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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 48955/2022 del 23/12/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il Ministero impugnava l'ordinanza del Tribunale di sorveglianza che aveva accolto il reclamo del detenuto Ribisi, ritenendo illegittimo il diniego dell'Amministrazione penitenziaria a consentirgli la visione di canali televisivi diversi da quelli indicati nella Circolare dipartimentale del 2 ottobre 2017. Il ricorso per cassazione deduceva (i) che la magistratura di sorveglianza non poteva sindacare scelte amministrative sulle modalità di esercizio del diritto ai sensi dell'art. 35-bis Ord. pen., perché non era in gioco l'esistenza di un diritto soggettivo ma solo le modalità di fruizione; (ii) la falsa applicazione della giurisprudenza sulla parità di trattamento in regime differenziato 41-bis, che legittimamente può derogare tale parità per esigenze di sicurezza e controllo dei flussi informativi.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il primo motivo ritenendolo fondato: ha affermato che il rimedio giurisdizionale ex artt. 35-bis e 69, comma 6, lett. b), Ord. pen. è esperibile solo quando sia in gioco una posizione giuridica qualificabile come "diritto" e non quando si tratti delle mere modalità di esercizio di un diritto soggettivo, rimaste nella sfera della discrezionalità amministrativa. In particolare la Corte ha richiamato la consolidata giurisprudenza che qualifica come "reclamo generico" le doglianze sulla fruizione dei canali televisivi, poiché la regolamentazione incide sulle modalità e non sul nucleo del diritto all'informazione o al trattamento rieducativo. L'ordinanza impugnata è stata annullata senza rinvio e il provvedimento del Magistrato di sorveglianza originario è privo di effetti.

Norme richiamate

  • legge 26 luglio 1975, n. 354 (Ordinamento penitenziario), art. 35-bis

    Regola l'accesso al rimedio giurisdizionale davanti alla magistratura di sorveglianza per i detenuti; la Corte interpreta che tale tutela è ammessa solo quando sia in gioco l'esistenza di un diritto soggettivo e non per le sole modalità di esercizio di diritti che restano soggette a discrezionalità amministrativa

  • Ordinamento penitenziario, art. 69, comma 6, lett. b)

    Stabilisce la competenza della magistratura di sorveglianza; la Corte richiama che il giudice deve verificare preliminarmente se la pretesa dedotta rientri in una posizione giuridica qualificabile come diritto soggettivo meritevole di tutela

  • Ordinamento penitenziario, art. 35, comma 1, n. 5

    Definisce il reclamo generico; la Corte ricorda che le doglianze che riguardano le modalità di esercizio dei diritti possono essere qualificate come reclamo generico e non sono sindacabili se rientrano nella discrezionalità amministrativa

  • Ordinamento penitenziario, art. 41-bis

    Regime penitenziario differenziato che giustifica limitazioni per esigenze di ordine e sicurezza; la decisione sottolinea che tali misure possono legittimamente derogare alcune condizioni di parità di trattamento purché rispettino ragionevolezza e proporzionalità

Massime di principio

  • La magistratura di sorveglianza può intervenire solo quando la condotta amministrativa incide su una posizione giuridica qualificabile come diritto soggettivo, non quando riguarda le mere modalità di esercizio del diritto
  • Le decisioni amministrative sulle regolamentazioni tecniche o organizzative (es. l'elenco dei canali televisivi) rientrano nella discrezionalità dell'Amministrazione e sono sindacabili solo se manifestamente irragionevoli o se sostanzialmente inibiscono la fruizione del diritto
  • Il giudice che riceve un reclamo deve qualificare preliminarmente lo strumento giuridico azionato: se la pretesa è generica ai sensi dell'art. 35, comma 1, n. 5, l'azione va respinta
  • In regime 41-bis la parità di trattamento può essere derogata per motivate esigenze di sicurezza e controllo dei flussi informativi, purché le limitazioni rispettino i canoni di ragionevolezza e proporzionalità
  • Se il provvedimento giudiziario supera i confini della giurisdizione andando a sindacare scelte amministrative non sindacabili, la decisione può essere annullata senza rinvio

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