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Cassazione Penale, Ordinanza n. 33109/2025 del 07/10/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

La ricorrente impugnava la sentenza della Corte d'appello di Napoli del 6 dicembre 2024, lamentando con tre motivi la rideterminazione del trattamento sanzionatorio dopo un precedente annullamento della Corte di Cassazione. In particolare, i primi due motivi riguardavano la pretesa erroneità della nuova quantificazione della pena, deducendosi la violazione del divieto di reformatio in peius e l'asserita inadeguatezza della motivazione sui criteri di aumento e diminuzione della pena in relazione all'aggravante mafiosa e alle attenuanti generiche. Il terzo motivo contestava il criterio di riduzione adottato dal giudice di rinvio in presenza di reati puniti con pene congiunte, sostenendo che la diminuzione per le attenuanti dovesse incidere in modo diverso sulle componenti detentiva e pecuniaria.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto manifestamente infondati i primi due motivi, osservando che la Corte d'appello si era attenuta a quanto disposto in sede di annullamento, aveva rideterminato la pena indicando i criteri seguiti per gli aumenti e le diminuzioni, e non aveva violato il divieto di reformatio in peius. Ha ritenuto manifestamente infondato anche il terzo motivo, richiamando il principio secondo cui, nei reati puniti con pene congiunte, la riduzione per le attenuanti deve operare su entrambe le pene, ma il giudice non è vincolato a seguire il medesimo criterio nella determinazione della pena detentiva e di quella pecuniaria. Conseguentemente, ai sensi dell'art. 616 c.p.p., ha condannato la ricorrente al pagamento delle spese processuali e di euro 3000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 616 c.p.p.

    in caso di inammissibilità del ricorso, il ricorrente è condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.

  • divieto di reformatio in peius

    non risulta violato quando il giudice di rinvio ridetermina la pena conformandosi ai principi fissati nel giudizio rescindente.

Massime di principio

  • Nel giudizio di rinvio, la rideterminazione della pena è legittima se il giudice si conforma puntualmente ai principi indicati dalla Cassazione in sede di annullamento e dà conto dei criteri seguiti nel computo degli aumenti e delle diminuzioni.
  • Non integra violazione del divieto di reformatio in peius la nuova determinazione del trattamento sanzionatorio che si mantenga entro i limiti segnati dalla decisione rescindente e sia coerente con la gravità dei fatti accertati.
  • In presenza di reati puniti con pene congiunte, la riduzione conseguente alle attenuanti deve riguardare entrambe le pene, ma il giudice conserva un margine di discrezionalità nel modulare diversamente la pena detentiva e quella pecuniaria.
  • Quando il ricorso per cassazione è dichiarato inammissibile, la condanna alle spese processuali e alla somma in favore della Cassa delle ammende consegue ex lege.
  • La censura che si risolva nella mera contestazione della motivazione sul trattamento sanzionatorio, ove la Corte di merito abbia seguito i criteri imposti dal giudice di legittimità, è manifestamente infondata.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioni
RamiProcesso penale
IstitutiNullità processuale

Testo integrale

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