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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 30517/2025 del 10/09/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Richiesta di revoca della confisca di quattro immobili a Peschiera Borromeo, disposta in capo ad Alfredo Addonizio con sentenza irrevocabile per reati collegati (art. 640-bis e art. 61, n. 7 c.p.). La ricorrente ha sostenuto di essere la reale proprietaria avendo saldato il prezzo di acquisto, pagato imposte e oneri successivi, e di essere estranea all'attività illecita dell'ex convivente; ha prodotto documentazione bancaria e contabile a supporto della provvista utilizzata.

La decisione

Il Tribunale ha rigettato il ricorso: ha ritenuto che le somme utilizzate per l'acquisto e comunque la provvista siano comunque riferibili al condannato, valorizzando le ammissioni rese dallo stesso nel corso delle indagini. Il giudice dell'esecuzione ha valutato insufficiente la documentazione prodotta dalla difesa a provare l'autonoma e lecita provenienza dei fondi o un titolo di proprietà indipendente. Il rigetto comporta la conferma della confisca e la condanna della ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 640-bis c.p.

    Norma collegata al reato per il quale è stato condannato Addonizio; il giudice ha ritenuto che i beni sequestrati e confiscati fossero riconducibili all'attività oggettiva e soggettiva contestata al condannato.

  • art. 61, n. 7 c.p.

    Richiamato quale circostanza aggravante contestata nella sentenza che ha disposto la confisca; utilizzato nel quadro fattuale per giustificare l'ablazione dei beni.

  • art. 240 c.p.

    Richiamato come disciplina della confisca obbligatoria e dei suoi presupposti: la revoca è possibile solo se il terzo prova di essere proprietario o di avere un diritto autonomo sulla cosa confiscata.

  • art. 604-quater c.p.

    Norma invocata quale base per l'ablazione dei beni nella sentenza di applicazione della pena; la corte ha ritenuto riconducibili i beni al patrimonio del condannato.

  • art. 444 c.p.p.

    La condanna era stata resa con procedimento di definizione (patteggiamento o proscioglimento con patteggiamento ex art. 444), conferendo efficacia vincolante alla misura ablativa adottata nell'ambito del patteggiamento.

  • art. 234 c.p.p.

    Richiamato dalla difesa nella censura procedurale; il Tribunale l'ha valutato nell'ambito del corretto esercizio del potere motivazionale e dei limiti della revisione in sede di legittimità.

  • art. 322-ter c.p.

    Rilevato nella prospettazione difensiva; il giudice ha comunque escluso che la documentazione prodotta e le argomentazioni offerte dimostrassero l'indipendenza patrimoniale richiesta per revocare la confisca.

  • art. 111 Cost.

    Invocato dalla difesa per profili di garanzia e ragionevolezza del contraddittorio; la Corte ha ritenuto adempiuti i requisiti di motivazione e di valutazione delle prove richiesti dal principio di legalità processuale.

Massime di principio

  • La revoca della confisca a favore di un terzo richiede la prova chiara e documentata che il terzo sia il reale proprietario ovvero che vanti un diritto autonomo alla restituzione; mere spese successive (condominiali, utenze, imposte) non sono sufficienti.
  • La provenienza lecita della provvista utilizzata per l'acquisto deve essere dimostrata in modo concreto: indicare solo pagamenti successivi o generiche scritture non basta a scalfire la riferibilità dei beni al condannato.
  • Le ammissioni del condannato rese nel corso delle indagini hanno forte valore probatorio nella valutazione della riconducibilità dei beni e possono prevalere su spiegazioni difensive non adeguatamente documentate.
  • In sede di giudizio sull'esecuzione il potere di valutazione del giudice rimane discrezionale ma necessita di motivazione logica e coerente; l'eventuale possibilità di una diversa valutazione non configura automaticamente vizio di motivazione impugnabile in Cassazione.
  • Il terzo che intende opporsi a una misura ablativa deve fornire elementi concreti sui tempi, sulle modalità di acquisto, sull'origine dei fondi e sui redditi leciti utilizzati per il saldo, per superare la presunzione di riferibilità al condannato.

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