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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 19275/2022 del 16/05/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che aveva rigettato l'istanza di revoca o modifica della misura cautelare dell'obbligo di dimora applicata per il reato di lesioni personali (derubricato dal tentato omicidio). Il ricorrente ha dedotto violazione di legge e vizio di motivazione sostenendo: 1) la Corte non avrebbe tenuto conto della derubricazione intervenuta nel giudizio di merito, con incidenza sulla gravità del reato e sul pericolo di reiterazione; 2) la valutazione del pericolo di reiterazione sarebbe generica e priva di indici concreti; 3) non sarebbe stata valorizzata la durata del tempo trascorso sotto misura insieme al comportamento processuale dell'imputato (confessione e risarcimento del danno).

La decisione

Il ricorso è stato dichiarato manifestamente infondato e inammissibile. La Corte ha ritenuto che l'ordinanza impugnata avesse correttamente preso atto della derubricazione e motivato la persistenza della particolare gravità del fatto. Ha inoltre considerato adeguata la valutazione del rischio di reiterazione, fondata sulla personalità dell'imputato e sui gravi precedenti penali. La Corte ha osservato che il tempo trascorso sotto misura non è di per sé decisivo e che gli elementi invocati dal ricorrente (presunta confessione e risarcimento) non risultano dall'ordinanza e non erano provati dall'istante. Conseguentemente, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e alla somma di €3.000,00 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • Decreto-legge n.137 del 2020, art. 23, comma 8

    Riferimento alla procedura cartolare per il trattamento del procedimento; la sentenza è stata trattata in forma cartolare ai sensi della norma.

  • Decreto-legge 23 luglio 2021, n.105, art.7

    Ulteriore richiamo alla disciplina sulla trattazione cartolare dei procedimenti, citata quale norma applicabile al caso.

  • Principio giurisprudenziale sulla qualificazione del fatto in sede cautelare

    Il giudice della cautela normalmente non può assumere una qualificazione giuridica diversa da quella definita nel giudizio di merito senza adeguata motivazione; tuttavia, se il giudice della cautela prende atto della derubricazione e motiva la persistenza della gravità storica del fatto, la valutazione è legittima.

  • Principio giurisprudenziale sul tempo trascorso sotto misura cautelare

    Il tempo trascorso sotto misura cautelare non costituisce di per sé elemento sufficiente per escludere il pericolo di reiterazione; occorrono elementi nuovi e concreti che comprovino la venuta meno della pericolosità.

Massime di principio

  • La derubricazione del reato in sede di merito deve essere presa in considerazione dal giudice cautelare, ma non impedisce che lo stesso giudice valuti la gravità storica del fatto e confermi la misura se ritiene che permangano indici rilevanti.
  • Il tempo trascorso sotto misura cautelare non è automaticamente risolutivo: per ottenere la revoca o la modifica della misura occorre dimostrare elementi nuovi e concreti che scalfiscano il rischio di reiterazione.
  • Chi chiede la revoca o la modifica della misura ha l'onere di provare fatti nuovi o circostanze attenuanti non ancora valutate (es. prova documentale della confessione, prova del risarcimento effettivamente posto in essere, cambiamenti personali certificabili).
  • La valutazione del pericolo di reiterazione può fondarsi su elementi della personalità dell'imputato e sui precedenti penali; tali indici, se adeguatamente motivati, sono idonei a giustificare il mantenimento della misura cautelare.
  • In un ricorso va distinto con precisione quali doglianze sono di diritto (violazione di legge) e quali sono di merito (vizio di motivazione); mancare in questa distinzione può portare all'inammissibilità o al rigetto del ricorso.
  • Per aumentare le chance di successo in istanze di revoca/modifica cautelare: documentare chiaramente il cambiamento di situazione, produrre prove del comportamento collaborativo, attestati riabilitativi o terapeutici, e contestualizzare la derubricazione rispetto alla concreta pericolosità residua.

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