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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 30567/2024 del 25/07/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del 24/11/2024 con cui il Tribunale di Reggio Calabria, in sede di riesame, ha confermato l'ordinanza del G.I.P. del 03/10/2023 che aveva disposto la custodia cautelare in carcere per il reato di cui all'art. 416-bis c.p. Il ricorrente deduce insufficienza degli indizi a suo carico: contesta la rilevanza e l'attendibilità delle dichiarazioni del collaboratore di giustizia (presunte discrasie temporali e mancanza di riscontri), contesta il valore delle intercettazioni (non protagonista diretto, assenza di "ambasciata" riferibile a lui), nega la partecipazione a summit e la sussistenza di un contributo concreto al sodalizio; sostiene l'importanza preliminare dell'accertamento del ruolo (capo/promotore) ai fini della misura e contesta la motivazione sulle esigenze cautelari, ritenendola generica e non confrontata con la documentazione difensiva atta a dimostrare una personalità meno pericolosa. Fa inoltre richiamo a precedente pronuncia favorevole ad un coindagato.

La decisione

Il ricorso è stato rigettato come infondato. La Corte ha ritenuto sussistenti gravi indizi di colpevolezza in capo a Crudo, valorizzando in modo unitario e coerente più fonti: le dichiarazioni del collaboratore De Carlo (ritenuto fonte privilegiata), le dichiarazioni di altri testi (Polimeni, Berna), e conversazioni intercettate che attribuiscono a Crudo una posizione di vertice nella cosca Tegano. Le discrasie temporali nelle dichiarazioni del collaboratore sono state valutate marginali e spiegate; l'eventuale mancata partecipazione a un summit è stata ritenuta irrilevante ai fini dell'apprezzamento complessivo degli indizi. Quanto alle esigenze cautelari, la Corte ha ritenuto adeguata e motivata la custodia cautelare in carcere, richiamando l'operatività della cosca, il ruolo dirigenziale attribuito all'indagato, i rapporti con altre consorterie, l'assenza di elementi di dissociazione e la relativa prossimità temporale dei fatti. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e disposta la trasmissione della copia del provvedimento al Direttore dell'Istituto penitenziario ai sensi dell'art. 94 disp. att. c.p.p.; non è disposta la rimessione in libertà.

Norme richiamate

  • art. 416-bis cod. pen.

    La Corte accetta che la sussistenza del reato associativo di tipo mafioso possa essere desunta da un quadro indiziario unitario composto da dichiarazioni di collaboratori, dichiarazioni di terzi e intercettazioni; non è necessario che ogni elemento provi isolatamente il ruolo dirigente, purché la complessiva valutazione logica e coordinata degli indizi indichi in modo altamente probabile l'appartenenza e la posizione di vertice.

  • art. 273 cod. proc. pen.

    Il vizio degli indizi di colpevolezza è sindacabile in Cassazione solo quando si traduca in mancanza assoluta o in manifesta illogicità della motivazione che giustifica la misura; dunque il giudizio di merito sul peso degli indizi è tutelato salvo queste ipotesi estreme.

  • art. 292 cod. proc. pen.

    Il giudice è tenuto a esporre gli indizi che giustificano la misura e a confrontarsi con le censure difensive; la Corte ha ritenuto che tale obbligo sia stato adempiuto concretamente dal Tribunale, con argomentazione non manifestamente illogica.

  • art. 274, comma 1, lett. c) e art. 275, comma 3 cod. proc. pen.

    In tema di custodia cautelare la presunzione relativa di pericolosità sociale prevista dall'art. 275, comma 3, fa sorgere l'onere per la difesa di dimostrare circostanze concrete di esclusione o attenuazione della pericolosità (es. dissociazione, tempo trascorso, attività risocializzanti). La Corte ha ritenuto che il Tribunale abbia correttamente motivato la permanenza della pericolosità in mancanza di tali elementi.

  • art. 94, comma i-ter, disp. att. cod. proc. pen.

    Prevede l'obbligo di trasmettere copia del provvedimento al Direttore dell'Istituto penitenziario quando la pronuncia non comporti la remissione in libertà; la Corte ha ordinato l'adempimento.

Massime di principio

  • La misura cautelare per reati associativi di tipo mafioso può fondarsi su un quadro indiziario complessivo: dichiarazioni di collaboratori, dichiarazioni di terzi e intercettazioni, se coerenti tra loro, possono assolvere all'onere indiziario richiesto per la custodia cautelare.
  • Le discrepanze temporali o contraddizioni parziali nelle dichiarazioni di un collaboratore non sono necessariamente decisivi se esistono riscontri e convergenze da altre fonti; vanno valutate nella prospettiva dell'insieme probatorio.
  • Il sindacato della Cassazione sul valore degli indizi è limitato: non può ricalcolare il peso probatorio se la motivazione dei giudici di merito è logica, congrua e non manifestamente illogica o contraddittoria.
  • Ai fini cautelari la qualificazione del ruolo (capo/promotore vs semplice affiliato) è rilevante ma può essere ricavata per apprezzamento indiziario unitario; la difesa che contesta il ruolo deve fornire elementi concreti per confutarne la sussistenza.
  • La presunzione di pericolosità ex art. 275, comma 3, impone alla difesa di dimostrare, con elementi specifici e concreti, la sussistenza di cause di esclusione o attenuazione della pericolosità (dissociazione, tempo trascorso, attività risocializzanti); affermazioni generiche sono insufficienti.
  • Per ottenere l'annullamento di una misura cautelare in sede di legittimità occorre dimostrare mancanza assoluta degli indizi ovvero manifesta illogicità o violazione normativa nella motivazione del provvedimento di merito.

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