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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 29861/2025 del 27/08/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Pace Mauro ha impugnato l'ordinanza del Tribunale del Riesame di Palermo che aveva sostituito la custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari relativamente al capo per tentata estorsione (in concorso con Sansone Roberto) e per la contestata aggravante di cui all'art. 416‑bis.1 c.p. Il ricorrente ha dedotto: (1) insufficienza della gravità indiziaria ritenendo che il suo ruolo si sia limitato all'attività professionale di architetto e che la sua presenza e le intercettazioni fossero tecniche e non contributive alla minaccia; (2) illegittimità del riconoscimento della circostanza aggravante collegata a Cosa Nostra, sostenendo che si trattava di una vicenda tra privati e che il riferimento a Giuseppe Sansone era dovuto a ragioni tecniche; (3) difetto delle esigenze cautelari, contestando la fondatezza del pericolo di inquinamento probatorio e della reiterazione del reato.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto che, ai fini cautelari, i gravi indizi di colpevolezza risultino dallo stato degli atti e siano stati valutati correttamente dal Tribunale del Riesame. Ha condiviso la ricostruzione che Pace non si limitò a compiti meramente tecnici ma, con incontri ripetuti e scambi intercettati, fornì supporto consapevole alla minaccia estorsiva; la qualificazione della circostanza aggravante di cui all'art. 416‑bis.1 c.p. è risultata adeguatamente motivata; inoltre le esigenze cautelari (pericolo di inquinamento probatorio e di reiterazione) sono state motivate in modo concreto e attuale. Conseguentemente il ricorso è stato respinto e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 56 c.p.

    Richiamata in relazione alla nozione di tentativo: la condotta contestata è stata qualificata come tentativo di estorsione, valutato come "prova allo stato degli atti" ai fini cautelari

  • art. 629 c.p., comma secondo

    Norma che disciplina l'estorsione; la vicenda è inquadrata come tentativo di estorsione ai sensi di tale articolo, previa considerazione degli elementi indiziari raccolti

  • art. 628 c.p., comma terzo n. 1

    Richiamato nella prospettazione normativa connessa ai reati patrimoniali contestati in relazione alla condotta; il riferimento è funzionale alla ricostruzione delle modalità del fatto

  • art. 416‑bis, comma 1 c.p.

    Riconosciuta come circostanza aggravante collegata all'agevolazione di Cosa Nostra: il Tribunale ha ritenuto che l'evocazione della figura di Giuseppe Sansone e il contesto abbiano dimostrato un fine di agevolazione dell'organizzazione e un'intimidazione idonea a integrare l'aggravante

Massime di principio

  • Ai fini delle misure cautelari, i "gravi indizi" vanno valutati come prova allo stato degli atti: non è richiesta la prova definitiva, ma una valutazione documentata e logicamente coerente degli elementi probatori raccolti
  • La mera presenza di una persona non è automaticamente penalmente rilevante: occorre valutare se quella presenza, con comportamento ripetuto o con scambi comunicativi, abbia concretamente contribuito a rafforzare o agevolare la minaccia estorsiva
  • Le intercettazioni possono costituire elemento indiziario valido in sede cautelare salvo che ricorra il travisamento della prova; in Cassazione una diversa interpretazione è consentita solo se emerge un errore decisivo nella ricostruzione del merito
  • Per il riconoscimento dell'aggravante ex art. 416‑bis.1 c.p. è necessario un nesso utile tra la condotta contestata e l'agevolazione o l'uso dell'intimidazione tipica dell'organizzazione mafiosa: l'evocazione di soggetti notoriamente legati all'organizzazione può essere ritenuta idonea a integrare l'aggravante se contestualizzata e motivata
  • Le esigenze cautelari (pericolo di inquinamento probatorio e di reiterazione) devono essere dimostrate con elementi concreti e attuali: residuare valutazioni generiche o astratte può giustificare la reiezione del provvedimento, mentre elementi fattuali come incontri ripetuti, modalità della condotta e contatti successivi costituiscono basi sufficienti

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