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Cassazione Civile, Ordinanza n. 23108/2024 del 26/08/2024

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (amministrazione finanziaria)

La controversia

Il contribuente aveva impugnato un avviso di accertamento relativo all'anno d'imposta 1995, con cui gli erano stati attribuiti redditi di capitale e maggiori redditi di partecipazione in quanto socio di società cooperative e di una società in nome collettivo. Dopo alterne vicende nel merito e un precedente annullamento per nullità del giudizio di appello, la controversia era giunta in cassazione, che con ordinanza n. 4744/2021 aveva rigettato il ricorso. Contro tale ordinanza è stata poi proposta revocazione per un unico motivo: si deduceva un errore di fatto della Corte per non avere percepito, agli atti, l'esistenza di un giudicato che avrebbe escluso la qualificazione della cooperativa come società a ristretta base societaria, presupposto della presunzione di distribuzione degli utili ai soci. L'Agenzia delle entrate ha resistito con controricorso.

La decisione

La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso per revocazione. Ha ritenuto che la censura non denunciasse un errore di fatto revocatorio, ma contestasse la valutazione giuridica compiuta nell'ordinanza impugnata circa l'irrilevanza del preteso giudicato esterno, trattandosi di giudizio su identità delle parti, petitum e causa petendi e quindi di apprezzamento giuridico, non di svista percettiva. Conseguentemente ha condannato il ricorrente alle spese del giudizio di legittimità e ha dato atto dei presupposti per il contributo unificato aggiuntivo.

Norme richiamate

  • art. 391-bis c.p.c.

    Se la sentenza pronunciata dalla Corte di cassazione è affetta [...] da errore di fatto ai sensi dell'articolo 395, numero 4), la parte interessata può chiederne [...] la revocazione

    la revocazione delle sentenze della Cassazione è ammessa solo per errore di fatto nei limiti tassativi previsti dall'art. 395, n. 4, c.p.c.

  • art. 395, n. 4, c.p.c.

    se la sentenza è l'effetto di un errore di fatto risultante dagli atti o documenti della causa

    l'errore revocatorio consiste nella supposizione dell'esistenza di un fatto la cui verità è esclusa, o dell'inesistenza di un fatto la cui verità è positivamente stabilita, purché il fatto non sia stato oggetto di controversia

  • art. 2909 c.c.

    richiamato dalla parte ricorrente a sostegno della tesi sul giudicato, ma la Corte ha escluso che il preteso giudicato esterno fosse operante nel giudizio, per difetto dei presupposti soggettivi e oggettivi

Massime di principio

  • L'errore di fatto idoneo a fondare la revocazione della sentenza di cassazione deve consistere in una svista percettiva su un fatto storico emergente dagli atti, non in un errore di diritto, di interpretazione o di valutazione delle risultanze processuali.
  • Non è revocabile la decisione di legittimità quando la censura, pur formalmente proposta come errore di fatto, mira in realtà a contestare l'apprezzamento giuridico compiuto dalla Corte sul significato e sulla portata di un documento o di un giudicato.
  • La revocazione ex artt. 391-bis e 395, n. 4, c.p.c. ha carattere eccezionale e non può essere utilizzata per rimettere in discussione questioni già esaminate o per introdurre un sindacato su errori di giudizio.
  • Il giudicato sostanziale formatosi in un diverso giudizio può operare in un processo successivo solo in presenza di identità di parti, petitum e causa petendi; in mancanza di tali presupposti, il giudicato esterno non produce effetti nel processo successivo.
  • La stabilità del giudicato e la definitività delle decisioni esaurite nelle vie di impugnazione costituiscono esigenze primarie dell'ordinamento e impediscono di ampliare oltre i casi tassativi il rimedio revocatorio.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniContenzioso tributario
RamiProcesso civileTributi
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiGiudicatoOnere della prova

Testo integrale

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