Sentenza n. 96/2026 - Latina, Sezione 1
per l'annullamento del silenzio/inadempimento/rifiuto illegittimamente serbato dalle Amministrazioni sopra indicate sull'istanza volta ad ottenere la conversione del permesso di soggiorno per lavoro stagionale in un permesso di soggiorno per motivi di lavoro subordinato;
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: silenzio dell'amministrazione sull'istanza di conversione del permesso di soggiorno per lavoro stagionale in permesso per lavoro subordinato
Esito
Favorevole al resistente (amministrazione dell'immigrazione)
Prevale l’amministrazione
La controversia
Il ricorrente, entrato in Italia con nulla osta e visto per lavoro subordinato stagionale e titolare di un permesso di soggiorno per lavoro stagionale, aveva presentato al SUI di Latina domanda di verifica della sussistenza di una quota per la conversione del titolo in permesso per lavoro subordinato. Dopo il rilascio del nulla osta alla conversione, il SUI aveva avviato un procedimento di revoca, rilevando che il permesso di soggiorno era scaduto da tre mesi al momento della presentazione della domanda. Il ricorrente aveva quindi diffidato l'amministrazione a pronunciarsi sulla richiesta di annullamento del preavviso di revoca e aveva impugnato il silenzio serbato, chiedendo l'accertamento dell'obbligo di provvedere e la nomina di un commissario ad acta. Nel corso del giudizio l'amministrazione ha adottato un provvedimento espresso conclusivo del procedimento.
La decisione
Il TAR ha dichiarato il ricorso improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse. Nel rito sul silenzio, la condanna dell'amministrazione presuppone che al momento della decisione perduri l'inerzia e sussista ancora l'interesse ad agire. L'adozione, durante il giudizio, di un provvedimento espresso in risposta all'istanza o alla diffida pone fine all'inerzia e rende improcedibile il ricorso, indipendentemente dal contenuto favorevole o sfavorevole dell'atto. Se invece il provvedimento fosse intervenuto prima della proposizione del ricorso, ne sarebbe derivata l'inammissibilità per carenza originaria dell'interesse. Il TAR ha distinto il provvedimento conclusivo dagli atti meramente endoprocedimentali o soprassessori, che non eliminano l'inerzia rilevante ai fini dell'art. 117 c.p.a. Le spese sono state compensate in ragione dell'andamento del processo.
Norme richiamate
art. 117 c.p.a.
Nel giudizio avverso il silenzio, la condanna dell'amministrazione presuppone che al momento della pronuncia perduri l'inerzia e sussista l'interesse ad agire; l'adozione di un provvedimento espresso durante il giudizio determina la sopravvenuta carenza di interesse e l'improcedibilità del ricorso.
Massime di principio
- Nel giudizio avverso il silenzio della pubblica amministrazione, l'adozione di un provvedimento espresso e conclusivo del procedimento durante il processo elimina l'inerzia contestata e determina l'improcedibilità del ricorso per sopravvenuta carenza di interesse.
- Se il provvedimento espresso conclusivo interviene prima della proposizione del ricorso contro il silenzio, il ricorso è inammissibile per carenza originaria dell'interesse ad agire; se interviene dopo la proposizione, il ricorso è improcedibile.
- Nel rito sul silenzio, un atto meramente endoprocedimentale o soprassessorio non è sufficiente a escludere l'inerzia, perché non conclude il procedimento e si limita a rinviare la decisione.
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