Sentenza n. 1596/2026 - Roma, Sezione 5B
per l'annullamento DEL DECRETO ADOTTATO IL GIORNO 24.12.2019 DAL MINISTERO DELL'INTERNO E NOTIFICATO ALL'INTERESSATO IN DATA 29.1.2020 CON IL QUALE VENIVA RESPINTA LA DOMANDA DI RILASCIO DELLA CITTADINANZA ITALIANA PRESNETATA DA -OMISSIS- DISTINTA AL K10.-OMISSIS-
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: diniego di concessione della cittadinanza italiana adottato dal Ministero dell'Interno
Esito
Favorevole al resistente (ministero)
Prevale l’amministrazione
La controversia
Il ricorrente aveva presentato domanda di cittadinanza italiana ai sensi dell'art. 9, comma 1, lettera f), della legge n. 91/1992. Il Ministero aveva respinto la domanda valorizzando una pluralità di vicende a suo carico: una segnalazione per violazione di domicilio e violenza privata, una segnalazione per guida sotto l'influenza dell'alcool e le conseguenti sospensioni della patente. Il diniego considerava inoltre la denuncia a carico della madre convivente del richiedente. Il ricorrente deduceva la violazione dell'art. 9, comma 1, lettera f), della legge n. 91/1992 e l'eccesso di potere per motivazione apparente e tautologica, difetto di istruttoria, manifesta ingiustizia e travisamento dei fatti. Sosteneva che l'Amministrazione avesse considerato esclusivamente le vicende penali, senza valutare adeguatamente le sue caratteristiche personali e gli elementi favorevoli, senza effettuare un effettivo bilanciamento tra interesse pubblico e interesse alla concessione dello status civitatis. Contestava inoltre la rilevanza delle vicende non definite con condanna, di quelle risalenti e della posizione della madre convivente. Il Ministero chiedeva il rigetto del ricorso.
La decisione
Il TAR ha respinto il ricorso e compensato le spese. Ha ritenuto legittimo l'esercizio dell'ampia discrezionalità ministeriale prevista dall'art. 9 della legge n. 91/1992. Le vicende relative alla violazione di domicilio e violenza privata e alla guida sotto l'influenza dell'alcool ricadevano nel decennio antecedente alla domanda e, considerate unitariamente, evidenziavano una pluralità di condotte e un possibile contesto di illegalità idonei a incidere sul giudizio globale di affidabilità e integrazione del richiedente. Il giudice ha escluso che l'assenza di condanne definitive impedisse la valutazione amministrativa negativa: l'accertamento della responsabilità penale e la valutazione amministrativa dell'affidabilità, dell'assimilazione dei valori fondamentali e della futura integrazione operano su piani autonomi e con diverso rigore probatorio. Ha quindi ritenuto legittimo considerare anche mere denunce e risultanze penali non definite, purché inserite in una valutazione complessiva e prognostica, nonché situazioni di astratta pericolosità sociale. Il diniego non è stato ritenuto manifestamente irragionevole o sproporzionato, poiché l'interesse pretensivo del richiedente è stato ritenuto recessivo rispetto alla tutela della convivenza sociale e dell'ordine pubblico. Il TAR ha inoltre ritenuto legittima la valorizzazione della condotta penalmente rilevante della madre convivente, quale elemento riguardante l'integrazione del nucleo familiare e il contesto nel quale il richiedente sviluppa la propria personalità. La motivazione è stata giudicata sufficiente e coerente con il giudizio prognostico sull'affidabilità del richiedente.
Norme richiamate
art. 9, comma 1, lettera f), l. 91/1992
La concessione della cittadinanza per naturalizzazione implica un potere altamente discrezionale dell'Amministrazione, chiamata a valutare complessivamente l'integrazione, l'affidabilità e la compatibilità dell'attribuzione dello status civitatis con l'interesse pubblico e la tutela dell'ordinamento.
artt. 614 e 610 c.p.
Le contestazioni per violazione di domicilio e violenza privata sono state considerate, insieme agli altri elementi, quali vicende rilevanti per la valutazione amministrativa dell'affidabilità e dell'integrazione del richiedente.
art. 186, comma 2, d.lgs. 285/1992
La segnalazione per guida sotto l'influenza dell'alcool è stata ritenuta elemento valutabile ai fini del giudizio prognostico sull'osservanza delle regole fondamentali della convivenza e sull'affidabilità del richiedente, anche in assenza di condanna definitiva.
art. 10-bis l. 241/1990
Il preavviso di diniego è stato comunicato al richiedente, che ha presentato osservazioni; il giudice ha ritenuto comunque legittimo il successivo diniego.
Massime di principio
- Nel procedimento di concessione della cittadinanza italiana per naturalizzazione, l'Amministrazione esercita un potere ampiamente discrezionale e deve formulare una valutazione complessiva sull'integrazione, sull'affidabilità del richiedente e sulla compatibilità dell'attribuzione dello status civitatis con la tutela dell'ordine pubblico e dei valori fondamentali dell'ordinamento.
- Ai fini del diniego della cittadinanza, le risultanze di vicende penali possono essere valutate sul piano amministrativo anche quando non sia intervenuta una condanna definitiva o il procedimento penale abbia avuto un esito diverso, poiché la valutazione dell'affidabilità e dell'integrazione opera su un piano autonomo rispetto all'accertamento della responsabilità penale e secondo un diverso standard probatorio.
- La legittimità del diniego fondato su vicende penali non definitive richiede una valutazione non atomistica ma complessiva e concreta degli elementi disponibili, dalla quale emerga, senza manifesta irragionevolezza o sproporzione, un giudizio prognostico negativo sull'affidabilità, sull'assimilazione dei valori dell'ordinamento o sulla futura integrazione del richiedente.
- Nella valutazione dell'integrazione ai fini della cittadinanza, l'Amministrazione può considerare anche condotte penalmente rilevanti di un familiare convivente, quando lo stretto rapporto di parentela e la convivenza rendano tale elemento significativo del contesto familiare nel quale il richiedente vive e sviluppa la propria personalità.
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