il parere dell’Autorità di Bacino del 13 luglio 2007 ... può ritenersi ragionevolmente estensibile ai manufatti oggetto del presente ricorso.

    La mancata acquisizione di un nuovo parere specifico costituisce vizio formale non invalidante quando il parere già acquisito riguarda l’intero comprensorio, le situazioni dei manufatti sono omogenee, lo stato dei luoghi non è mutato e l’esito del procedimento non avrebbe potuto essere diverso.

  • art. 8 CEDU

    Il richiamo al diritto al rispetto della vita privata e familiare e del domicilio è inconferente rispetto a manufatti di proprietà di una società destinati a uso ricreativo stagionale e deposito di attrezzature da pesca.

  • art. 87, comma 4-bis, c.p.a.

    La causa è stata trattata in camera di consiglio da remoto nell’ambito dell’udienza straordinaria di smaltimento dell’arretrato.

Massime di principio

  • Quando il parere dell’autorità preposta alla tutela del vincolo subordina la compatibilità dell’opera abusiva alla sua conformità a un Piano di recupero e il Piano prevede la demolizione dell’opera esistente, la mancata demolizione determina il mancato avveramento della condizione e rende il diniego di condono atto dovuto e vincolato.
  • In presenza di un diniego di condono vincolato perché l’opera non è compatibile con il vincolo ambientale o idrogeologico secondo le condizioni poste dall’autorità competente, non assumono rilievo le pregresse sospensioni del procedimento, le intese con i privati o il tempo trascorso, se non risultano idonei a modificare i presupposti legali della sanatoria.
  • La realizzazione volontaria di un’opera abusiva non integra, di regola, una situazione antigiuridica incolpevole idonea a fondare un legittimo affidamento sulla sua conservazione, neppure quando l’amministrazione abbia tollerato per lungo tempo la permanenza del manufatto o abbia rinviato l’adozione dei provvedimenti repressivi.
  • La mancata acquisizione di un nuovo parere dell’autorità competente non invalida il provvedimento quando un parere precedente, riferito all’intero comprensorio, è applicabile a immobili omogenei, lo stato dei luoghi è rimasto invariato e il contenuto dispositivo non avrebbe potuto essere diverso.
  • Il principio di proporzionalità non consente di sostituire valutazioni discrezionali a un esito imposto dalla legge e dal parere vincolante dell’autorità competente: nei procedimenti di condono a contenuto vincolato, la sussistenza dei presupposti legali conduce necessariamente al diniego.

Come è indicizzato

MaterieSanatoria e condono edilizioAbusi edilizi e sanzioniBonifiche e siti contaminatiAppello
RamiEdiliziaAmbienteProcesso amministrativo
SottomaterieOrdinanza di demolizioneDecorso del tempo e affidamento del responsabile
IstitutiDiscrezionalità amministrativa e tecnicaLegittimo affidamentoDifetto di istruttoriaVizi formali non invalidanti

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