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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 2627/2023 del 23/01/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di Lecce che aveva respinto la richiesta di revoca del sequestro preventivo disposto sul tratto di litorale prospiciente lo stabilimento balneare "Lido Orsetta". Il ricorrente deduceva, in sintesi: (i) incompetenza del giudice del dibattimento a decidere la richiesta di dissequestro; (ii) erronea esclusione della sua qualità di terzo estraneo e quindi ingiustificata persistente misura cautelare su beni della società di cui è titolare; (iii) sopravvenuto ripascimento naturale della spiaggia come fatto nuovo che rende inidoneo il sequestro; (iv) l'assoluzione precedente di Francesca Montinaro su fatti analoghi che escluderebbe il fumus commissi delicti o il periculum in mora; (v) omessa motivazione su fumus e periculum e illegittimità del sequestro su bene demaniale.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso ritenendolo infondato. Ha confermato che: (a) la competenza del giudice segue la disponibilità materiale del fascicolo, pertanto il giudice del dibattimento era legittimato a decidere quando gli atti erano già nella sua disponibilità; (b) il sequestro impeditivo è ammissibile anche su beni intestati a terzi quando la libera disponibilità possa aggravare o protrarre le conseguenze del reato; nel caso concreto il Tribunale ha motivatamente ritenuto che la società destinataria della richiesta non fosse un terzo estraneo e che la restituzione avrebbe potuto favorire la prosecuzione o il ripetersi degli interventi illeciti (es. utilizzo delle opere per difesa dell'arenile, assenza di piano di bonifica, dubbio impatto ambientale del materiale posto in sito e spianamento della duna). (c) il precedente provvedimento di assoluzione riguarda fatti diversi e meno incisivi rispetto alle condotte aggregate oggetto del sequestro, pertanto non impedisce la misura cautelare; (d) è legittimo il sequestro di beni demaniali quando la fruizione o le modifiche apportate possano aggravare il danno all'ecosistema protetto, dovendosi bilanciare l'interesse collettivo alla fruizione con la tutela paesaggistica.

Norme richiamate

  • D.lgs. n. 42 del 2004, art. 181

    art. 181 d.lgs. n. 42 del 2004

    Riferito al divieto di realizzare opere stabili senza le necessarie autorizzazioni paesaggistiche; la sua violazione è una delle basi per il sequestro preventivo impeditivo volto a preservare il vincolo paesaggistico

  • Codice della navigazione, artt. 54 e 1161

    artt. 54 e 1161 cod. nav.

    Riguardano l'occupazione abusiva di spazio demaniale marittimo; essendo reato permanente, l'occupazione illegittima giustifica misure cautelari anche quando i manufatti risultino ultimati

  • Codice penale, art. 734

    Riguarda il delitto di deturpamento delle bellezze naturali; la misura cautelare può essere disposta per prevenire ulteriore deterioramento del bene paesaggistico

  • Codice di procedura penale, artt. 317 comma 2 e 554

    art. 317, comma 2, e 554 cod. proc. pen.

    Principio di coordinamento sulla competenza a decidere in materia cautelare: la competenza segue la disponibilità materiale del fascicolo, perciò se il fascicolo è stato trasmesso al giudice del dibattimento quest'ultimo può decidere sull'istanza di revoca

Massime di principio

  • La competenza a decidere su istanze di revoca/dissequestro segue la disponibilità materiale del fascicolo: se gli atti sono già nella cancelleria del giudice del dibattimento, è quest'ultimo a poter decidere anche se l'istanza è stata inizialmente depositata altrove
  • Il sequestro preventivo impeditivo può colpire beni intestati a terzi in buona fede quando la libera disponibilità del bene sia idonea a provocare aggravamento o protrazione delle conseguenze del reato o a favorirne la reiterazione; ciò vale particolarmente nei reati paesaggistici e di occupazione demaniale
  • Il sopravvenuto ripascimento naturale non cancella automaticamente l'idoneità del sequestro: è necessario valutare l'effettivo impatto ambientale, la presenza di materiale estraneo nel sito, l'assenza di un piano di bonifica e il rischio concreto di ulteriore danno
  • Una precedente assoluzione per fatti non coincidenti non impedisce la misura cautelare circa condotte diverse o più gravi; è necessario verificare l'identità sostanziale dei fatti e il relativo impatto paesaggistico
  • Il sequestro di beni demaniali è compatibile con la tutela dell'uso collettivo quando la fruizione o le modifiche apportate possano aggravare il danno all'ecosistema; la tutela paesaggistica può prevalere sulla fruizione pubblica in presenza di rischio concreto per il bene protetto
  • Per ottenere la restituzione di beni sottoposti a sequestro in contesti ambientali, è utile presentare piani concreti e verificabili di bonifica o misure che eliminino il rischio di protrazione/reiterazione del reato

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