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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 25071/2023 del 09/06/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente ha proposto sei motivi: 1) nullità, contraddittorietà e illogicità della motivazione riguardo alla sua qualificazione come amministratore di fatto; 2) vizi analoghi sulla prova dei reati contestati (bancarotta documentale e patrimoniale), con rilievo che le scritture sarebbero state trasferite in Romania e che la responsabilità patrimoniale sarebbe infondata; 3) mancata prova del nesso causale tra le condotte ascritte e il fallimento; 4) assenza del dolo, essendosi trattato solo di volontà di ridurre i costi in fase di crisi; 5) mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche, in particolare per la condotta collaborativa durante la procedura fallimentare; 6) insussistenza dell'aggravante del danno di rilevante gravità e mancanza di motivazione sugli aumenti di pena per le circostanze aggravanti.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha richiamato che i motivi replicano pedissequamente le deduzioni d'appello senza confrontarsi con la motivazione della Corte territoriale, che aveva correttamente valutato le dichiarazioni del ricorrente e le testimonianze rilevanti sulla sua posizione di "dominus"/amministratore di fatto. Sulla bancarotta documentale la Corte territoriale ha ritenuto che il ricorrente avrebbe potuto consegnare copie al curatore; sulla bancarotta patrimoniale ha valorizzato gli accertamenti del curatore e del consulente che hanno individuato operazioni distrattive il cui controvalore non è stato versato alla società fallita. La Corte ha inoltre ribadito principi di legittimità: non è necessario il nesso causale tra distrazioni e fallimento per la bancarotta patrimoniale e il dolo richiesto è il dolo generico (non è necessaria la consapevolezza dello stato di insolvenza). Ha ritenuto sussistente l'aggravante del danno di rilevante gravità (passivo > 1,1 milioni; singola distrazione > 550.000 euro) e ha considerato non illogici gli aumenti di pena applicati dalla Corte d'appello. Conseguentemente il ricorso è stato dichiarato inammissibile e il ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000 alla cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 219 legge fallimentare

    Aggravante per l'autore dei reati fallimentari quando il danno arrecato è di rilevante gravità; va valutata sulla base dei beni sottratti all'esecuzione concorsuale piuttosto che sul solo ammontare del passivo

  • art. 606, comma 1, lett. e) cod. proc. pen.

    Consente la censura in Cassazione per vizi della motivazione; la Corte sottolinea che chi invoca questo vizio deve indicare con precisione se la motivazione manca, è contraddittoria o illogica e in quali parti

  • art. 173, comma 1, disp. att. cod. proc. pen.

    Limiti di specificazione dei motivi di ricorso in cassazione (richiama i limiti procedurali sull'enunciazione dei motivi)

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Prevede la condanna alle spese e le sanzioni pecuniarie in caso di inammissibilità del ricorso; qui applicata per condannare il ricorrente al pagamento delle spese e di euro 3.000 alla cassa delle ammende

  • Sez. U, n. 22474 del 31/03/2016 (Passarelli)

    Giurisprudenza di legittimità richiamata per affermare che per la bancarotta fraudolenta patrimoniale non è necessario dimostrare un nesso causale tra le distrazioni e il fallimento; è sufficiente il depauperamento dell'impresa destinando risorse a impieghi estranei

  • Giurisprudenza sulla natura del dolo nella bancarotta per distrazione

    L'elemento soggettivo è il dolo generico: è sufficiente la consapevole volontà di destinare il patrimonio sociale a fini diversi da quelli di garanzia delle obbligazioni sociali; non è necessaria la consapevolezza dello stato di insolvenza né lo scopo di ledere i creditori

Massime di principio

  • In Cassazione un ricorso che riproponga pedissequamente i motivi già formulati in appello e motivatamente respinti è inammissibile: è necessario confrontare punto per punto la motivazione della corte territoriale e indicare esattamente dove essa manchi, sia contraddittoria o illogica
  • Quando si deduce il vizio di motivazione ai sensi dell'art. 606 c.p.p., il ricorrente deve specificare chiaramente quale profilo (mancanza, contraddittorietà o illogicità) si contesta per ciascun passaggio motivazionale; la formulazione generica o cumulativa porta all'inammissibilità
  • Sulle questioni di fatto (valutazione delle prove, riscontro delle testimonianze, valutazioni tecniche del curatore o del consulente) la Corte di Cassazione interviene solo se la motivazione è manifestamente carente o illogica; non è ammessa una semplice rivalutazione ex novo delle prove
  • Per la bancarotta fraudolenta patrimoniale non è necessario dimostrare che le condotte distrattive abbiano causato direttamente il fallimento: è sufficiente che abbiano determinato un depauperamento del patrimonio aziendale destinandolo a usi estranei
  • Il dolo nella bancarotta per distrazione è dolo generico: conta la volontà consapevole di sottrarre beni all'azienda per finalità estranee, non la consapevolezza dell'insolvenza o l'intenzione specifica di danneggiare i creditori
  • L'aggravante del danno di rilevante gravità si valuta in relazione al valore complessivo dei beni sottratti all'esecuzione concorsuale e non semplicemente in relazione all'ammontare del passivo; anche distrazioni che costituiscano frazione del passivo possono integrare l'aggravante se il danno è, in sé, di rilievo
  • In sede di impugnazione in Cassazione evitare richieste tipiche del merito (petitum di assoluzione o riqualificazioni fattuali) e concentrarsi su critiche di legittimità e su eventuali vizi di motivazione formale o di diritto

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