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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 48564/2023 del 06/12/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione avverso la sentenza della Corte d'Appello di Catania per vizio di violazione di legge e difetto di motivazione: si è censurato che la Corte avrebbe dedotto la maggiore pericolosità del ricorrente unicamente dai precedenti penali e non dalla concreta valutazione del nuovo fatto criminoso, senza verificare se la reiterazione dimostrasse una maggiore colpevolezza o pericolosità personale

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto che la Corte di appello abbia correttamente applicato i criteri di valutazione della recidiva: i precedenti penali sono stati considerati non come mero riscontro formale ma per delineare il profilo criminale che, unitamente al nuovo fatto e alla circostanza che le precedenti carcerazioni non hanno avuto effetto deterrente, dimostra una scelta di vita del ricorrente e una accresciuta capacità delinquenziale. Confermata dunque l'applicazione della recidiva e la riforma della pena come operata in appello. Il ricorrente è stato inoltre condannato al pagamento delle spese processuali

Norme richiamate

  • art. 75, comma 2, d.lgs. n. 159/2011

    per aver violato gli obblighi della sorveglianza speciale

    Individua il fatto-reato contestato: la violazione degli obblighi imposti dalla misura di sorveglianza speciale

  • art. 99, comma quarto, cod. pen.

    Norma sulla recidiva: disciplina l'incremento della pena in presenza di precedenti; il suo accertamento richiede valutazione concreta della reiterazione e della maggiore offensività o pericolosità del reo, non il mero riscontro formale dei precedenti

  • Sez. U. n. 35738 del 27/05/2010 (Rv. 247838) - giurisprudenza

    "... in presenza di contestazione della recidiva a norma di uno dei primi quattro commi dell'art. 99 cod. pen., è compito del giudice quello di verificare in concreto se la reiterazione dell'illecito sia sintomo effettivo di riprorevolezza della condotta e di pericolosità del suo autore, avuto riguardo alla natura dei reati, al tipo di devianza di cui essi sono il segno, alla qualità e al grado di offensività dei comportamenti, alla distanza temporale tra i fatti e al livello di omogeneità esistente tra loro, all'eventuale occasionalità della ricaduta e a ogni altro parametro individualizzante significativo della personalità del reo e del grado di colpevolezza, al di là del mero e indifferenziato riscontro formale dell'esistenza di precedenti penali"

    Fornisce il criterio applicativo: la recidiva va accertata mediante valutazione concreta e plurifattoriale della personalità, della natura e dell'omogeneità dei reati e della pregnanza del nuovo fatto rispetto al profilo criminoso del soggetto

Massime di principio

  • La contestazione della recidiva impone al giudice una valutazione concreta e motivata: non basta l'accertamento formale dei precedenti, occorre verificare se la reiterazione indichi effettiva maggiore pericolosità o riprovevolezza
  • I precedenti penali possono essere utilizzati legittimamente per delineare il profilo criminale del reo e per valutare se il nuovo reato dimostri una scelta di vita o inefficacia delle misure detentive come deterrente
  • Per resistere all'applicazione della recidiva, il ricorrente deve dimostrare l'assenza di omogeneità o rilevanza del nuovo reato rispetto al passato criminale, l'occasionalità della recidiva o la mancanza di indice di maggiore pericolosità
  • Nelle motivazioni del giudice devono comparire i parametri indicati dalla giurisprudenza (natura dei reati, distanza temporale, omogeneità, occasionalità, profili individuali): la loro mancanza o lacunosità può costituire motivo di impugnazione
  • In pratica, se i precedenti e le recidive mostrano che le carcerazioni non hanno avuto effetto deterrente e c'è una ripetizione coerente di comportamenti offensivi, è probabile che il giudice applichi la recidiva e aumenti la pena

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