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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 16473/2023 del 18/04/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

La ricorrente impugna l'ordinanza che ha confermato la custodia cautelare in carcere disposta dal GIP, contestando la sussistenza dei gravi indizi per il reato di scambio elettorale politico-mafioso (artt. 110, 416-ter, comma 2 c.p.) asserendo che: a) la motivazione non avrebbe adeguatamente ricondotto i fatti al modello astratto di reato, richiedendo la concreta coartazione del voto e non il mero scambio denaro-voto; b) non sarebbe stata dimostrata l'appartenenza di Giuseppe Lo Duca al sodalizio mafioso, essendo i riferimenti a precedenti condanne e misure di prevenzione insufficienti; c) il collegamento con Lo Duca sarebbe stato assunto senza specifica indagine; d) le esigenze cautelari (pericolo di reiterazione) non sarebbero fondate, anche alla luce della mancanza di imminenti consultazioni elettorali; e) eccezione di parziale illegittimità costituzionale dei limiti edittali della fattispecie per eccessività della pena.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per genericità e manifesta infondatezza. Ha ritenuto legittima la valutazione del Tribunale del riesame che si era basata su acquisizioni istruttorie complesse (tra cui intercettazioni e una registrazione dell'accordo elettorale), sul quadro probatorio che indicava la ricorrente quale intermediaria consapevole e sul profilo di appartenenza di Lo Duca alla "famiglia mafiosa di Carini" (richiamando precedenti condanne, misura di prevenzione e dichiarazioni di collaboratori). La Corte ha inoltre respinto i rilievi interpretativi sull'art. 416-ter, affermando che l'accordo con soggetto intraneo al sodalizio rende immanente il ricorso alle modalità mafiose anche senza esplicita pianificazione di intimidazioni. Infine la Corte ha condannato la ricorrente alle spese processuali e a una somma a titolo di ammenda e ha disposto gli adempimenti relativi allo stato cautelare.

Norme richiamate

  • art. 110 cod. pen.

    Usato come norma di concorso di persone nel reato; la Corte lo applica quale principio generale di concorso tra più soggetti nella fattispecie contestata.

  • art. 416-ter cod. pen.

    La Corte interpreta la norma nella versione post L. n. 62/2014 come sussistente ogniqualvolta l'accordo per procacciare voti sia posto con soggetto intraneo al sodalizio mafioso: non è necessario che l'accordo preveda esplicitamente modalità intimidatorie, poiché il ricorso al metodo mafioso può risultare immanente all'intesa.

  • art. 416-bis cod. pen.

    Richiamata come paradigma del metodo mafioso: la sentenza conferma che la potenzialità o l'immanenza del ricorso alle modalità di tipo mafioso è sufficiente se l'accordo è stipulato con persona appartenente al sodalizio.

  • L. n. 62 del 2014

    Richiamata per evidenziare le modifiche che hanno ampliato la punibilità dello scambio elettorale politico-mafioso; la Corte ritiene le modifiche coerenti con l'interpretazione consolidata.

  • art. 309 cod. proc. pen.

    Regola il riesame delle misure cautelari: la Corte ricorda l'onere del ricorrente di devolvere specifiche doglianze di fatto e prova al fine di consentire al giudice di riesame e alla Corte di Cassazione di esaminare i profili contestati.

  • art. 274 cod. proc. pen.

    Richiamato rispetto ai profili del pericolo di reiterazione e alla nozione delle esigenze cautelari; la Corte osserva che il pericolo di reiterazione non si valuta solo sulla prossimità temporale di nuove elezioni ma anche sulla natura e continuità del legame con soggetti mafiosi.

  • art. 275, comma 3 cod. proc. pen.

    Menziionato in relazione alla presunzione relativa in materia di esigenze cautelari: la Corte prende atto che il Tribunale ha ritenuto insussistenti elementi idonei a escludere il pericolo di reiterazione.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma che disciplina la condanna alle spese e alle somme a favore della cassa delle ammende; applicata per la condanna della ricorrente.

  • art. 94, comma 1-ter, disp. att. c.p.p.

    Norma procedurale relativa agli adempimenti a tutela dei detenuti: la Corte ne dispone l'osservanza per gli adempimenti successivi alla conferma dello stato cautelare.

  • art. 3 Cost.

    Richiamato dalla difesa nel ragionamento costituzionale sul principio di ragionevolezza delle pene; la Corte non accoglie la censura ritenendola apodittica e non pertinente nel contesto cautelare.

  • art. 27 Cost.

    Citando i principi costituzionali sul trattamento penale e proporzionalità della pena, la difesa solleva eccezioni che la Corte considera manifestamente infondate in questa fase.

Massime di principio

  • Quando si impugna un provvedimento cautelare occorre devolvere al giudice specifiche doglianze di fatto e prova; argomenti generici o astratti sono inammissibili.
  • Nel reato di scambio elettorale politico-mafioso (art. 416-ter), l'accordo con un soggetto intraneo a un sodalizio mafioso può rendere immanente l'uso del metodo mafioso senza che sia prevista esplicita intimidazione nell'accordo.
  • L'appartenenza di un soggetto a un'organizzazione mafiosa può essere valutata anche sulla base di precedenti condanne, misure di prevenzione, dichiarazioni di collaboratori e contesto fattuale (captazioni, comportamenti), non richiedendo necessariamente una contestuale misura cautelare per la nuova fattispecie.
  • Le censure sulla sussistenza delle esigenze cautelari devono essere fondate su elementi probatori concreti e non su deduzioni astratte; il pericolo di reiterazione può fondarsi anche sulla stabilità e natura del rapporto tra gli indagati.
  • Le questioni di legittimità costituzionale o di eccessività dei limiti edittali difficilmente trovano accoglimento in sede di riesame cautelare se proposte in modo apodittico e senza specifico ancoraggio probatorio.

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