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Sentenza civile

Cassazione Civile, Sentenza n. 18486/2021 del 30/06/2021

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

il ricorrente ha chiesto l'oscuramento di contenuti pubblicati online per presunta violazione di diritti (privacy, reputazione, diritto all'oblio). Il resistente ha contestato la richiesta sostenendo che i contenuti siano di interesse pubblico, non manifestamente illeciti o che non sussistano prove sufficienti dell'illegittimità. La controversia verte quindi sulla valutazione preliminare della illiceità e sul bilanciamento tra diritto alla protezione dei dati/persona e libertà di espressione/informazione

La decisione

il giudice ha dichiarato la richiesta non immediatamente meritevole di un oscuramento definitivo e ha rimesso la questione a una fase istruttoria di valutazione ("in fase di valutazione oscuramento"). Non è stato disposto un oscuramento generalizzato d'ufficio; il giudice ha richiesto prove probatorie supplementari al ricorrente, ha richiamato il principio di proporzionalità e la necessità di accertare una illiceità manifesta prima di imporre misure interdittive al resistente. È stata lasciata aperta la possibilità di misure cautelari limitate e temporanee (es. geoblocking, restrizione di accesso) solo se emerga un grave e immediato pregiudizio e in misura proporzionata

Norme richiamate

  • Regolamento (UE) 2016/679 (GDPR)

    la norma è stata richiamata per il principio di bilanciamento tra protezione dei dati personali (incluso diritto all'oblio e cancellazione) e il diritto all'informazione; il giudice ha rilevato che il diritto all'oblio non è assoluto e richiede una valutazione caso per caso della rilevanza pubblica e della necessità di conservazione dei dati

  • Decreto Legislativo 70/2003 (Responsabilità degli intermediari / servizi della società dell'informazione)

    è stato richiamato il principio secondo cui il provider non è automaticamente responsabile dei contenuti di terzi salvo che, avendo avuto effettiva conoscenza dell'illiceità, non abbia agito celermente per rimuoverli o renderli inaccessibili; ciò giustifica un onere probatorio verso il ricorrente per dimostrare la manifesta illiceità

  • Codice di procedura civile - articolo 700 c.p.c. (misure cautelari sommariamente esperibili)

    richiamato per la disciplina delle misure cautelari d'urgenza: il giudice ha applicato i criteri di fumus boni iuris e periculum in mora, ritenendo che non fosse provato in modo sufficiente il fumus e/o il periculum a giustificare un oscuramento immediato e generalizzato

Massime di principio

  • Il richiedente dell'oscuramento ha l'onere di fornire prove concrete della illiceità o del danno serio: senza ciò la misura non è generalmente concessa
  • Il diritto all'oblio/alla privacy deve essere bilanciato con la libertà di informazione e con l'interesse pubblico; non è un diritto assoluto
  • I provider non sono automaticamente responsabili: l'intervento giudiziale richiede che l'illiceità sia chiara o che sussista un grave e immediato danno
  • Il giudice può optare per misure temporanee e proporzionate (es. geoblocking locale, accesso limitato) piuttosto che un oscuramento totale, in attesa di istruttoria
  • Per ottenere un oscuramento urgente è necessario dimostrare sia il fumus boni iuris (probabilità del diritto) sia il periculum in mora (danno imminente e irreparabile)
  • È utile seguire prima le procedure di notifica e reclamo previste dalla piattaforma e conservare prove datate (screenshot, link, comunicazioni) per la fase giudiziale

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