Cassazione Penale, Sentenza n. 35472/2023 del 23/08/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza del 28/09/2022 con cui il Tribunale di sorveglianza ha negato la detenzione domiciliare ai sensi dell'art. 16-nonies d.l. n.8/1991 (conv. L. n.82/1991) in favore di Cavaliere, collaboratore di giustizia condannato a 30 anni per omicidio (tentato e consumato) in concorso, ricettazione e violazione della legge sulle armi, con aggravanti ex art. 7 L. n.203/1991. Il Tribunale ha fondato il rigetto sulla gravità e consistenza del pregresso criminale (anche per associazione mafiosa ed estorsione), su carichi pendenti, sulla dichiarata delinquenza abituale e misura di sicurezza, sulla somma della pena da espiare (fine pena indicato al 2044), sulla insoddisfacente revisione critica del proprio passato e sull'assenza di ravvedimento pieno nonostante la collaborazione. Il ricorrente ha dedotto che il Tribunale non ha adeguatamente valorizzato elementi favorevoli al ravvedimento: collaborazione effettiva e regolare, parere favorevole della Procura Nazionale Antimafia, relazione di sintesi favorevole (osservazione carceraria di 6 anni), la concessione di numerosi permessi premio (10) sempre con esito positivo, legami familiari forti e concreta volontà di cambiamento.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che le censure proposte chiedessero una rivalutazione di fatti e di atti (inammissibile in sede di legittimità) e che il Tribunale di sorveglianza abbia motivato in modo lineare e non manifestamente illogico il diniego del beneficio. La Corte ha richiamato la giurisprudenza (Sez.1, n.43256/2018, Sarno) secondo cui la collaborazione non determina di per sé una presunzione di ravvedimento: è necessario che emergano ulteriori e specifici elementi che dimostrino in positivo, anche solo con ragionevole probabilità, l'effettiva sussistenza del ravvedimento. La Corte ha quindi confermato la valutazione prudente del Tribunale, ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha condannato il ricorrente alle spese processuali e al versamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.
Norme richiamate
art. 16-nonies d.l. 8/1991 convertito nella L. n.82/1991
art. 16-nonies d.l. 15/01/1991 n.8 conv. L. 15/03/1991 n.82
Il requisito del "ravvedimento" previsto dalla norma non può essere desunto automaticamente dalla sola collaborazione o dalla mancanza di persistenti collegamenti con l'organizzazione criminale; richiede elementi ulteriori e specifici, che dimostrino in positivo l'effettiva sussistenza del ravvedimento, anche solo in termini di ragionevole probabilità.
art. 7 legge n.203/1991
art. 7 L. 23/10/1991 n.203
Richiamata come causa di aggravazione per i reati contestati a Cavaliere; contribuisce alla valutazione complessiva della pericolosità e della gravità del passato criminale del ricorrente.
art. 173 disp. att. cod. proc. pen.
art. 173 disp. att. cod. proc. pen.
Norma che limita la trattazione dei motivi in cassazione per come è stata applicata: la Corte ha sintetizzato le censure nei limiti consentiti e ha ritenuto che il ricorso, di fatto, chiedesse una rivalutazione fattuale vietata in sede di legittimità.
art. 616 cod. proc. pen.
Presuppone la condanna alle spese processuali per il ricorrente dichiarato inammissibile; la Corte ha anche disposto il pagamento di una somma alla Cassa delle ammende in via equitativa.
Giurisprudenza: Sez.1, n.43256 del 22/05/2018 (Sarno), Rv. 274517
Sez.1, n.43256 del 22/05/2018, Sarno, Rv. 274517
Precedente richiamato che stabilisce il principio secondo cui la collaborazione non basta a presupporre il ravvedimento necessario per la concessione di benefici penitenziari; è richiesto che emergano ulteriori concreti elementi positivi a sostegno del ravvedimento.
Massime di principio
- La mera qualità di "collaboratore di giustizia" non determina automaticamente il riconoscimento del 'ravvedimento' necessario per ottenere benefici penitenziari ex art. 16-nonies: servono elementi aggiuntivi, specifici e concreti a dimostrare il cambiamento.
- Le valutazioni del Tribunale di sorveglianza sulla pericolosità sociale, sulla revisione critica del passato e sull'interiorizzazione del ravvedimento sono valutazioni di fatto che la Cassazione controlla limitatamente; un ricorso che chieda la riconsiderazione dei fatti è spesso inammissibile.
- Fattori che pesano negativamente: pesante passato criminale (soprattutto con reati di mafia o estorsione), carichi pendenti, dichiarazioni di delinquenza abituale, misure di sicurezza, entità residua della pena, condanne irrevocabili sopravvenute; questi elementi possono prevalere anche se esistono episodi di buona condotta.
- Per aumentare la probabilità di successo in casi analoghi è utile produrre prove concrete e durature del ravvedimento: osservazione intramuraria prolungata e senza rilievi, percorso trattamentale significativo e progressivo, esiti positivi ripetuti di misure esterne (permessi, misure alternative) per un periodo non marginale, documentazione dettagliata sulla cessazione di legami criminali e valutazioni favorevoli di organismi terzi (es. psichiatria/psicologia, servizi trattamentali).
- Evitare di reiterare istanze senza un significativo incremento di elementi nuovi rispetto a precedenti rigetti: presentare la domanda troppo vicino a un precedente diniego riduce le possibilità di successo perché la valutazione del Tribunale può ritenere insufficiente la progressione trattamentale.
- Quando la questione è essenzialmente di fatto (esame della credibilità del ravvedimento, valutazione della pericolosità), il rimedio più efficace non è la cassazione per vizio di motivazione, ma la produzione di nuovi elementi probatori e il ricorso agli strumenti previsti per rinnovare la valutazione (nuove istanze al Tribunale di sorveglianza con prove rilevanti).
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