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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 30366/2022 del 01/08/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che aveva confermato la custodia in carcere per reati di cessione di stupefacenti ed estorsione (consumata e tentata). Il ricorrente deduceva violazione di legge e vizio di motivazione, contestando: l'insussistenza dei gravi indizi di colpevolezza dedotti da sommarie informazioni rese dagli acquirenti (sostenendo la loro inattendibilità in quanto non assunte in contraddittorio e potenzialmente interessate a "sottrarsi alle proprie responsabilità"); l'assenza delle esigenze cautelari in presenza di un intervallo di circa un anno dall'ultimo episodio contestato e del fatto che Tundo era stato nel frattempo sottoposto ad altre misure; la non rilevanza di un precedente per resistenza a pubblico ufficiale per il quale era stato assolto; infine, l'irragionevolezza dell'adozione della misura della custodia in carcere senza aver valutato misure meno afflittive come gli arresti domiciliari o il controllo a distanza.

La decisione

Il ricorso è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha ritenuto utilizzabili in sede cautelare le sommarie informazioni e ha escluso elementi concreti che ne mettano in dubbio l'attendibilità; ha condiviso la motivazione del Tribunale del riesame circa la sussistenza del pericolo di reiterazione, valorizzando l'inserimento dell'imputato in contesti delinquenziali più ampi, la "professionalità" dell'attività di spaccio e la propensione a condotte violente per il recupero crediti; ha ritenuto rilevanti anche le violazioni degli obblighi imposti in altro procedimento a dimostrazione della pericolosità e della indifferenza verso le prescrizioni; ha escluso la rilevanza dell'assoluzione per resistenza e ha precisato che non era stata nemmeno ipotizzata la prospettiva di pericolo di fuga; ha infine ritenuto inidonei gli arresti domiciliari (anche con controllo a distanza) perché non avrebbero impedito all'imputato di proseguire l'attività di spaccio dalla propria abitazione. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e alla somma di €3.000,00 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • Regole sulla custodia cautelare e esigenze cautelari (principio generale)

    La custodia in carcere è confermata quando sussistono gravi indizi di colpevolezza e concreto pericolo di reiterazione, valutati considerando modalità dell'attività delittuosa, contesto criminale e condotte successive dell'indagato

  • Utilizzabilità delle sommarie informazioni in sede cautelare

    Le sommarie informazioni possono costituire elementi idonei a fondare i gravi indizi in fase cautelare, salvo prova concreta della loro inattendibilità; mere accuse generiche di inaffidabilità non sono sufficienti

  • Valutazione di misure meno afflittive (arresti domiciliari e controllo a distanza)

    Le misure meno afflittive vanno scartate se, anche se eseguite alla dimora, non impedirebbero la prosecuzione dell'attività criminosa (es. gestione dello spaccio dall'abitazione) e se il rischio da prevenire non è quello dell'allontanamento

  • Rilevanza di precedenti e di comportamenti in altri procedimenti

    Assoluzioni in procedimenti distinti non escludono la possibilità di valutare negativamente la personalità e la pericolosità dell'imputato, specie se risultano altri procedimenti in corso o violazioni di obblighi cautelari

  • Condanna alle spese processuali e somma alla Cassa delle ammende

    La declaratoria di inammissibilità del ricorso comporta la condanna del ricorrente alle spese e all'esborso stabilito a favore della Cassa delle ammende

Massime di principio

  • Le sommarie informazioni possono essere valutate come gravi indizi in sede cautelare: la loro utilizzabilità non richiede necessariamente l'assunzione in contraddittorio, salvo elementi concreti che ne dimostrino l'inattendibilità
  • L'assenza di ulteriori reati nel periodo intermedio non è di per sé decisiva: il giudizio sulle esigenze cautelari prende in considerazione il complesso della personalità dell'indagato, il contesto criminoso e la qualità professionale dell'attività illecita
  • Comportamenti successivi, come violazioni di misure cautelari imposte in altri procedimenti, possono aggravare la valutazione della pericolosità e giustificare misure più afflittive
  • Gli arresti domiciliari (anche con controllo a distanza) possono essere ritenuti inidonei se non impediscono la prosecuzione dell'attività delittuosa dall'abitazione: bisogna valutare il rischio concreto che la misura non prevenga il pericolo che si vuole evitare
  • L'assoluzione in procedimento diverso non impedisce che vengano comunque valutati altri procedimenti in corso come indizi della tendenza a non rispettare le norme

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