Cassazione Penale, Sentenza n. 48066/2022 del 20/12/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente ha chiesto il riconoscimento del vincolo della continuazione tra vari reati a lui attribuiti: ricettazione commessa a Pomigliano d'Arco il 15/11/1988; associazione di tipo mafioso (sentenza Corte d'appello di Salerno 31/01/2003); illecita detenzione e porto di armi (sentenza Corte d'appello di Salerno 20/06/2006); omicidio e reati connessi di armi (sentenza Corte d'assise di appello di Napoli 06/12/2004). L'obiettivo era far riconoscere che si trattava di atti riconducibili a un unico disegno criminoso (continuazione).
La decisione
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile. La Corte di Cassazione ha ritenuto corretta la motivazione della Corte di appello di Napoli, la quale ha escluso il vincolo di continuazione per mancanza di elementi concreti e specifici idonei a dimostrare un progetto unitario. In particolare: la ricettazione del 1988 è risultata assai remota rispetto alla costituzione del sodalizio (1994) e priva dell'aggravante prevista dall'art. 7 L. n. 203/1991, segno della sua natura estemporanea; l'omicidio di Carmine Nappi è stato qualificato come atto rispondente a una vendetta per motivi di gelosia da parte del mandante Michele Auriemma e non come attuazione del programma criminoso dell'associazione. Il ricorso non ha prodotto rilievi specifici tali da infirmare la logica e la coerenza della motivazione impugnata. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e a versare euro 3.000 alla Cassa delle ammende.
Norme richiamate
art. 7 L. n. 203 del 1991
L'assenza della contestazione dell'aggravante prevista da questa norma è stata letta come conferma della natura estemporanea del fatto di ricettazione del 1988, non riconducibile a un progetto unitario.
istituto della continuazione (richiamato come principio di diritto, cfr. art. 81 c.p.)
Per riconoscere la continuazione è necessario dimostrare un unitario disegno criminoso con elementi concreti e specifici; la contiguità temporale o l'identità/analogia dei titoli di reato, senza altri dati concreti, sono insufficienti e possono indicare piuttosto un'abitualità criminale.
Massime di principio
- La continuazione richiede la prova di un progetto criminoso unitario: non basta la mera contiguità temporale o la similarità dei reati.
- Fatti commessi in epoche molto remote rispetto alla costituzione di un'associazione criminale possono escludere il vincolo di continuazione quando manchino elementi che li colleghino organicamente al progetto associativo.
- Un reato di sangue (omicidio) può non rientrare nel disegno dell'associazione se emerge che la motivazione è personale (es. vendetta, gelosia) e non funzionale al programma dell'organizzazione.
- Il ruolo rivestito dal singolo in un'associazione, da solo, non è sufficiente a dimostrare che ogni atto a lui imputato sia espressione del medesimo progetto criminoso: è necessario un collegamento fattuale e specifico.
- Chi impugna deve fornire argomentazioni concrete e confrontare direttamente la motivazione impugnata; deduzioni generiche o assertive sono insufficienti e rendono il ricorso inammissibile o destinato al rigetto.
- In caso di inammissibilità del ricorso, il ricorrente può essere condannato alle spese processuali e a somme a favore della Cassa delle ammende.
Testo integrale
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