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Sentenza

Sentenza n. 1291/2026 - Bologna, Sezione 1

per l'annullamento - del provvedimento/la comunicazione di intervento di demolizione del 1° luglio 2021, notificata dal Comune di Pianoro ai ricorrenti in data 6 luglio 2021 a mezzo raccomandata A/R a firma del Responsabile Area VI Assetto del Territorio e Patrimonio dott.ssa Loredana Maniscalco (doc. 1); - della comunicazione del 17 maggio 2021 inviata a mezzo PEC all'avv. Bruno Bertucci a firma del Responsabile Area VI Assetto del Territorio, con cui l’Amministrazione riscontrava la richiesta di sanatoria “ex art. 14, comma 2, L.R. n. 23 del 21/10/2004, Protocollo nr. 7350/2021 del 16/04/2021” avanzata, a mezzo del suo procuratore, dagli odierni ricorrenti; - nonché avverso ogni altro atto presupposto, consequenziale e/o comunque connesso;

Giustizia amministrativa202100554

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Emilia-Romagna - Bologna, Sez. ISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: diniego di conversione della sanzione demolitoria in sanzione pecuniaria e avviso di esecuzione della demolizione di una tettoia abusiva

Esito

IMPROCEDIBILITA

Favorevole al resistente (comune)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Le ricorrenti impugnavano il diniego comunale del 17 maggio 2021, con cui era stata respinta la richiesta di applicazione dell’art. 14, comma 2, della legge regionale Emilia-Romagna n. 23 del 2004, nonché l’avviso del 6 luglio 2021 relativo all’esecuzione della demolizione di una tettoia in legno di circa 16 mq, realizzata senza titolo abilitativo. Deducevano, in particolare, l’assenza di un’adeguata istruttoria sulla possibilità di convertire la demolizione in sanzione pecuniaria, la mancata risposta a una precedente istanza di accesso documentale e l’omessa indicazione, nell’avviso di demolizione, dell’anno di esecuzione d’ufficio dell’intervento. Nel corso del giudizio, il 22 luglio 2021, la tettoia veniva demolita.

La decisione

Il TAR ha dichiarato il ricorso improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse. La demolizione della tettoia, intervenuta nelle more del giudizio, aveva fatto venir meno l’interesse delle ricorrenti alla decisione, poiché esse non avevano insistito per l’accoglimento del ricorso al fine di ottenere la ricostruzione della tettoia e non avevano proposto domanda risarcitoria per il pregiudizio subito. La carenza di interesse è stata inoltre formalmente dichiarata dal difensore delle ricorrenti e verbalizzata all’udienza del 9 giugno 2026. Le spese sono state compensate tra le parti, conformemente all’accordo processuale.

Norme richiamate

  • art. 14, comma 2, l.r. Emilia-Romagna n. 23/2004

    consente di tramutare la sanzione demolitoria in sanzione pecuniaria quando non sia possibile realizzare l’abbattimento della parte abusiva senza cagionare danni al resto dell’immobile

    La norma era invocata dalle ricorrenti per ottenere la conversione della demolizione in sanzione pecuniaria; il TAR non ne ha esaminato nel merito i presupposti, avendo dichiarato il ricorso improcedibile.

  • art. 35, comma 1, lett. c, c.p.a.

    Applicato quale fondamento processuale della declaratoria di improcedibilità per sopravvenuta carenza di interesse.

  • art. 85, comma 9, c.p.a.

    Richiamato nel provvedimento in relazione alla decisione assunta.

  • art. 87, comma 4-bis, c.p.a.

    Richiamato in relazione alla trattazione della causa nell’udienza straordinaria di smaltimento dell’arretrato.

Massime di principio

  • Il ricorso amministrativo diviene improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse quando, nelle more del giudizio, l’atto o l’attività contestata abbia prodotto effetti irreversibili e il ricorrente non mantenga un interesse concreto e attuale alla decisione, né chieda una diversa tutela, come la ricostruzione del bene o il risarcimento del danno.
  • La sopravvenuta demolizione dell’opera oggetto di una controversia edilizia non determina automaticamente la prosecuzione del giudizio: il ricorrente deve conservare un interesse attuale alla pronuncia, eventualmente attraverso una domanda di tutela ripristinatoria o risarcitoria.
  • La dichiarazione formale del difensore, resa in udienza e verbalizzata, circa il venir meno dell’interesse alla coltivazione del ricorso consente al giudice di definire il giudizio per improcedibilità senza esaminare i motivi di legittimità dedotti.

Come è indicizzato

MaterieAbusi edilizi e sanzioniAutotutelaAccesso documentaleEstinzione, perenzione e improcedibilità
RamiEdiliziaProcedimento amministrativoProcesso amministrativo
SottomaterieOrdinanza di demolizione
IstitutiSopravvenuta carenza di interesseEfficacia ed esecutorietàAutotutela decisoria

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