Cassazione Penale, Ordinanza n. 35044/2026 del 30/09/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Due imputati hanno presentato un unico ricorso contro la sentenza della Corte d'appello di Torino del 29 gennaio 2026, che ne aveva affermato la responsabilità per il reato contestato. Con un unico motivo hanno denunciato il difetto di motivazione sull'affermazione di responsabilità. La Corte di cassazione ha ritenuto che le doglianze investissero mere questioni di fatto e fossero manifestamente infondate: la motivazione di merito aveva ricostruito le false e ingannevoli prospettazioni con cui gli imputati avevano indotto la vittima ad acquistare telefoni cellulari ricorrendo a finanziamenti per lei insostenibili, promettendo di rivenderli e di versarle il ricavato, promessa poi non mantenuta; gli imputati si erano quindi resi irreperibili. Il testo non indica gli articoli né la denominazione del reato contestato.
La decisione
La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibili entrambi i ricorsi, ritenendo manifestamente infondato l'unico motivo e rilevando che la motivazione della Corte d'appello sulla sussistenza degli elementi costitutivi del reato era esente dai vizi logici e giuridici denunciati. Ciascun ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di 3.000 euro in favore della Cassa delle ammende. La responsabilità penale affermata in appello resta ferma.
Massime di principio
- È inammissibile il ricorso per cassazione che, sotto la forma della denuncia di un difetto di motivazione, si risolva in mere doglianze di fatto e non individui effettivi vizi logici o giuridici della motivazione impugnata.
- La motivazione sull'affermazione di responsabilità è adeguata quando ricostruisce le prospettazioni false e ingannevoli che hanno indotto la vittima in errore e collega tali condotte agli elementi costitutivi del reato contestato.
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