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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 41865/2024 del 13/11/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte di cassazione ha ritenuto il ricorso fondato. Ha censurato la Corte territoriale per avere applicato aumenti di pena non adeguatamente motivati e in parte superiori a quelli delle sentenze precedenti (violazione del divieto di reformatio in peius) e per un errore nel calcolo della pena unica complessiva. Ha annullato la sentenza impugnata e ha disposto il rinvio alla Corte di appello di Torino per un nuovo giudizio.

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente denunciava violazione di legge e vizio di motivazione in ordine alla determinazione degli aumenti di pena per i reati ritenuti unificati ex art. 81, comma 2, cod. pen. e in ordine al calcolo della pena complessiva. In particolare ha prospettato il divieto di reformatio in peius per l'aumento delle porzioni di pena rispetto alle sentenze precedenti e ha rilevato un errore materiale nel computo della pena complessiva (la pena indicata di 2 anni, 8 mesi e 20 giorni doveva essere 2 anni, 7 mesi e 20 giorni).

Norme richiamate

  • art. 81 cod. pen., comma 2

    art. 81, comma 2, cod. pen.

    La norma disciplina il cumulo giuridico e l'aumento di pena per i reati commessi con la medesima deliberazione ovvero in un disegno criminoso unitario. La Corte ha ritenuto che l'applicazione della misura aumentativa richiede confronto con le precedenti determinazioni e adeguata motivazione; non è consentito aumentare le porzioni di pena rispetto a quelle applicate con sentenze definitive senza valida giustificazione.

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen., comma 1

    art. 173, comma 1, disp. att. cod. proc. pen.

    Riferito ai limiti entro i quali il ricorso per cassazione è stato articolato; nel caso ha determinato i confini della doglianza ammessa in cassazione (ossia una censura unica relativa a motivazione e determinazione della pena).

  • Principio del divieto di reformatio in peius (giurisprudenziale)

    Principio secondo cui il giudice di rinvio non può aggravare la posizione del ricorrente rispetto a quanto già deciso nella precedente sentenza non impugnata dal medesimo; la Corte ha ritenuto che il giudice del rinvio ha violato tale principio incrementando, senza adeguata motivazione, le porzioni di pena applicate rispetto alle sentenze precedenti.

Massime di principio

  • Su rinvio, il giudice non può peggiorare la posizione dell'imputato rispetto a quanto già statuìto (divieto di reformatio in peius): ogni aumento rispetto a precedenti determinazioni deve essere motivato in modo espresso e confrontato con le statuizioni anteriori.
  • Nella determinazione della pena unica ex art. 81 cod. pen. occorre partire dalla pena base per il reato più grave e aggiungere le porzioni di aumento per gli altri reati; il calcolo deve essere aritmeticamente corretto e chiaramente motivato (inclusi gli effetti delle riduzioni per il rito).
  • Se parti delle precedenti sentenze sono ormai cosa giudicata riguardo alla responsabilità o al disegno criminoso, il giudice del rinvio deve spiegare perché riconosce o esclude la continuazione rispetto a quei fatti, valutando le argomentazioni difensive (es. la rilevanza di fattori personali come il disturbo da gioco).
  • La Corte di cassazione annulla e rinvia quando riscontra aumenti ingiustificati, carenza di motivazione sul cumulo o errori nel computo della pena; in questi casi il nuovo giudizio dovrà correggere motivazione e calcolo.
  • Nel verificare la pena complessiva è fondamentale distinguere tra importi lordi e netti (considerare le riduzioni per il rito) e rendere trasparente il confronto con le precedenti statuizioni per evitare inesattezze numeriche e violazioni di diritto.

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