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Cassazione Penale, Ordinanza n. 11424/2025 del 20/03/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L'imputato ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte di appello che, pur rideterminando la pena, aveva confermato la condanna per tentato furto. Con il primo motivo ha dedotto la mancanza della condizione di procedibilità, sostenendo che la querela fosse stata presentata da un soggetto non legittimato, cioè la responsabile dell'esercizio commerciale. Con il secondo motivo ha contestato il mancato esonero della circostanza aggravante dell'esposizione alla pubblica fede, deducendo che nel luogo del fatto vi fosse una sorveglianza idonea a escludere l'aggravante.

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto entrambi i motivi manifestamente infondati. Ha affermato che, in materia di furto, la persona offesa non coincide solo con il proprietario o con il titolare di diritti reali o personali di godimento, ma anche con il soggetto che esercita un possesso o una detenzione qualificata del bene, sicché la responsabile dell'esercizio commerciale era legittimata a proporre querela. Quanto all'aggravante dell'esposizione alla pubblica fede, ha ribadito che essa è esclusa solo da una sorveglianza continuativa, costante e specificamente efficace a impedire la sottrazione della cosa, non essendo sufficiente un controllo saltuario o attenuato; nel caso concreto la Corte territoriale aveva accertato una sorveglianza attenuata. Il ricorso è stato quindi dichiarato inammissibile, con condanna del ricorrente alle spese processuali e al pagamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 625, comma primo, n. 7, c.p.

    esposizione alla pubblica fede

    L'aggravante è esclusa solo se nel luogo del fatto vi sia una sorveglianza continuativa, costante e specificamente efficace a impedire la sottrazione del bene; non basta un controllo saltuario, eventuale o attenuato.

  • art. 624 c.p.

    Il richiamo è implicito nella contestazione di tentato furto, quale delitto contro il patrimonio posto a base della decisione.

  • art. 56 c.p.

    Il fatto oggetto di conferma di condanna è qualificato come tentato furto, dunque come delitto tentato.

Massime di principio

  • Ai fini della legittimazione a proporre querela per furto, la persona offesa può coincidere anche con chi sia titolare di una detenzione o possesso qualificato del bene, senza necessità di un titolo dominicale o di poteri rappresentativi del proprietario.
  • Nel delitto di furto, la tutela penale si estende anche alla relazione di fatto con la cosa, sicché il possesso in senso fattuale integra una posizione protetta idonea a fondare la qualità di persona offesa.
  • La circostanza aggravante dell'esposizione della cosa alla pubblica fede non è esclusa dalla mera presenza di videosorveglianza o di un controllo non immediatamente efficace; occorre una vigilanza concreta, continuativa e idonea a impedire in modo attuale la sottrazione del bene.
  • La mera sorveglianza attenuata o occasionale non è sufficiente a neutralizzare l'aggravante dell'esposizione alla pubblica fede.
  • Quando i motivi di ricorso si risolvono nella mera reiterazione di censure già superate dalla giurisprudenza consolidata e prive di concreta incidenza sugli accertamenti di merito, il ricorso è suscettibile di dichiarazione di inammissibilità.

Come è indicizzato

MaterieFurtoImpugnazioni
RamiDelitti contro il patrimonioProcesso penale

Testo integrale

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