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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 13513/2023 del 31/03/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnano la sentenza del GUP di Trento che ha omologato un patteggiamento ai sensi dell'art. 444 c.p.p. per violazione dell'art. 73 DPR 309/1990 (in particolare per cocaina) e ha disposto la confisca del denaro sequestrato. Mejri deduce errore di qualificazione giuridica perché sostiene che le quantità di hashish e marijuana non rientrerebbero nel comma 1 dell'art. 73 ma nei commi 4 o 5 (uso personale/altre fattispecie), e contesta la confisca di €6.350 come non essendo prodotto, profitto o prezzo del reato. Pederzini contesta principalmente la confisca del denaro (sostiene che fosse destinato a futura compravendita non ancora perfezionata e quindi non sarebbe né prodotto né profitto né prezzo) e la motivazione ritenuta contraddittoria circa il suo ruolo di "compratore".

La decisione

La Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili e manifestamente infondati. Quanto a Mejri, ha ritenuto che non vi fosse interesse impugnatorio rispetto alle droghe leggere perché l'imputato non ha subito sanzione per quelle condotte (pena applicata solo per la cocaina) e che la censura sull'erronea qualificazione è ammissibile in Cassazione solo se l'errore è manifesto, il che non è il caso. Quanto alla confisca impugnata da entrambi, la Corte ha ritenuto la motivazione sufficiente: la sentenza, richiamando la giurisprudenza di legittimità, ha spiegato perché il denaro poteva ritenersi collegato all'attività di acquisto (quindi idoneo a confisca ai sensi del comma 7-bis dell'art. 73) e ha qualificato i ricorrenti come acquirenti sulla base dell'editto e degli atti. I ricorrenti sono inoltre condannati alle spese e a una sanzione pecuniaria. La pronuncia è stata emessa con motivazione semplificata richiamando principi consolidati.

Norme richiamate

  • art. 444 cod. proc. pen.

    applicazione della pena su richiesta delle parti (patteggiamento)

    La sentenza omologa il patteggiamento richiesto per le condotte contestate; il giudizio verifica la corrispondenza tra accordo e capo d'imputazione

  • art. 73 d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309

    Comma 1: fattispecie più grave (es. cocaina) valutata come contestata e sanzionata; commi 4-5 richiamati nella prospettazione difensiva per droghe leggere/uso personale ma non hanno prodotto sanzione per Mejri; comma 7-bis: fondamento della confisca di denaro ritenuto applicabile quando il denaro costituisce prodotto, profitto o prezzo collegato all'attività di spaccio/comprare

  • art. 448, comma 2-bis, cod. proc. pen.

    limitazione del ricorso per cassazione contro sentenza di applicazione della pena su richiesta

    Il ricorso per cassazione per errore di qualificazione è ammesso solo per errori manifesti, ossia palesi e privi di margini di opinabilità; censura di Mejri non supera questa soglia

  • art. 129 cod. proc. pen.

    La difesa chiedeva il proscioglimento per alcune condotte (uso personale o addebitabili ad altri); il Tribunale non ha accolto tali richieste nella motivazione omologativa e la Corte ha ritenuto la censura infondata

  • art. 240 cod. pen.

    confisca del prezzo del reato

    Richiamato dalla difesa per sostenere l'illegittimità della confisca; la Corte ha invece applicato la nozione di prezzo/prodotto/profitto chiarita dalla giurisprudenza per giustificare la confisca

  • Sez. Unite, sent. n. 9149 del 03/07/1996 (Chabni Samir)

    definizioni di prodotto, profitto e prezzo del reato

    Usata dalla Corte come criterio interpretativo: prodotto = risultato ottenuto, profitto = vantaggio economico, prezzo = corrispettivo. La motivazione ha applicato tali nozioni per ritenere la confisca adeguatamente motivata

  • art. 616 cod. proc. pen.

    irresponsabilità per inammissibilità del ricorso e condanna alle spese

    La Corte ha valutato e non ha rilevato assenza di colpa nella determinazione della inammissibilità, condannando i ricorrenti alle spese e a una sanzione pecuniaria

  • Decreto del Primo Presidente della Corte di Cassazione n. 84 dell'8 giugno 2016

    Applicato per giustificare l'uso della motivazione semplificata quando ricorrono principi consolidati

Massime di principio

  • Avverso sentenze di applicazione della pena su richiesta (patteggiamento) il ricorso per cassazione per errore di qualificazione è ammesso solo se l'errore è manifesto, cioè palesemente eccentrico rispetto all'imputazione; contestazioni non ovvie sono inammissibili
  • La confisca prevista dal comma 7-bis dell'art. 73 DPR 309/1990 può essere disposta quando il denaro sia adeguatamente motivato come prodotto, profitto o prezzo collegato all'attività di spaccio o all'acquisto di sostanze; il semplice fatto che il denaro fosse 'destinato' a un acquisto non completato non esclude automaticamente la confisca se dagli atti emerge la destinazione all'illecito
  • Per evitare la confisca, la difesa deve provare l'assenza di collegamento tra il denaro e l'attività illecita (ad es. provenienza lecita o uso non collegabile all'acquisto/spaccio); mere deduzioni non fondate sui documenti di causa difficilmente bastano
  • Se l'imputato non subisce sanzione per determinate condotte (es. piccole quantità per uso personale), manca interesse a impugnare quelle parti della sentenza; occorre verificare sempre il dispositivo per valutare l'interesse all'impugnazione
  • La qualificazione del ruolo (acquirente vs. altro) può essere desunta dall'editto e dagli atti processuali; una motivazione congrua che spiega il nesso tra denaro e ruolo di acquirente è difficilmente rimovibile in cassazione senza errori manifesti
  • Per impugnare con successo confische e qualificazioni occorre puntare su carenze probatorie specifiche e contraddizioni documentali piuttosto che su generiche contestazioni interpretative

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