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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 31629/2022 del 24/08/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente contestava l'ordinanza della Corte di appello di Roma che aveva respinto la sua istanza di dichiarare l'inefficacia sopravvenuta dell'ordine di esecuzione emesso dalla Procura generale di Roma, sostenendo che l'esecuzione della pena era stata trasferita e presa in carico dall'Albania ai sensi della Convenzione di Strasburgo e dell'Accordo aggiuntivo Italia-Albania, che l'autorità albanese aveva riconosciuto e adattato la pena (con applicazione di misure equivalenti e libertà vigilata) e che, pertanto, ogni ulteriore iniziativa esecutiva italiana (compresa una procedura di estradizione attiva) risultava illegittima.

La decisione

La Corte di cassazione ha accolto il ricorso. Ha ritenuto che, una volta che lo Stato di esecuzione (Albania) ha preso in carico il condannato e ha eseguito il riconoscimento e l'adattamento della pena, lo Stato di condanna (Italia) deve sospendere l'esecuzione (art. 8 Convenzione di Strasburgo) e non può riassumerla sulla base della sola circostanza che la vicenda esecutiva in Albania non si sia definitivamente conclusa (ad es. per impugnazioni pendenti). L'Italia avrebbe potuto ottenere informazioni dallo Stato di esecuzione e procedere solo nei casi previsti (es. evasione comunicata ai sensi dell'art. 15), inclusa l'eventuale retrocessione dell'esecuzione. L'ordinanza impugnata è stata annullata e la causa rinviata alla Corte di appello di Roma per nuova valutazione conformemente ai principi espressi.

Norme richiamate

  • Accordo aggiuntivo tra Italia e Albania (23 aprile 2002), ratificato con legge 11 luglio 2003, n. 204

    "(q)uando in uno degli Stati è stata pronunciata una sentenza definitiva di condanna nei confronti di un cittadino dell'altro Stato, quest'ultimo, su richiesta dello Stato di condanna, può procedere alla relativa esecuzione nel caso in cui la persona condannata si trovi sul suo territorio, nel rispetto della normativa interna relativa al riconoscimento del giudicato"

    L'accordo autorizza lo Stato di esecuzione a eseguire una sentenza definitiva straniera quando la persona si trovi nel suo territorio; l'esecuzione è soggetta alle norme interne sul riconoscimento del giudicato e quindi lo Stato di esecuzione ha competenza per il riconoscimento/adattamento della pena.

  • Convenzione del Consiglio d'Europa sul trasferimento delle persone condannate (Strasburgo, 21 marzo 1983), ratificata con legge 25 luglio 1988, n. 334

    La Convenzione stabilisce che, una volta avvenuta la presa in carico del condannato da parte dello Stato di esecuzione, lo Stato di condanna deve sospendere l'esecuzione (art. 8, comma 1) e cessarla definitivamente se lo Stato di esecuzione considera terminata l'esecuzione (art. 8, comma 2). L'esecuzione è regolata dalla legge dello Stato di esecuzione, che ha la competenza esclusiva per le decisioni sull'esecuzione (art. 9, comma 3). Lo Stato di esecuzione deve fornire informazioni allo Stato di condanna (art. 15), ad es. se la persona evade o quando considera terminata l'esecuzione.

  • Art. 9 Convenzione di Strasburgo (riferimento applicativo)

    Regola la procedura di riconoscimento e l'adattamento della sanzione da parte dello Stato di esecuzione; lo Stato di esecuzione può adattare la pena straniera secondo il proprio diritto (si richiama anche la giurisprudenza di questa Corte).

  • Art. 8 Convenzione di Strasburgo (riferimento applicativo)

    Stabilisce l'obbligo di sospensione da parte dello Stato di condanna una volta che lo Stato di esecuzione ha preso in carico il condannato e la cessazione definitiva qualora lo Stato di esecuzione ritenga l'esecuzione terminata.

  • Art. 15 Convenzione di Strasburgo (riferimento applicativo)

    Prevede lo scambio di informazioni tra Stato di esecuzione e Stato di condanna (ad es. comunicazione di evasione o relazione speciale), e condiziona la possibilità per lo Stato di condanna di attivare ulteriori iniziative in caso di effettiva evasione o altre circostanze comunicate dallo Stato di esecuzione.

Massime di principio

  • Se l'esecuzione di una pena è stata trasferita e lo Stato di esecuzione ha preso in carico il condannato, lo Stato di condanna deve sospendere la propria esecuzione e non può autonomamente riattivarla salvo le ipotesi previste dalla Convenzione (es. evasione notificata).
  • Lo Stato di esecuzione ha la competenza esclusiva per le decisioni relative all'esecuzione (compreso l'adattamento della pena) in base alla legge locale, salvo disposizioni derogatorie dell'accordo bilaterale.
  • La mera pendenza di impugnazioni nello Stato di esecuzione non legittima lo Stato di condanna a riappropriarsi dell'esecuzione: è necessaria una comunicazione ufficiale (art. 15) che segnali, ad esempio, l'evasione o la conclusione dell'esecuzione.
  • Prima di intraprendere procedure attive (es. estradizione) lo Stato di condanna deve accertare, tramite i canali previsti dalla Convenzione/Accordo, lo stato effettivo dell'esecuzione presso lo Stato di esecuzione e ottenere eventuale retrocessione dell'esecuzione se prevista.
  • I giudici nazionali devono verificare la sussistenza della 'prise en charge' e lo stato esecutivo nel Paese estero; se l'esecuzione è stata trasferita e eseguita, le iniziative esecutive nazionali risultano inefficaci.

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