Cassazione Penale, Sentenza n. 27811/2025 del 29/07/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza che ha confermato gli arresti domiciliari applicati per il reato indicato al capo 2) (richiamando artt. 390 e 416-bis, comma 1 c.p.). Il ricorrente censura: 1) mancanza di elementi per ritenere l'esistenza dell'associazione mafiosa dalla data indicata e, quindi, per l'agevolazione mafiosa; 2) insufficienza della motivazione circa la concretezza e attualità delle esigenze cautelari, rilevando la sua occasionalità di condotta, l'incensuratezza, il breve arco temporale (maggio-settembre 2021) e l'assenza di contatti successivi con la criminalità organizzata.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto infondato il primo motivo affermando che il Tribunale ha correttamente dedotto la consapevolezza del ricorrente circa l'identità del latitante e la persistenza del suo ruolo apicale in base alle modalità della condotta (predisposizione di un 'bunker' con allarme e videosorveglianza, vigilanza continua da parte del ricorrente e coindagati, riservatezza degli incontri) e dal contesto territoriale e dalle cointeressenze emerse nel procedimento "MITHOS". Ha ritenuto infondato anche il secondo motivo, applicando la presunzione relativa dell'art. 275, comma 3, c.p.p., e valutando che la gravità, le modalità e la durata della condotta sono indici della persistenza della pericolosità e della contiguità del ricorrente al tessuto mafioso. Conseguentemente: rigetto del ricorso e condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.
Norme richiamate
art. 390 codice penale
Norma richiamata in relazione alla fattispecie di favoreggiamento/procurata inosservanza: la Corte ha valutato l'aggravante connessa all'agevolazione di soggetti appartenenti a organizzazioni mafiose in combinato con l'art. 416-bis
art. 416-bis, comma 1, codice penale
Definisce l'associazione di tipo mafioso: la decisione ha ritenuto che il supporto fornito al latitante e il contesto dimostrino una forma di agevolazione riconducibile a finalità di tipo mafioso
art. 275, comma 3, codice di procedura penale
Presunzione relativa applicata nella valutazione delle esigenze cautelari; consente di ritenere concrete e attuali tali esigenze quando sussistono indizi gravemente sintomatici della pericolosità o della contiguità con il tessuto criminale
Massime di principio
- Per configurare l'aggravante di agevolazione di associazione mafiosa è necessario dimostrare non solo la conoscenza dell'identità del favoreggiato ma anche, mediante una ricostruzione fondata, che questi conservava la capacità di dirigere l'associazione nel periodo del favoreggiamento
- Elementi materiali e organizzativi (bunker, sistemi di allarme e videosorveglianza, vigilanza costante, incontri riservati) e il contesto territoriale/cointeressenze pregresse costituiscono indici rilevanti di consapevolezza e collegamento al contesto mafioso
- La presunzione di cui all'art. 275, comma 3, c.p.p. può giustificare misure cautelari anche quando sia trascorso del tempo dall'ultima condotta, se permangono indizi gravi che suggeriscono una pericolosità persistente
- La situazione personale (incensuratezza, occasionalità del comportamento, tempo trascorso) può attenuare la valutazione del rischio ma non è automaticamente dirimente se l'insieme probatorio mostra modalità e durata della condotta compatibili con la persistenza di legami associativi
- In sede cautelare la valutazione è preventiva e basata su indizi: l'assenza di contatti successivi non elimina la possibilità di custodia cautelare se permane un quadro indiziario che fa ritenere il rischio concreto
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